Sanremo Young: recensione al talentshow di Antonella Clerici

di Claudia Lisa Moeller

Sanremo Young in onda ogni venerdì sera in prima serata su RAI 1.

Partiamo con una nota linguistica. Lo show vuole strizzare l’occhio al mondo anglosassone. Così ecco il titolo Sanremo Young. Non si capisce perché il titolo sia sgrammaticato. Semmai “young” andrebbe prima (come la serie di Sorrentino si intitola The young Pope) e cosa vorrebbe dire in caso “Sanremo giovane”? Ma rimane stupenda Antonella Clerici che dimostra che magari sarebbe più utile un talent sulla lingua inglese.

Chiama i suoi giovane concorrenti “young”. Non “youngsters”, “young fellows”, “kids”, no. Usa un aggettivo e solo aggettivo come nome. Temo che il logo scelto per la trasmissione fosse giustissimo. Il simbolo dello show è una grande Y che si legge in inglese come il pronome interrogativo WHY, perché. Sì, il titolo del programma avrebbe dovuto essere Sanremo Perché. Una grande analisi del perché già ci sorbiamo Sanremo come croce e delizia, ma poi facciamo anche lo spin-off sgrammaticato inglese.

L’idea di base sarebbe di unire il palco dell’Ariston ai talent show. I giovani concorrenti salgano sul palco e si esibiscono come in altri show in onda da anni sui nostri schermi. Questa mossa dovrebbe svecchiare il Festival, anche se non si capisce come e quale sia il collegamento (a parte il palco) con Sanremo. I giovanissimi, ovviamente, raccontano che tutti seguono Sanremo da sempre e che sognano di salire sul palco dell’Ariston.

Arriviamo alla giuria. 10 giurati: si spazia da Iva Zanicchi a Elisabetta Canalis. Ormai non si nega la giuria a nessuno e se devi riempire dieci posti diventa difficile trovare dieci nomi. Meno male che Bonolis (già chiamato a nemmeno la prima puntata a dar manforte) fa notare che in uno show per giovani le facce non sono proprio fresche. Questa è forse la novità più interessante e spaventosa per certi versi. La TV italiana ha sempre permesso ai più piccoli di far parte della tv con ritrosia. Ha sempre cercato di evitare la sovraesposizione mediatica dei più piccoli.

Anche i pochi talent musical con protagonisti dei minori (“Io Canto” e “Ti lascio una canzone”) non erano impostati come competizioni, ma più come saggi di musica da scolaresca e senza eliminazioni. Il meccanismo, però, si inceppa tanto più perché i giurati spesso non sono cattivi e cercano di evitare di criticare i giovanissimi cantanti. Così alla fine anche le esibizione più scarse hanno voti altissimi e non si capisce chi dovrebbe finire fuori e soprattutto perché. I giovani tirati in ballo si limitano a dire sempre “grazie” e non sanno argomentare o ribattere un bel niente.

Dopo un quarto d’ora incomincia lo show. Sanremo Young è un talent. Perché di cantanti bambini avevamo proprio bisogno in televisione. Ma un talent su qualcos’altro? Comunque i giovani, o young per Antonella, si esibiscono con cover di famosi brani italiani. Sarà Bonolis a far notare che la giuria si rivela scarsa dal punto di vista scenico: niente liti, appunti tiepidi, commenti generici.

La classifica del gioco è composta dal voto della giuria, dal parere dell’orchestra, il miglior concorrente deciso dai concorrenti. Gli ultimi quattro concorrenti sono a rischio di eliminazione. Lì interviene l’ospite Paolo Bonolis in qualità di “showdown”, questa volta è un verbo usato come nome. Showdown, mostrare giù (termine del poker), qui è usato per indicare la scelta dell’ospite di salvare uno o più concorrenti a rischio di eliminazione.

Fa cadere le braccia, e dà un po’ di speranza sulle prospettive lavorative ed ambizioni dei giovani, che i concorrenti non sono proprio inesperti. Per esempio, la concorrente Luna ha già partecipato in Germania a “The Voice of Germany – Kids” nel 2015. Meno male che il giovane cantante che si vanta della sua diretta Instagram da 600 followers viene asfaltato dal commento ingenuamente veritiero della conduttrice: “Con 600 spettatori chiuderemmo…”. Mi interrogo, però, sul  perché “relazionarci” sia una parolaccia per uno dei concorrenti che si chiede se può usare questo vocabolo in diretta tv. Dopo l’inglese incerto degli “anziani scopriamo che i giovani italiani sono incerti sull’italiano. Benissimo.

La sensazione di questo realityshow è che non tanto propone ingenui giovanotti e bambini che si dilettano col canto e sperano nel futuro di vivere della loro passione, per molti la sensazione da casa è che sono giovanotti molti convinti che basta una diretta social per essere una star. Se proprio ha senso fare un talentshow con dei ragazzi, magari potrebbe aver senso insegnare loro che il successo viene dal duro lavoro.

L’ospite internazionale Richard Gere appare e scompare senza aver nessun collegamento con i giovani concorrenti.

Voto? 4: i bambini dovrebbero stare a casa e non fare televisione. L’idea di freschezza e innovazione, tra giurati e concorrenti più o meno già professionisti, si perde ben presto e ti chiedi se davvero avevamo bisogno di questo talent. La cosa più triste è che viene il sospetto che i giovani siano così presuntuosi perché questo è quello che il pubblico più anziano da casa si aspetta di vedere.

I giovani, se arrivano in tv, sono quelli che si esprimono male, vivono sui social e se la credono. Per fortuna non sono così i millenials. Ma cosa dovevamo aspettarci,d’altronde, da un programma che per sigla usa una canzone di Jovanotti?

E tu cosa ne pensi di Sanremo Young?

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