Myth: La Leggenda di Frozen, recensione del corto in arrivo su Disney+

di Federica Marcucci
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Myth: La Leggenda di Frozen è un corto sperimentale in VR che arriverà in versione streaming su Disney+ a partire dal 26. Un viaggio tra colori e musica che riporta nell’amatissimo universo del classico Disney.

Noi di GingerGeneration abbiamo avuto il privilegio di vederlo in anteprima e di assistere alla presentazione con Nicholas Russell (produttore), Jeff Gibson (regista) e Brittney Lee (character design).

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Che cos’è Myth?

Myth: La Leggenda di Frozen è un progetto che vuole essere legato al franchise di Frozen, alle sue atmosfere e ai suoi simboli, ma allo stesso tempo è anche qualcosa di altro. Nato come cortometraggio in VR (realtà virtuale), Myth voleva infatti riportare sullo schermo le leggende di Arendelle come un vero e proprio libro di fiabe.

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La lavorazione del corto

Non è un caso che lo stesso regista, Jeff Gibson, si sia ispirato alla dimensione delle storie della buonanotte che gli venivano raccontate da bambino e che rappresentano la stessa cornice narrativa di Myth.

Amo le favole della buonanotte; quando vai a dormire ei tuoi genitori ti raccontano una storia, la tua mente vaga.
C’è questa storia che mio padre mi raccontava crescendo. Erano gli anni ’60 dell’Ottocento, la mia famiglia viveva a circa un giorno di viaggio da Kansas City, Missouri; era ancora nel selvaggio West e lavoravano in una fattoria.
E in quel momento, se vedevi due a cavallo, o due persone in generale, in lontananza venire verso di te, eri titubante tipo “sono buoni o cattivi?”. Tuttavia, c’erano persone che sarebbero passate, si sarebbero fermate per l’acqua e avrebbero continuato.

E infatti il cuore stesso del corto è stato pensato visivamente come un libro pop up, dove le immagini saltano fuori vicino al lettore. Brittney Lee, il cui stile si ispira moltissimo al paper cut, ha creato quindi per Myth dei concept che ricordassero questo effetto e che allo stesso tempo affondassero le radici nella tradizione Disney.

Se guardate da vicino la vegetazione è chiara l’ispirazione a La bella addormentata nel bosco e ai concept di Mary Blair, famosa artista Disney di quegli anni.

Particolare attenzione è stata data anche alla palette di colori, che riprende quella di Frozen e Frozen 2, ma che viene sviluppata qui in modo diverso: puntando di più sulla brillantezza dei colori.

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Immagini, musica e VR

Interessante il fatto che Myth voglia anche ricollegarsi all’eredità di Fantasia e alla tradizione disneyana che combina immagine e sonoro. A nostro avviso però la musica composta da Joseph Trapanese non riesce a entrare nelle orecchie e nel cuore delle immagini. Sì, è un bel commento sonoro: ma non è potente e non contribuisce a rendere più potenti le immagini.

Secondo noi perché nonostante l’idea alla base del corto sia interessantissima, è come se il concept originario Myth si perdesse in parte dietro la scelta di realizzare un film con la VR. Qualcosa di cui è impossibile usufruire senza dispositivi adeguati. Quello che noi abbiamo visto e che vedrete anche voi è una sorta di riadattamento per lo streaming, in cui ovviamente viene per forza di cose meno l’effetto di una visione a 360 gradi.

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Peccato perché in questo modo si perde tutta l’idea del concept “libro di fiabe pop up” rendendo il tutto un rendering in 3D che conserva in minima parte la bellezza dei disegni preparatori.

La domanda sorge dunque spontanea: ok l’innovazione, la voglia di sperimentare, ma la VR era davvero la tecnica giusta per raccontare questa storia?

Forse la sfida più complessa sarebbe quella di puntare su una tecnica che permetta sì di innovare l’animazione ma che, allo stesso tempo, possa essere accessibile a tutti. Chissà… staremo a vedere.

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