Scegliere l'università: le facoltà umanistiche

di admin

Basta consultare qualsiasi guida di orientameno all’università per trovarci di fronte una vasta area di corsi di lauree ad indirizzo umanistico: proposti dalla facoltà di Lettere e Filosofia, Lingue e Letterature Straniere, Scienze della Comunicazione, Conservazione dei Beni Cultutrali e alcuni indirizzi di sociologia e scienze politiche.

Per capire fino in fondo l’equivoco, nel quale sono precipitate le Facoltà Umanistiche, è importante essersi laureati in una di esse, aver conseguito il massimo dei voti e mettersi poi, con l’animo di un giovane pieno di attese e di sogni, alla ricerca di un posto di lavoro, nel quale poter dare il meglio di sé. Si comincia con lo scorrere le varie offerte di lavoro: mai una che dica ‘…si richiede Laurea in Lettere’…’Laurea in Filosofia’…’Laurea in Dams’! Che ci possiamo fare, è giusto così. In un mondo ipertecnologico e con le dure leggi del Mercato è inutile attendersi un minimo di considerazione per un campo, che sembra agli antipodi ……..

Il laureato in materie umanistiche e la sua flessibilità
Però il Laureato in Materie Umanistiche ha una forte considerazione di sé e figuratevi se si perde d’animo! Egli compila con cura il suo Curriculum, poi lo invia a tutte le Case Editrici, alle Direzioni di Enti Culturali, alle Case di Produzione e, con trepidazione, attende… Passano i giorni, passano i mesi… non una lettera di semplice risposta! Ma il Laureato in Materie Umanistiche non demorde: ha letto molto, sa argomentare, conosce le cose di questo mondo, conosce gli sviluppi della Storia, sa di Arte e di Filosofia, conosce le debolezze e i sentimenti dell’uomo e allora si presenta direttamente presso i Direttori di Enti e di Case Editrici, presso Produttori e Registi… ma il suo bagaglio culturale e umano sembra non servire a niente.

Eppure il Laureato in Materie Umanistiche ha la scorza dura. Sa che un posto per lui nel mondo ci deve essere e quando il gioco si fa duro i duri giocano e così entra nel gioco e si fa segretario, contabile, portavoce, promotore, guida… sempre apprezzato, sempre stimato, perché lui sa che cosa è la parola data, l’impegno preso.

Comprende le situazioni, sa prendere decisioni quando occorre, sa risolvere situazioni perché sa trattare con le persone. Non ha studiato le leggi dell’economia, ma sa risolvere le problematiche che insorgono tra gli economisti e gli esperti del mercato.

Spiega ai Sindaci e agli Assessori, che promuovono Festival e Rassegne, il senso e il significato di un film o di un’opera d’arte. Accompagna folle di gitanti inconsapevoli e rende interessanti e piacevoli visite a città e ad opere, che per i più sono solo mattoni e cemento.

Compra libri, li legge, ne parla… ma per il Laureato in Materie Umanistiche non c’è posto nel mondo dell’efficienza, della produzione, del Mercato. L’unica possibilità che gli viene riconosciuta, con una certa commiserazione, è quella della scuola: ‘perché non fai l’insegnante?’…’perché non fai domanda presso le scuole?’…

Gli sbocchi di un percorso umanistico
Si parlava all’inizio di un equivoco. A cosa servono le Materie Umanistiche nell’era della produzione, dell’apparire, del virtuale? Ecco, è questo il punto. Perché un giovane dovrebbe scegliere oggi una facoltà umanistica? Platone diceva che la tecnica sa come si fanno le cose, ma non sa perché si fanno. Accanto all’uomo faber vive l’uomo cogitans, con  la  sua infinita esigenza di verità! Ecco, allora, le Materie Umanistiche: esse possono aiutare a comprendere ciò che spinge l’uomo a produrre e a lottare, a compiere i gesti più nobili e le imprese più straordinarie e  come possa nello stesso tempo sopraffare il suo simile e possa compiere le infamie più atroci!            

Comunque la dimensione pensante dell’uomo apre anche ad una serie di professioni, che rivestono una grande importanza nell’era della tecnica: il giornalista, il regista, lo scrittore, il professore, l’artista in senso lato, quello che inventa, che immagina, che crea o cerca altre possibili realtà.

Proviamo ad immaginare il nostro mondo senza la creatività degli artisti più diversi, senza la fantasia dei poeti e degli scrittori, senza l’estro dei musicisti, senza il mondo dei registi e degli attori, senza i musicisti, senza la creatività dei disegner della moda e degli oggetti della nostra vita quotidiana! Ma cosa c’entra tutto questo con le materie umanistiche!? Non c’entra. Esse, però, sono come il sangue per un organismo. Sono come l’aria per il respiro. Sono come il profumo per un fiore!

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