Cattive ragazze al cinema, brave ragazze nella vita

di admin

Desirèe Noferini ha un fascino acqua e sapone, non ha bisogno di trucchi per mettere in risalto la sua bellezza. La sua prima apparizione nel mondo dello spettacolo risale al 2004 a soli 14 anni, con il titolo di miss Toscana. Da lì Desirèe ha mosso i primi passi nel mondo della moda, arrivando in tv come “schedina” nel programma “Quelli che il calcio” fino a scoprire la passione per la recitazione. Nel film “Un gioco da ragazze”, atteso nelle sale a giugno, interpreta Michela, una delle protagoniste. Diretto dal giovane regista Matteo Rovere, il film racconta la storia di tre cattive ragazze che giocano con la seduzione fino a far cadere le vittime in trappola. Un ritratto cupo che descrive un rapporto ossessivo e crudele, fra diete, shopping e piccole cattiverie, con il finale tutto da brivido.

Nel film “Un gioco da ragazze”interpreti, Michela, è una vera bad girl.
D: Sì è proprio una ragazza cattiva. Insieme alle altre due ragazze interpretiamo tre amiche del cuore, tre ragazze ribelli che si divertono delle debolezze degli altri. Tra le tre Michela (il mio personaggio) è la portavoce della leader del gruppo, Elena: lei è la mente e noi agiamo per sua iniziativa. Siamo tre ragazze ricche e viziate che non hanno paura di niente, perennemente a dieta e in giro per i negozi. Siamo sempre alla ricerca di una perfezione assoluta, il nostro scopo è il potere e il successo. Mi sembra che questo corrisponde alla realtà. Sono molte le adolescenti che si comportano così.

Nel film le adolescenti sono ritratte in toni cupi. Tu sei molto giovane, quasi coetanea con il tuo personaggio e avrai visto delle situazioni simili.
D: In effetti sì, ho 21 anni e quindi parlo di cose che vedo. L’attualità non manca mai di episodi di bullismo e violenza tra i ragazzi, è una realtà con cui purtroppo facciamo i conti.

Spesso si parla di noia come la causa delle scelte estreme che si fanno. Secondo te è così?
D: La noia c’è, inutile negarlo, ma secondo me si tratta anche di mancanza di dialogo soprattutto con i genitori. Troppe volte non si parla con la famiglia, si torna a casa e non si saluta neanche. Certo non siamo solo noi. I genitori sono assenti, non hanno il tempo di fermarsi a fare una chiacchierata. L’assenza dei genitori è un peso, non ci sono punti di riferimento. Secondo me poi oggi non c’è più la voglia di fermarsi un momento a tirare il fiato. Non ci si sofferma più davanti ad un bel tramonto, si è perso il senso delle cose sane come una semplice passeggiata in mezzo alla natura. Lo sballo nasce da questo, dalla solitudine, dalla paura, dall’assenza di punti di riferimento.

Che rapporto hai con i tuoi genitori?
Ho un bellissimo rapporto,  soprattutto con mia mamma. Non la considero però la mia migliore amica, è mia mamma e ha il suo ruolo di genitore. I miei mi hanno dato delle regole precise, loro sono genitori e come tali vanno rispettati. Sono giovani, aperti e con loro si può parlare, ma sono sempre i miei genitori.

Tutti oggi aspirano a modelli di perfezione per apparire. Dove porta quest’ossessione dell’apparenza? Può essere un modo per affermare la propria identità?
Sì credo che sia un modo per risolvere un problema d’identità. L’aspetto fisico è importante, non lo nego, ma secondo me bisogna imparare a guardarsi dentro prima che allo specchio. L’importante è star bene con se stessi.

Nel film le protagoniste sono ossessionate dalle diete per avere corpi perfetti. L’anoressia è un vero dramma: cosa spinge secondo te una ragazza a rifiutare se stessa con così tanta cattiveria e rabbia?
Sono i modelli sbagliati. Siamo circondate da modelle magrissime che diventano personaggi da imitare. Bisogna invece essere orgogliosi di come si è. Io sono così, non ho bisogno di nessun modello che mi dica come essere. Bisogna amarsi, volersi bene per quello che siamo.

Cosa ti ha spinto a intraprendere la carriera nel mondo dello spettacolo già a 14 anni?
Fin da piccola ero attratta dal mondo della moda, il mio sogno era di diventare modella. Ho sfilato per un po’, ho partecipato a Miss Italia, sono stata anche una “Schedina” nel programma “Quelli che il calcio” con Simona Ventura. Poi l’anno scorso mi sono iscritta a un corso di recitazione soft, tre volte alla settimana. Non volevo diventare attrice, ma alla fine la recitazione mi ha conquistata. Ho fatto diversi provini e ho deciso di iscrivermi al Centro Sperimentale a Roma. Ho passato la selezione e ora studio da attrice dal lunedì al venerdì, tutto il giorno. Ho capito che voglio diventare un’attrice e voglio essere brava. Per questo sto studiando molto; non è facile, ci vuole impegno e costanza.

Come è stata la tua prima esperienza sul set?
È andata bene. Insieme alle altre due ragazze abbiamo fatto un mese e mezzo di prova in campagna, a Lucca. Ci ha aiutato molto il regista Matteo Rovere, anche lui giovanissimo (25 anni ndr) e ci ha seguito anche un coach.

Sempre insieme, come le protagoniste. Come nella realtà dove vige la regola del branco: invincibili in compagnia, deboli da soli. È veramente così?
L’unione fa la forza e questo nel film si vede tantissimo. Nella vita di tutti giorni non ho un rapporto così morboso con un gruppo, ho tanti conoscenti ma non una compagnia. Ho un’amica del cuore che fa tutt’altro nella vita. Il gruppo è come una famiglia, la sostituisce. I genitori sono assenti, non sai in chi confidare e allora ti crei un’altra famiglia, i tuoi amici.
Anche la droga, lo sballo, è un modo per sentirsi meno soli. Ci si sente più forti, come se si indossasse una maschera. Non riuscirei proprio a prendere quelle cose, perdere l’autocontrollo mi fa paura. Pensa che vado in panico già solo se mi gira la testa. Non voglio diventare un’altra persona, voglio rimanere lucida.

Cosa vorresti dire alle ragazze che andranno a vedere il film?
La vita è bella, aprite gli occhi. Bisogna essere sereni e tranquilli, no farsi trascinare dalle cattive compagnie. Ognuno è bello perché è se stesso.

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