Harry Styles – HARRY STYLES: la recensione di GingerGeneration.it!

di Alberto Muraro
harry styles

Vediamo di prenderci poco in giro: quando Harry Styles degli One Direction, parlando del suo disco di debutto, aveva rivelato di aver preso ispirazione dal meglio dei Beatles e di David Bowie ci era un pochino venuto da ridere. È in effetti abitudine piuttosto consolidata da parte dei grandi artisti quella di presentare i rispettivi album con magniloquenza, salvo poi ritrovarci con progetti fra lo scadente e il cheap: non che fossimo partiti con dei pregiudizi nei confronti di Harry, sia ben chiaro, ma il passaggio dal pop mainstream per eccellenza alla sua totale negazione ci sembrava un tantino esagerato.

Eppure, sembra che la scuola One Direction abbia forgiato i suoi 5 ragazzi con una sorta di legge del contrappasso: tanto più avevano usato rime baciate e parole smielate nel loro progetto di gruppo, tante meno sviolinate troveremo una volta che si saranno finalmente resi indipendenti dall’etichetta, dal cliché, da quelle catene che per troppo tempo hanno inibito la loro creatività. Il primo esempio, clamoroso, in questo senso è stato quello di ZAYN che con il suo Mind of Mine (qui la nostra recensione) si è dato anima e corpo (con una predilezione per il secondo) a quel soul e r&b spruzzato di sperimentazioni ed electro che evidentemente si portava dentro da una vita. In un secondo momento sono arrivati la pop folk di Niall Horan (che nel suo ultimo singolo parla di petting), l’house poco riuscita di Louis Tomlinson e fra qualche giorno l’urban di Liam Payne. Fra gli (ex?) One Direction quello che sembra maggiormente brillare di luce propria è appunto Harry, poiché è stato capace di lasciarci letteralmente senza parole.

Le 10 tracce che compongono l’esordio solista dell’interprete di Redditch sono la dimostrazione di un salto di qualità artistico che è già realtà, non soltanto potenza. Ciò che stupisce maggiormente in questo disco sono le atmosfere che Styles è riuscito a creare insieme al suo team di produttori, svestendo una volta per tutte i panni del teen idol e indossando quelli dell’interprete navigato, che canta di amore, vita e relazioni senza più il filtro del sole-cuore-amore, quanto piuttosto con quello della morfina (Meet me in the Hallway) o di due lingue che si intrecciano con freddezza e senza passione (Two Ghosts). Un bel passo avanti, decisamente, senza contare che il singolo di lancio Sign of the times, giusto per fare un altro esempio, è dedicato alle ultime parole di una madre morente al figlio appena venuto al mondo. Tutt’altra storia rispetto a canzoni come What makes you beautiful.

Mai e poi mai, per di più, avremmo pensato che dalla mente dell’ex fantoccio di Simon Cowell sarebbero potuti uscire il rock à la Rolling Stones di Only Angels, il groove di Carolina o ancora il pop spruzzato di country-folk di Ever Since New York (secondo alcuni dedicato a Taylor Swift). La vera ciliegina su questa deliziosa torta british è però From the dining table, brano incentrato su una relazione allo sfascio dove il languore della voce di Harry pare lo stesso di Justin Vernon dei Bon Iver dopo un inverno passato a scrivere in una casetta isolata nei boschi.

Harry Styles ha dunque preso con questo disco il meglio della straordinaria tradizione pop-olare del suo paese d’origine adattandola alle necessità di un giovane uomo che nelle tasche avrà ormai fatto spazio ai preservativi dopo aver buttato i leccalecca. La sua strada verso la maturità è dunque appena cominciata, ma ci sembra di capire che sia già in discesa. Hai in mano l’album dell’anno, caro Harry, smettila di piangere, è un segno dei tempi.

 

Qui sotto trovate la tracklist di HARRY STYLES di Harry Styles, cliccando su ogni titolo potete leggere testo e traduzione del relativo pezzo. Che ne pensate di questo album?

harry styles

 

Tracklist

Meet Me in the Hallway
Sign of the Times
Carolina
Two Ghosts
Sweet Creature
Only Angel
Kiwi
Ever Since New York
Woman
From the Dining Table

Articoli Correlati