A poco più di due anni di distanza dall’inizio della loro “pausa” (le virgolette sono d’obbligo) possiamo dichiarare ufficialmente chiuso il cerchio degli One Direction. Con la pubblicazione di Strip that down, il primo singolo solista di Liam Payne, tutti i membri della celebre boy band si sono finalmente resi indipendenti, motivo per il quale è giunto il momento di tirare le somme sulle carriere attuali e future di cinque fra i più celebri artisti pop a livello mondiale.

La prima considerazione emerge spontanea: nessuno degli One Direction aveva la benchéminima intenzione di proseguire il percorso artistico costruito dal genio di Simon Cowell 7 anni fa ad X Factor Uk. Le dichiarazioni di intenti musicali di Niall Horan, Louis Tomlinson, Harry Styles, Liam Payne e soprattutto Zayn Malik non avrebbero potuto essere più chiare: all’interno dei 1D i ragazzi non erano sé stessi, quanto piuttosto delle mere marionette in mano ad un burattinaio con il testa soltanto il business. C’è fra di loro chi ha deciso di glissare sull’argomento e chi, al contrario, si è scagliato senza mezzi termini contro un sistema che crea, citando il discorso di Salvador Sobral alla finale di Eurovision. “musica da fast food”. In un caso o nell’altro, comunque sia, il loro candy pop è sparito per sempre, lasciando posto a tutt’altri suoni e parole.

Il primo a svincolarsi da determinati tipi di dinamiche è stato “il traditore” Zayn Malik, che dopo 5 anni passati nella band ha gettato fango su quella stessa musica “leggera” che era stato costretto ad interpretare. Nella mente del tenebroso Zayn, fin dagli esordi, non c’erano di certo i balletti e i capelli laccati del video di One Thing, quanto piuttosto belle ragazze, sesso, droga e un po’ di sano r&b. Il suo debutto discografico fuori dal gruppo, intitolato Mind of mine (qui la recensione di GingerGeneration.it) è stato senza ombra di dubbio uno dei progetti più interessanti del 2016 proprio in funzione della sua carica rivoluzionaria, e ciò vale non solo in riferimento agli One Direction ma alla stessa scena soul mondiale, che grazie a ZAYN sembra aver finalmente trovato una perfetta sintesi con l’indie-electro.

Chi ha provato seriamente a ridare lustro alla carriera degli One Direction dopo il casino generato da Zayn è stato Niall Horan. Il “tenerone” degli 1D se n’è infatti uscito lo scorso 29 settembre con un brano magnifico intitolato This Town, un ritorno alle atmosfere acustiche e vagamente folk presenti in alcuni dei brani contenuti nell’ultimo album degli One Direction, Made in the A.M. La sorpresa vera però il buon Niall ce l’ha riservata con il suo secondo inedito Slow Hands, una canzone che racconta, pur sempre con una certa delicatezza, una sessione di petting fra il cantante e la sua ragazza.

Il terzo in ordine di tempo ad aver tentato la carriera solista è Louis Tomlinson che per il suo debutto fuori dai 1D ha scelto la strada “facile” del ruolo da vocalist nel singolo house Just hold on con il dj Steve Aoki, servito principalmente per creare buzz sull’artista e distogliere l’attenzione mediatica sulla nascita del suo primo figlio Freddie Reign Tomlinson, avuto dalla fugace relazione con Brianna Jungwirth, un lieto evento che ha però ulteriormente sconvolto gli equilibri all’interno del gruppo. Il tentativo di Louis sembra essere stato fine a sé stesso, tanto è che vero che gli unici aggiornamenti riguardo all’artista  successivi al rilascio del brano ce li abbiamo avuti tramite qualche scatto, per di più senza grosse didascalie, pubblicato su Instagram.

Harry Styles è stato il membro degli One Direction che più ci ha stupiti: nonostante il primo album dell’ex collega Zayn sia stato una vera e propria boccata d’ossigeno per la musica internazionale, in pochi si sarebbero aspettati che l’hype creato sul suo progetto solista (“è un disco ispirato a David Bowie, i Beatles e gli Oasis” diceva) avrebbe trovato una realizzazione concreta nella realtà. Eppure il suo HARRY STYLES (qui la recensione di GingerGeneration.it)  è un disco intenso, emozionante, profondo e ragionato, che si butta alle spalle una volta per tutte decine di canzoni smielate e dal ritornello facile interpretate nel passato. Harry stesso, pronto a fare il suo debutto nel mondo del cinema con Dunkirk di Christopher Nolan, ha precisato che con questo progetto è finalmente riuscito ad esprimere la propria interiorità senza filtri e, soprattutto, senza alcuna pressione.

Dulcis in fundo (si fa per dire) è arrivato Liam Payne, che ha deciso per il suo primo singolo di intraprendere un percorso funzionale a schizzare in classifica negli Stati Uniti, piuttosto che nel Vecchio Continente: il suo primo inedito, Strip That Down, è una canzone dal sapore r&b in collaborazione con Quavo, membro della band rap Migos, che contrariamente ai brani di Zayn (incluso l’ultimo singolo Still got time) manca un po’ di personalità e suona come decine di altre canzoni dello stesso genere attualmente in circolazione. Piaccia o meno, in ogni caso, a colpire in particolare nel caso di Liam è la necessità (gli altri colleghi non ne hanno parlato esplicitamente nei loro pezzi) di sottolineare il senso di libertà una volta uscito dagli One Direction.

Il futuro degli One Direction sembra dunque fortemente legato ad un trend sempre più diffuso nella musica mondiale, che potremmo definire in breve come “crisi del pop mainstream“. La sensazione è che per vendere o per far parlare di sé non bastino più beat accattivanti o hook orecchiabili, quanto piuttosto colpi di scena, cambi di direzione artistica, negazione delle proprie origini e dell’ossessione per l’immediatezza a favore della propria interiorità. Gli esempi di questa nuova (apprezzatissima) moda sono stati innumerevoli negli ultimi mesi, dal country di Joanne di Lady Gaga al synth-folk di Malibu di Miley Cyrus passando per il campionamento dei Talking Heads nell’ultimo singolo di Selena Gomez.

La sfida della maturità, per gli One Direction, è appena iniziata: i 5 giovani ex sbarbatelli sono ora diventati uomini a cui non basta più gridare “I Love You” e che sentono piuttosto il bisogno di trattare le loro sensazioni e sentimenti con termini più diretti, per non dire espliciti,  Resta ora da capire se le affezionate directioner saranno disposte ad accettare il cambiamento, anche se le loro reazioni sui social network sembrano essere per il momento piuttosto positive: godiamoci dunque questa nuova interessante fase della loro carriera, che tanto per pensare ad una reunion ci sarà sempre tempo. I Take That insegnano.

Che cosa ne pensate dei 5 singoli di lancio delle carriere soliste degli One Direction? Qual è il vostro preferito?