Moda: l'importanza di essere uguali

di Francesca Parravicini

Passegiando per quel vivente polipaio di strade che è Milano mi imbatto spesso e non troppo volentieri in un fenomeno alquanto curioso: schiere di ragazzi e ragazze, solitamente disposti in militaresche file orizzontali, che camminano praticamente in divisa, con gli stessi vestiti. Oggi come ieri vestirsi in una certa maniera manda messaggi. Ma che messaggio manda una massa uniforme ed incolore? Esaminiamo questo fenomeno più attuale che mai.

Segni particolari: nessuno

Tutti in divisa dunque, come piccoli tenenti. In questo periodo la tendenza generale vuole maggioritari questi due profili:
Ragazza: t-shirt o felpa Abercrombie, jeans skinny o jeggings, Converse, ballerine, Air Force, gioielli Tiffany, borsa Pinko o griffata, Aspesi o Moncler, capelli lunghi e lisci, piastrati.
Ragazzo: felpa Frankie Garage, Dekuba o simili, jeans baggy portati bassissimi (preferibilmente con elastico dei boxer firmati ben in vista), cintura con fibbia grande, sneakers a collo alto, Aspesi o Moncler, capelli sparati verso l’alto, piastrati.
Si tratta di una generalizzazione estremamente in voga. E se a qualche povero sventurato venisse la balzana idea di uscire dal seminato? Guai! Si è diversi, strani, poco cool. Inevitabilmente si viene addittati.Perché oggi certi capi, certi accessori hanno assunto lo stato di veri e propri simboli di lifestyle, possederli equivale a dire: sono ricco e alla moda, dovete ammirarmi. E’ un po’ triste ridursi a semplici manichini di abiti griffati. L’abbigliamento è qualcosa di strettamente personale, che può esprimere il nostro modo di essere. Se siamo tutti uguali cosa esprime? Niente. Allora vestitevi come volete e non curatevi dei commentini che potrebbero farvi: io stessa, quando da ragazzina sperimentavo con gli abbinamenti, ne ho ricevuti parecchi, ma me ne sono sempre infischiata. Risultato? Oggi mi fanno spesso i complimenti per come mi vesto (momento di pura vangloria).

 

 

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