Ghali – Album: la recensione di GingerGeneration.it

di Alberto Muraro

La linea 56 del bus di Milano accompagna ogni giorno centinaia di persone dal Quartiere Adriano alla ben più centrale Piazzale Loreto, attraversando per tutta la sua lunghezza la difficile Via Padova, un melting pop di etnie e culture del quale i giornali sembrano ricordarsi solo quando ci scappa il morto. Se mai vi capitasse di salire a bordo potreste incrociare decine di ragazzini intenti ad ascoltare il nuovo genere di riferimento della cultura “delle periferie”, quella trap che adesso spopola anche su iTunes dopo aver fatto per mesi il bello e il cattivo tempo sulla Viral Chart di Spotify. Fra i maggiori rappresentanti del genere in Italia c’è anche Ghali, rapper tunisino naturalizzato italiano che con molti dei suoi fan condivide origini e storie, dall’amore ai rapporti con la famiglia passando per il disagio “urbano”.

Dopo diverso tempo passato nel sottobosco del rap italiano, Ghali Amdouni (questo il suo nome completo) pubblica finalmente il suo vero e proprio disco d’esordio, intitolato semplicemente “Album” (prodotto dal prodigio Charlie Charles) che per molti (noi compresi) è una vera e propria boccata di ossigeno in un panorama musicale (compreso quello dell’ormai abusatissima trap) sempre più fossilizzato e a tratti incoerente. L’artista, nato a Milano e cresciuto a Baggio, si trova infatti a dover rappare in un mondo in cui alla rima si sostituisce l’assonanza e i rapper si accusano a vicenda di essere venduti dimenticandosi che nei rispettivi dischi ci hanno messo almeno due o tre tormentoni.

Ghali è fatto di tutt’altra pasta. Il mix di radici si sente, eccome, ed è chiaramente influenzato dal rap francese, con il quale ha peraltro avuto a che fare di recente in occasione della sua collaborazione con il collega franco algerino Lacrim: la trap di Ghali è piuttosto cupa, misteriosa e sanguigna e più che essere ispirata dai cash e dallo stardom prende spunto dalle storie di vita quotiana che, appunto, potreste ascoltare dalle bocche dei giovanotti di periferia svaccati ogni santo giorno nelle panchine dei parchetti.

A livello di sonorità, Album di Ghali è un disco che prende idealmente ispirazione dal miglior Stromae: al suo interno troviamo infatti ritmi latineggianti (Vida), rap sporcato di pop (nel terzo orecchiabile singolo Happy days) e ovviamente la trap oscura e introspettiva tipica dei dischi d’Oltralpe (ne è un esempio la straordinaria Lacrime); i riferimenti al mondo francofono sono inoltre evidenti in brani come LIberté (che pare un pezzo dell’ultimo Maitre Gims riarrangiato) e nello xilofono africaneggiante di Ricchi Dentro, pezzo dove Ghali parla al padre carcerato e alla madre che per anni ha tenuto in piedi le sorti della nucleo familiare. A ulteriore dimostrazione del suo non essere un “trapper per forza” arrivano poi la dedica à la Drake di Milano e Habibi, dichiarazione d’amore a metà strada fra il sopra citato Paul Van Haver e il neomelodico arabo che potreste benissimo ascoltare dal vostro kebabbaro di fiducia.

Grazie al suo Album, Ghali ha rivoluzionato le regole del gioco, o quantomeno le ha messe in discussione: con la sua musica il rap diventa raptus e il suo flow si trasforma una Ninna Nanna funzionale a raccontare la vita di un ragazzo di strada qualunque, che mangia fieramente Pizza Kebab come metafora e sintesi del suo background culturale. Con questo progetto, Ghali si presenta come il più promettente rappresentante del “nuovo che avanza”, capace almeno in potenza di finire nelle cuffie dei suoi fan più o meno giovani (e/o spiantati) e quindi nelle classifiche mainstream in barba alle marchette e al motivetto facile. Inshallah.

 

Che cosa ne pensate di Album di Ghali?

 

Tracklist

Ninna Nanna

Ricchi dentro

Habibi

Lacrime

Happy Days

Milano

Ora d’aria

Pizza Kebab

Liberté

Boulevard

Vida

Oggi no

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