Vieni via con me: l’ultima puntata a cavallo tra il “vado via” e il “resto qui”

di admin

La quarta e ultima puntata del serale su Rai 3 ideato sulle parole e sulle note di Paolo Conte, ha avuto inizio con un elenco dello stesso conduttore, Fabio Fazio, il quale ha voluto condividere coi suoi spettatori “le cose che ha imparato facendo questa trasmissione”. La puntata come nello stile del programma, è andata avanti a colpi di elenchi: alcuni alunni della Scuola D’Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano hanno letto un “elenco di cose di cui siamo fatti!” richiamando alla memoria cose e persone che hanno fatto la storia del cinema, della letteratura, del giornalismo, dello sport italiano. Ha proseguito poi l’eroe Saviano che, dopo l’usuale entrata di chi “modestamente e con fatica” sopporta il peso della popolarità, ha raccontato le storie dei ragazzi della Casa dello Studente del L’Aquila, vittime del terremoto e dell’incompetenza, della speculazione e della deresponsabilizzazione di coloro che manovrano appalti e cercano consensi politici, piuttosto che occuparsi di svolgere bene e secondo le regole il proprio lavoro.
Dopo un “elenco di frasi di Enzo Biagi sull’Italia” che suggerisce la gratuità dell’amore per l’Italia e la purezza del senso di appartenenza del giornalista per il suo Paese, è intervenuto il premio nobel Dario Fo che, col suo tono istrionico, ha letto non il solito elenco sintetico e d’effetto, bensì l’“Elenco delle cose che ancora oggi Machiavelli avrebbe da dire al popolo italiano”leggendo consigli su come si muoveva la macchina del potere, consigli che l’autore cinquecentesco dedicava al suo signore ma che in realtà destinava ai cittadini del regno: impossibile non notarne l’attualità.
Il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso ha partecipato con un “elenco di cose di cui ha bisogno per combattere la mafia” toccando i temi della giustizia più dibattuti ultimamente, quali la necessità di una lotta comune e super factiones alla mafia, delle intercettazioni e dell’incorruttibilità delle istituzioni; Saviano ha poi continuato con un altro monologo, stavolta sulla Costituzione italiana, e sulla difficoltà di concretizzare in fatti gli ideali espressi a parole dalla Carta dei cittadini. 
Infine Fazio e Saviano hanno salutato il loro pubblico con un elenco di motivi validi per i quali vale la pena andare via o restare in Italia, regalando, nonostante tutto, un messaggio di speranza all’Italia che è e che sarà.

Musica, parole, immagini: le motivazioni e gli obiettivi del programma, le emozioni come mezzo di responsabilizzazione individuale

La serata, come da copione, si è basata interamente sugli effetti emotivi che questo genere di comunicazione riscontra nei suoi spettatori assicurandosi così il risultato auspicato: siamo stati portati a commuoverci coi ricordi, con le storie dell’Italia che fu, con gli scandali dell’Italia di oggi, con l’impressione che ha suscitato in noi proprio quella persona con quell’esperienza, il più delle volte esperienza drammatica o tragica, con immagini tradotte in parole, immagini di sfondo, note che raccontano stati d’animo e che ci portano lontano con la mente a una realtà che spesso non ci appartiene direttamente ma ci riguarda tutti. “Vieni via con me” ci ha fatto conoscere, ricordare, sperare, indignare, ridere amaramente della situazione sociale e politica del nostro Paese, forse calcando un po’ troppo la mano in questo vortice di empatia che deve necessariamente coinvolgerci tutti. Viene spontaneo chiedersi perché abbiamo bisogno di questo genere di stimoli e quanto a lungo possano durare gli effetti di una buona dose di autocommiserazione. Non siamo forse noi gli eroi della nostra vita?        

 

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