Piercing ai denti: un modo indolore per illuminare il sorriso!

di Alice Ziveri

L’arte di modificare e decorare il proprio corpo è una tradizione antica. Al giorno d’oggi è diventato qualcosa di abbastanza diffuso, un modo per personalizzare il proprio corpo, renderlo unico. Con la differenza che, oltre ad essere più doloroso di un taglio di capelli, richiede anche norme igienico-sanitarie precise e scrupolose.
Ma ecco un tipo di piercing per cui non bisogna preoccuparsi del dolore: il dental piercing.

Tecniche e durata

Il termine piercing in realtà è retorico, perché non c’è nessuna perforazione.
Il dental piercing prevede il posizionamento, tramite materiali correntemente utilizzati in odontoiatria, di brillantini o piccoli gioielli sui denti, senza alterarne la struttura.
La durata è variabile:
Quello temporaneo, che può restare da 2-3 giorni a qualche settimana, viene incollato superficialmente, tramite un’apposita colla che non rovina lo smalto.
Quello semipermanente dura qualche mese, e viene applicato con cementi odontoiatrici.
Quello permanente richiede un’attrezzatura professionale. Vengono usati materiali compositi, gli stessi impiegati per le otturazioni estetiche, che possono essere autoindurenti o indotti ad indurimento tramite specifiche lampade UV. Non richiede alcuna forazione, ma un trattamente superficiale detto mordenzatura: in sostanza serve a creare delle zone di aggancio sul dente, mediante un apposito acido.

Le decorazioni più diffuso sono piccoli diamanti o Swarovski, gioielli in oro con o senza pietre preziose incastonate, oppure piccoli oggetti in oro appositamente studiati.
Immaginate il punti luce scintillante quando sorridete: sicuramente sfizioso e divertente!

Immagini: Flickr

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