Il cacciatore di aquiloni

di Elena Guzzella

Se non lo avete mai letto non potete rinunciare ad uno dei libri più belli del secolo, Il Cacciatore di Aquiloni.

A fare da teatro a tutte queste emozioni sono Kabul e l’Afghanistan. Si assiste così a trent’anni di storia nella quale avviene la lenta distruzione di una cultura millenaria messa in atto prima dall’invasione russa e poi dal regime talebano.

È con gli occhi di due bambini, Amir e Assan, che Hosseini ci permette di tornare indietro nel tempo e vedere come era questo paese negli anni ’70. Assistiamo così alle corse nei prati, alla città ricca di spezie e aromi, alle piccole e grandi vittorie così come alle piccole e grandi sconfitte, ma soprattutto, assistiamo a quello che di sicuro è il momento dell’anno preferito da tutti i bambini di Kabul: il torneo di combattimenti con gli aquiloni.

Una giornata attesa e preparata con ansia. Una giornata dove tutti i detentori di un aquilone si riversano per la strada e danno inizio alla battaglia. A sera in cielo volerà un solo aquilone, l’aquilone del vincitore. E per tutto il giorno, mentre gli aquiloni sconfitti cadono lentamente verso la città, i bambini daranno loro la caccia per le stradine tortuose e i grandi spazi aperti in attesa che cada l’ultimo sconfitto, la preda più ambita.

È un giorno speciale, un giorno che per Amir può significare il coronamento del suo più grande sogno. Raggiungere finalmente il cuore del padre, ricevere la sua stima e sentirlo orgoglioso di lui. Per Assan invece quel giorno rappresenta la possibilità di aiutare il suo amico ad ottenere quello che desidera. Sicuro della vittoria di Amir, Assan si prepara a cacciare l’ultimo aquilone sconfitto in suo onore; non è forse, come dicono tutti, il migliore cacciatore di aquiloni di Kabul? Ma quella sera qualcosa cambia completamente le vite dei giovani ragazzi. Qualcosa destinato a dividere le loro strade. Amir compie una colpa terribile. Una colpa che smorzerà i sorrisi di Assan.

Venticinque anni dopo, ormai scrittore di successo, sposato e residente negli Stati Uniti, Amir viene risucchiato nelle ombre del passato da una telefonata. Deve tornare a Kabul. Deve affrontare i fantasmi che da quel giorno lo tormentano. Il viaggio che intraprende è un viaggio interiore dove si scontrano paure e rimorsi, ma anche un disperato desiderio di espiazione. Un viaggio che lo catapulta in una città, in un paese che non riconosce più, dove i suoni, gli odori, i ricordi non trovano riscontri. Un paese distrutto da un quarto di secolo di guerre e sofferenze.

Per le strade dell’amata Kabul e dell’Afghanistan Amir ripercorrerà le vicende del proprio passato fino a dover affrontare il rimorso più cocente che lo porterà a compiere una scelta difficile ma anche l’unica che possa finalmente rendere pace al suo animo tormentato da una colpa che per tutti quegli anni ha portato dentro sé in solitudine e che lo ha intrappolato nel dolore.

Hosseini ha la capacità di mettere il lettore a confronto con le paure, le debolezze, il rimorso e il pentimento che muovono il protagonista in un turbine di emozioni, fino a catapultarlo nuovamente nella caccia agli aquiloni, una caccia che questa volta ha uno scopo più alto e profondo. Dal viaggio intrapreso attraverso il passato e un paese sconvolto dalla guerra Amir apprende il coraggio, la forza di cancellare antichi demoni e uccidere un ricordo doloroso… “per te questo e altro”.

Un brano tratto dal libro:

Sono diventato la persona che sono oggi all’età di dodici anni, in una gelida giornata invernale del 1975. Ricordo il momento preciso: ero accovacciato dietro un muro di argilla mezzo diroccato e sbirciavo di nascosto nel vicolo lungo il torrente ghiacciato. È stato tanto tempo fa. Ma non è vero, come dicono molti, che si può seppellire il passato. Sono ventisei anni che sbircio di nascosto in quel vicolo deserto. Oggi me ne rendo conto. […]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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