Dumbo di Tim Burton: “il mio film Disney sulla famiglia”

di Federica Marcucci

“Anche se Dumbo è ambientato in un circo, io i circhi non li ho mai amati; i clown mi facevano paura e mi sentivo a disagio nel vedere gli animali fare certe cose.” Queste le parole di Tim Burton che ieri, a Roma, ha incontrato i giornalisti per parlare del suo nuovo film, remake in live action del classico Disney del 1941.

Istrionico e salterino, Tim Burton più che il regista che tutti conoscono sembra egli stesso una delle creature che popolano il suo cinema, da sempre fatto di personaggi messi all’angolo dalla società. In questo senso proprio lui non esita a dire che il “classico Disney è uno di quelli che mi colpisce di più. Poterlo rileggerle per me non è stato fare soltanto un remake, ma riprendere alcune tematiche e approfondirle.”

Come vedremo, in questa nuova versione di Dumbo gli animali non parlano ma sono affiancati da personaggi umani, la cui storia si intreccia a quella dell’elefantino. Gli occhi da cucciolo del piccolo pachiderma diventano perciò uno specchio attraverso cui guardare una storia che parla di tanto altro.

Queste le parole del regista:

“La vicenda umana parallela a quella dell’elefantino porta con sé tutti i temi tipici della storia originale: dalla perdita, al fatto che possano esistere diverse forme di famiglia. Per questo motivo per me è stato importante avere sul set attori con cui avevo già lavorato: il circo è come una famiglia. Una forma d’arte che imita la vita.

Nonostante il film parta dalla sceneggiatura del classico originale, sono state necessarie alcune aggiunte. Dumbo del 1941 è un film figlio del suo tempo che, oltretutto, dura “solo” 60 minuti; una lunghezza un po’ esigua per gli standard attuali. Per questo motivo alcune sequenze sono state eliminate (basti pensare ai corvi, da sempre considerati una raffigurazione razzista da parte degli afroamericani) o riviste, come quella celebre degli elefanti rosa.

Abbiamo modificato la celebre sequenza degli elefanti rosa affinché restasse lo spirito onirico originale, ma in un contesto diverso. Qui non è più un incubo, ma una parte integrante dello show.

Nonostante si sia trovato a lavorare su un soggetto preesistente Tim Burton, che si dice soddisfatto dei rapporti intrattenuti con la Disney, ha saputo raccontare una storia che parla di come rendere un difetto qualcosa di prezioso. Dumbo diventa perciò parte di un immaginario di outsider burtoniani, da Beetlejuice a Edward Mani di Forbice… non vi resta che andare al cinema il 28 marzo per scoprire il resto.

Pensate di andare a vedere Dumbo al cinema?

 

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