ZAYN – Icarus Falls: la recensione di GingerGeneration.it

di Alberto Muraro
ZAYN

Sembra passata un’eternità da quanto ZAYN ha lasciato gli One Direction e ha pubblicato il suo primo disco solista, Mind of Mine. Eppure sono passati in tutto tre anni appena, un nonnulla se consideriamo le tempistiche del mercato discografico internazionale. Probabilmente, l’attesa che ci ha portato al suo secondo, attesissimo disco Icarus Falls, ci è sembrata meno pesante da sopportare perché il buon Zayn non è certo rimasto con le mani in mano e ci ha al contrario intrattenuto con un singolo dopo l’altro.

Zayn è cambiato, e pure parecchio, nel corso del tempo. Tralasciando il pop duro e puro degli One Direction, dal quale si è subito voluto smarcare, l’artista ha infatti intrapreso un nuovo percorso anche con questo secondo progetto discografico, che suona distante dal precedente e dai due singoli che l’hanno anticipato (senza esserne inclusi), Still got time e Dusk till Dawn.

L’album, ben 27 pezzi totali, suona più come la playlist di un artista che ha tanto da raccontare in musica e che ha voglia di esprimersi con il suo R&b delicato ma soprattutto molto originale. Icarus Falls è infatti un disco molto più soul del precedente, un piccolo capolavoro che era fortemente influenzato dalla sperimentazione elettronica.

In Icarus Falls c’è tutta l’essenza di Zayn e la sua grande capacità di raccontare sé stesso senza filtri, anche quando la melodia sembra presentarci un cantante spensierato.

Icarus Falls pecca però di eccessiva lunghezza. Ecco perché, anche dopo più di qualche ascolto, ci viene difficile poter dare un giudizio davvero esaustivo su ogni singolo pezzo. Qualche canzone, con la sua immediatezza, rimane impressa fin da subito (è il caso di Natural, Good Years, There You Are o Talk to me), altre invece peccano un pochino di superficialità (il testo di “Let me” è, va detto, non è particolarmente profondo) o di originalità (il beat di No Candle No Light per esempio ricorda tantissimo alcuni pezzi come Where Are Ü Now di Skrillex e Diplo).

Quello che ci rimane, dunque, di Icarus Falls, è una ricca rappresentazione dell’impasto vocale, particolarissimo, di Zayn e il suo approccio musicale all’amore e soprattutto al sesso, ma anche ai tormenti personali, presentati con una delicatezza solo apparente. Certo, Zayn lo conosciamo proprio bene e non sarebbero di sicuro serviti 27 brani per ribadire certi concetti. Less is more, si dice in questi casi.

Che cosa ne pensate di Icarus Falls di Zayn?

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