Pietro Taricone: quando la tragedia fa audience

di Francesca Parravicini

Il 28 giugno Pietro Taricone, concorrente del primo Grande Fratello e attore di discreto successo da diversi anni, durante un lancio con il paracadute, sport estremo di cui era appassionato, è morto. La tragedia è avvenuta mentre partecipava al corso chiamato "Vela" per la sicurezza in volo, riservato ai più esperti. Dopo un lancio eseguito senza alcuna complicazione, ad un secondo tentativo ha aperto regolarmente il paracadute a 1.200 metri dal suolo ma ha ritardato la manovra di frenata, che doveva eseguire a 50 metri, schiantandosi a terra a forte velocità. A niente è valso l’intervento dei medici dell’ospedale Santa Maria di Terni, che l’hanno operato per 9 ore, cercando di fermare le emorragie e curare le fratture: Pietro non c’è la fatta ed è morto poco dopo le 02.30 del 29 giugno. Lascia la moglie Kasia Smutniak, attrice conosciuta su set di Radio West e la figlia di 6 anni Sophie. La morte dovrebbe essere sovrastata dal silenzio. Il silenzio delle persone care, che soffrono una perdita e non vorrebbero sentire nient’altro. Eppure, soprattutto quando si parla di personaggi famosi (ma anche no), la confusione e il rumore regnano sovrani.

Pecunia non olet

Non sono mancati i soliti volponi che hanno usato l’evento per racimolare un po’ di soldi ed ottenere successo. Non si contano i vari speciali televisivi, veri e propri coacervi di ipocrisia, in cui critici televisivi, esperti e espertucoli di varia natura, tessono le lodi del morto, anche se magari lo disprezzavano quando era in vita. Non manca la faccia finto-impietosita del conduttore e i vari ospiti, che conoscevano il povero ragazzo, ovviamente addolorati, ripresi mentre piangono. Ovviamente tutto a furor di popolo. Perché è risaputo che il pianto, il dramma, la tragedia, fanno alzare lo share, aiutano a vendere i giornali, danno visibilità. La rappresentazione macroscopica dei sentimenti fa facilmente breccia in un pubblico ingenuo (una larga fetta), che ricerca emozioni elementari e immediate, tralasciando lo spirito critico, sempre meno presente nell’occhio dello spettatore. E ovviamente chi muove i fili ci marcia su queste cose. Vogliamo parlare ad esempio di Micheal Jackson? Dopo la sua morte sono sbucati ovunque cd, dvd, gadget vari riguardanti il cantante, ovviamente andati via come il pane. Ma è sempre così. Piangere paga. Eppure nessuno piange per le numerose morti bianche che ogni giorno, silenziosamente, si consumano, cadono senza far rumore.

 

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