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Demi Lovato a Much Music: “Ero stanca di combattere, non volevo più vivere così”

scritto da Alice Ziveri

Demi Lovato, intervistata da Much Music, dimostra ancora una volta grande coraggio e si mette a nudo.
Racconta della sua esperienza, della sua dura battaglia contro disordini alimentari, autolesionismo e disturbo bipolare; la sua storia, i suoi sentimenti, l’importanza che ha ora per lei parlarne e testimoniare.
Penso di avere iniziato a sentire tutta questa pressione a 15 anni. Quando ho cominciato a diventare famosa. Ed ero io che mi mettevo pressione” spiega Demi, “difficile non farlo quando a 15 anni hai paparazzi che ti seguono ovunque”.
Ci tiene a sottolineare che era qualcosa che veniva soltanto da sè stessa, ma certamente essere sotto i riflettori non aiuta. All’inizio andava a cercarsi tutti i giornali dove veniva pubblicata, perchè l’entusiasmo delle prime volte la spingeva a voler leggere cosa si dicesse di lei; la carta stampata non le dava grandi problemi, erano più i commenti su internet.
“Una delle prime cose che ricordo di avere letto era “Non è abbastanza bella per recitare di fronte ad uno dei Jonas Brothers“. Mi ha ferito, perchè ho iniziato a crederci. Ho iniziato a paragonarmi a tutte le altre giovani attrici”.
E tutti quei commenti negativi la riportavano indietro agli anni in cui veniva presa di mira dai bulletti della scuola: inevitabilmente, è un’esperienza che ti rende più sensibile. Poi, un giorno, venne pubblicata un foto nella quale erano evidenti le sue cicatrici sui polsi: ora tutti lo sapevano. “Quando ero stressata, impanicata, nervosa e non sapevo cosa fare, mi sfogavo così” racconta, “Pensavo che la gente avrebbe pensato che fossi pazza. Perchè l’autolesionismo è come un tabù. Nessuno ne parla, penso perchè è una cosa fisica: vedi fisicamente la sofferenza di una persona. La gente si spaventa, non sa come comportarsi”.
Ma la storia pian piano sembra venire dimenticata: lei tira un sospiro di sollievo, può continuare a farlo. Ma è arrabbiata perchè non potrà più farlo sulle braccia. “E’ triste. Ma è quello che ho pensato”.
A quel punto, però, il disagio è evidente: la famiglia di Demi le fa capire che deve curarsi. “Ero così stanca di combattere, che ho detto: va beh, fate come vi pare. Solo durante la terapia, però, mi sono resa conto che avevo davvero un problema. Quando non riuscivo neanche a mangiare 3 pasti al giorno senza crollare, piangere e dare di testa, farmi prendere da un attacco di panico. Ho capito che non volevo più vivere così”.
E’ quello il prima punto di svolta: comprendere e accettare che c’è qualcosa che non va. Disturbo bipolare, anoressia, autolesionismo, depressione e disturbi da stress post-traumatico: questa la sua diagnosi. Demi racconta come la vita di una star adolescente che vive a Hollywood possa fare perdere di vista la retta via: in una città che non ti dice mai di no, è difficile non farsi catturare dalle tentazioni. Giri di amicizie poco oneste non aiutano.
La diagnosi all’inizio la lascia scettica: chi sono questi per dirmi che ho problemi? Poi capisce che potrebbe avere senso. Infine, si sente sollevata di scoprire che c’era un motivo dietro a tutto quel disagio emotivo. Ora vuole parlarne: perchè sa quanto sarebbe stato importante per lei avere qualcuno da ascoltare, qualcuno che l’avesse vissuto e che le dicesse “si sistemerà tutto”.
“Non la vedo come una responsabilità… più come un dono. Prima pensavo che essere un punto di riferimento fosse una rottura. Mi dicevo, non è giusto, io ho firmato per fare la cantante, non per essere un modello. Non voglio essere un modello” dice “Adesso sono grata di poterlo essere”. Mamme, ragazze e ragazzi che le portano le loro storie e le dicono come li ha aiutati: questo è ciò che la rende grata di poter essere un esempio.
“Avrei potuto continuare a correre anche 7 miglia al giorno senza mangiare niente. E così facendo, mantenere il corpo che avevo. Ma non farò più questo a me stessa… perchè adesso mi voglio bene”.
Brava, Demi.

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