Mentre studio continuo a mangiare: help!

di admin

Oggi giorno si sente dire che la scuola è causa di malessere, ma niente che si possa curare con un’aspirina: lo stress da studio può portare a seri problemi di alimentazione.


Le studentesse che abbiamo incontrato non si sono accorte che la fame cronica diventava una seria malattia in cui la ricerca di energie passava sempre più in secondo piano. Tre ragazze di Torino, affette dalla stessa "fame cronica" si raccontano.


UN PROBLEMA REALE

Laura
Laura, 2° anno di liceo classico, ragazza allegra e solare, ma con un velo di malinconia, spiega: "Passo le mie giornate sui libri, lo studio occupa tutto il mio tempo: quando mi alzo, è per lo spuntino pomeridiano. Da un po’ di tempo, però, il bisogno di energie si è tramutato in abitudine e l’abitudine ormai in malattia". 

Sabrina
"Non mi accorgo neanche più di mangiare, lo faccio senza ritegno –
continua Sabrina, 2° anno di liceo scientifico, giovane e spontanea, che racconta – Avevo tanti amici: ora la mia unica distrazione è il cibo. Non esco più".

Marta
"Lo studio non va neanche più bene: non vedo l’ora di arrivare a casa per chiudermi in camera mia e affogare i brutti voti e la solitudine in caramelle e merendine" dice Marta, 3° anno di liceo linguistico, al culmine della sua vicenda, chiusa ormai in se stessa.

LA MALATTIA
Purtroppo per la maggior parte degli adolescenti, la scuola, la compagnia, la famiglia, sono fonte di disagio, poiché noi giovani siamo sempre più abbattuti e insicuri. La fame è sintomo di malessere psicologico, inadeguatezza che si tramuta in un istinto irrefrenabile che non riusciamo a controllare.

Queste tre adolescenti, come tante altre, sono finite in un vortice da cui è difficile uscire; e le conseguenze non sono solo qualche taglia in più, ma vedere che lo studio per cui hanno tanto lavorato rischia di fallire e di ritrovarsi senza le amicizie su cui sentivano di poter contare.

COME USCIRNE?
La domanda che viene da porsi è: come uscirne? Tanta forza di volontà, una famiglia vicino, amici che non abbandonano. Fare affidamento sulla famiglia è la cosa migliore, ma non tutti hanno una famiglia pronta a capire che dietro al silenzio c’è qualcosa di più. In una società come quella di oggi, fatta di lavoro, di tempo che sfugge, l’adolescente timido e insicuro si ritrova solo.

La solitudine non piace a nessuno; e allora non bisogna arrendersi a questa realtà. Le taglie si perdono, la curiosità ritorna, e di amicizie se ne fanno di nuove.

Spuntino più sano
Si può chiedere alla mamma di non comprare merendine ma  una bella dose di frutta e verdura (la spremuta d’arancia, la mela, il sedano e la carota sono perfetti ammazza fame, e non viene voglia di mangiarne tanti perché il sapore stanca presto)

Uno sfogo alternativo
Oppure trovare una valvola di sfogo alternativa al nostro stress da studio: per esempio possiamo puntare la sveglia del cell e alle 17.30 uscire tassativamente di casa per mezz’ora o tre quarti d’ora, per goderci un briciolo della meravigliosa estate che sta arrivando, magari camminando a passo veloce o  acendo un giro in bici per sentirci ancora più energiche e cariche quando torniamo a casa, se lo studio è ancora tanto.

Fare ordine
Bisogna sostituire il cibo con attività non dannose, che permettano
di abbattere il nervosismo: sport o passeggiata in centro, telefonata alla migliore amica o .. sistemare la stanza! Fare ordine aiuta a stare meglio, e a schiarire anche le idee nella testa. E’ un circolo virtuoso: più facciamo del bene a noi stesse, più sale il buonmore, meglio studiamo e più abbiamo tempo libero!

L’unione fa la forza
Una malattia psicologica non si cura dall’oggi al domani, certo, ma bisogna comunicare tra di noi giovani, dobbiamo aiutarci, venirci incontro, perché la forza la facciamo noi, siamo un “noi”, e non un “io”; impariamo ad aiutare gli altri, senza giustificarci dicendo “non me l’ha chiesto”, perché potrebbe capitare lo stesso a noi un giorno, e allora apprezzeremmo l’aiuto che non abbiamo voluto dare e che non costa davvero di più che un sorriso.

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