Maturità 2017, seconda prova: il testo e la traduzione della versione di Seneca “Il valore della filosofia”

di Alberto Muraro

Qual è stato l’autore di letteratura latina scelto dal Ministero dell’Istruzione per la Seconda Prova degli Esami di Maturità 2017 al liceo classico? La risposta è il temutissimo Seneca, da sempre uno degli scrittori più complessi da tradurre a causa della sua grande passione per le frasi subordinate.

La scelta del brano è ricaduta su Il valore della filosofia popolare, di cui trovate qui sotto testo e traduzione:

Testo

Non est philosophia populare artificium nec ostentationi paratum; non in verbis sed in rebus est. Nec in hoc adhibetur, ut cum aliqua oblectatione consumatur dies, ut dematur otio nausia: animum format et fabricat, vitam disponit, actiones regit, agenda et omittenda demonstrat, sedet ad gubernaculum et per ancipitia fluctuantium derigit cursum. Sine hac nemo intrepide potest vivere, nemo secure; innumerabilia accidunt singulis horis quae consilium exigant, quod ab hac petendum est. [4] Dicet aliquis, ‘quid mihi prodest philosophia, si fatum est? quid prodest, si deus rector est? quid prodest, si casus imperat? Nam et mutari certa non possunt et nihil praeparari potest adversus incerta, sed aut consilium meum occupavit deus decrevitque quid facerem, aut consilio meo nihil fortuna permittit.’ [5] Quidquid est ex his, Lucili, vel si omnia haec sunt, philosophandum est; sive nos inexorabili lege fata constringunt, sive arbiter deus universi cuncta disposuit, sive casus res humanas sine ordine impellit et iactat, philosophia nos tueri debet. Haec adhortabitur ut deo libenter pareamus, ut fortunae contumaciter; haec docebit ut deum sequaris, feras casum.

 

Traduzione

La filosofia non è un artificio popolare, né destinato all’ostentazione: non è nelle parole ma nelle cose, E non è utilizzata per questo, cioè perché il giorno si consumi con qualche distrazione, perchè si sottragga all’ozio e al fastidiio: forma e dà struttura all’animo, dispone la vita, regge le azioni, mostra ciò che si deve fare e ciò che si può trascurare, siede al timone e dirige il corso in mezzo alla variabilità delle cose che sono mobili. Senza questa nessuno può vivere intrepidamente, nessuno tranquillamente; in ogni momento si presentano innumerevoli circostanze che esigono una risoluzioe che bisogna chiedere a questa la filosofia. Qualcuno dirà: a che mi serve la filosia, se essite il fato? A che serve, se c’è un dio governatore? A che serve se domina il caso? I fatti e gli eventi prestabiliti non possono essere modificati, e niente può essere predisposto contro quelli incerti, ma, o un dio si è impadronito della decisione e ha deciso che cosa dovessi fare, o la sorte non concede nulla al mio giudizio. Qualunque cosa esista tra queste, caro Lucillo, bisogna filosofare, sia che la sorte ci vincoli con la sua legge inersorabile, sia che un dio, arbitro dell’universo, abbia disposto ogni cosa, sia che il caso metta in movimento e agiti senza ordine le vicende umane, la filosofia ci deve proteggere. Questa ci esorterà ad affrontare volentieri dio e con fierezza la sorte, questa insegnerà a seguire la volontà dio e a sopportare il caso.

Che ne pensate di questa versione di Seneca? L’avete trovata difficile o fattibile?

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