Pechino 2008: un’Olimpiade colorata di rosa…

di admin

Chi l’avrebbe mai detto? Ogni volta che cominciamo un Mondiale (specialmente di calcio), un’ Olimpiade o qualsivoglia altro torneo, questa Nostra Italia sembra crederci poco o nulla. Invece poi cominciamo a inorgoglirci, ci interessiamo di questa o quell’altra disciplina e diventiamo quasi per caso esperti anche di scherma, judo e tiro al piattello. Quanto siamo strano noi italiani, vero?
Anche per questa Pechino 2008, che, solo per la cappa di umido che la ricopre, ci sembra quasi di svenire al pensiero, è successa la stessa cosa: scettici all’inizio ma gasati al massimo appena vediamo che il nostro medagliere sale e cresce ogni giorno di più. Personalmente mi sento particolarmente contenta: queste medaglie, infatti, sono tinte del mio colore preferito, il rosa, un colore che per me è pieno di significati ancora riconducibili a quella femminilità antica e tradizionalista che contraddistingue l’altra metà del cielo, noi donne.

Queste medaglie (oro, argento o bronzo non conta) sono state vinte da donne coraggiose, decise e piene di forza di volontà, regine incontrastate di questi Giochi così lontani fisicamente ma tanto vicino a noi nel cuore e nel colore della nostra bandiera tricolore.
La prime principesse che ci hanno regalato l’emozione di vederle salire sul podio per assistere alla loro incoronazione sono state Valentina Vezzali e Margherita Granbassi, fiorettiste d’eccezione, così diverse caratterialmente ma tanto simili per bravura e determinazione.

La prima, giovane mamma partita dall’Italia con la promessa di portare la medaglia d’oro al suo bambino di tre anni, è entrata nella leggenda (32 medaglie olimpiche e 61 vittorie in Coppa del Mondo n.d.r.) e finalmente, alle prossime Olimpiadi del 2012, potrà realizzare il suo sogno e fare da portabandiera!
La seconda, giovane triestina di 29 anni, arrivata a questi Giochi addirittura con un agente che si occupa della sua immagine, ha battuto in un’emozionante duello la compagna e veterana Giovanna Trillini, sconfiggendola e portandole via il bronzo che quasi le spettava di diritto. Wow…che grinta!

Ma c’è dell’altro…
Giulia Quintavalle, venticinquenne di Livorno e promessa finanziere, ha vinto la medaglia d’oro nel judo femminile, mettendo a tappeto un’ufficiale dell’esercito olandese donna. A vederla, Giulia, fisico longilineo e peso sempre al di sotto della media, non si direbbe una che “mena”. Lei, poi, che ha cominciato a praticare judo per difendersi dalle avances maschili (è molto carina) è diventata nel giro di poche ore, il primo orgoglio italiano, soprattutto perché è la prima donna ad aver vinto un oro in questa specialità.

E poi? Poi c’è lei, Federica Pellegrini, la reginetta dell’acqua, colei che è riuscita a strappare il cuore del bel nuotatore Luca Marin alla collega francese Manaudou, lei, sempre lei, patita di disco, bei vestiti, piercing, tatuaggi e tacchi alti (pare che ne abbia una collezione vastissima). Fede, la nostra “immensa” Fede come l’ha definita un quotidiano romano è una vera e propria leonessa del nuoto: nonostante ci avesse fatto fare la bocca e ci avesse illuso di portarsi subito a casa l’oro olimpico nei 400 stile libero, ci ha riscattato la sera stessa della sconfitta subìta superando proprio il record della sua rivale in amore nei 200 e conquistando dopo due giorni, l’oro olimpico tanto agognato nei 200. Che dire? Una ragazza veramente tosta e che sa il fatto suo!

L’ultima ragazza vincente che si è accaparrata l’oro nella giornata di oggi (ieri per chi legge) è Chiara Cainero, che ha conquistato l’oro nello skeet, più semplicemente “tiro a volo”. Una medaglia veramente sofferta (ha sparato in condizioni climatiche terribili) e meritata, che fa conoscere sempre di più uno sport che mira all’educazione mentale e al controllo di se stessi.
Ma intanto, cosa accadrà nei prossimi giorni? Riusciranno le altre principesse azzurre ad elevarsi al ruolo di regine, ognuna nella propria disciplina? Noi di Ginger, glielo auguriamo, perché si sa, fra ragazze vincenti come noi, la solidarietà femminile è la prima cosa!

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