Klaus: tutte le dichiarazioni di Marco Mengoni in conferenza stampa

di Federica Marcucci

Nella mattinata di oggi, 30 ottobre, si è tenuta a Roma l’importante conferenza stampa di presentazione di Klaus, il nuovo film natalizio di Netflix. Come già vi avevamo anticipato in questa occasione, la divertente pellicola di animazione include un cast di doppiatori d’eccezione! Alla versione italiana del film hanno infatti lavorato Marco Mengoni, Carla Signoris e Francesco Pannofino, Ambra Angiolini e Neri Marcorè!

All’incontro con i giornalisti hanno partecipato Carla Signoris e Francesco Pannofino e Marco Mengoni. I primi due, come saprete, sono attori e doppiatori rinomati (Pannofino è stata la voce, fra gli altri, di un indimenticabile Forrest Gump).  Marco invece è alla sua terza esperienza da doppiatore, dopo quella di  3D Lorax – Il guardiano della foresta e la più recente ne Il Re Leone.

Inutile dire, dunque, che anche in questa occasione tutti gli occhi erano puntati su Marco, che nel film dà la voce a Jesper. Al di là del successo del suo ultimo disco Atlantico, e del suo ultimo tour nei palazzetti (e outdoors) l’artista sembra infatti essere sempre più lanciato nel mondo attoriale.

Ecco dunque tutto quello che Marco Mengoni ci ha raccontato alla conferenza stampa di Klaus!

Marco che differenza c’è fra cantare e doppiare? Come ti sei trovato? Cos’è più facile secondo te?

Mah, è semplicemente usare lo strumento della voce, ma in modo diverso. Ovviamente devi andare dietro ad una traccia, ad una guida. E non puoi mettere più di tanto dentro la tua personalità. In verità è molto meglio doppiare, per esempio, è più facile. Più o meno 😉

Quali sono i tuoi regali di Natale preferiti o cosa vorresti ricevere?

Facciamo un discorso così e apriamo un capitolo incredibile, anche perché io sono nato il 25 dicembre. Per i miei sono stato di certo il regalo di Natale “perfetto”. Ho avuto un’infanzia molto infelice da questo punto di vista, perché non ho mai festeggiato un compleanno, era sempre il compleanno di qualcun altro più importante di me. Non so se lo conoscete! Quindi non so cosa riceverò. Sono sicuramente molto felice di avere portato le mie corde vocali su questo personaggio che è molto più “me” di quanto mi aspettassi. Io l’ho visto come un viziato, un bipolare, però è molto sensibile, esattamente tutte le caratteristiche che corrispondo a me, a quello che poi sono io. Mi sono trovato molto bene con un direttore di doppiaggio come Carlo Cosulo. che è stato eccezionale. Abbiamo fatto 7 giorni di doppiaggio incredibili e molto stancanti. Ogni volta che mi ritrovo a fare doppiaggio per quanto mi possa piacere è un lavoro stancantissimo. Arrivi in hotel la sera e sembra che tu abbia fatto una maratona. Penso sia bello mettersi alla prova con un mestiere che non è il mio, è usare la voce in modo diverso.

 

 

In riferimento al suo miglioramento da doppiatore, anche e soprattutto rispetto a Il Re Leone, Marco ha commentato:

Mi sono sentito un po’ riscattato da questo personaggio, che è il “protagonista” (ride, Ndr) e che ha molte più battute e una costruzione diversa del personaggio rispetto a Simba. Ho avuto la possibilità di “darmi” di più. Ho voluto riscattarmi, mi sono impegnato molto. Spero si senta! Continuerò? Se mi danno l’opportunità di farlo, sicuramente sì. Certo è stancante, ma le cose più stancanti e più difficili sono le più belle, perché sono quelle dove ci metti ancora più impegno. Il film l’ho visto ieri in treno per intero ieri per la prima volta e mi sono anche un po’ estraniato dalla mia voce. E mi sono concesso un po’ di sana emozione!

Francesco Pannofino, a proposito, si è sentito in dovere di fare i complimenti a Marco:

Faccio i complimenti a Marco, ma non perché è qui davanti. Io l’ho sentito mentre doppiava. Il suo personaggio è molto complicato, parla svelto, cambia il tono, fa versi, ha idee improvvise. Aveva delle belle pappardelle da dire! Io mi ricordo quando abbiamo doppiato l’ultima scena, mi sono commosso. Quando mi commuovo vuol dire che l’autore di quell’opera, qualsiasi cosa sia, è andato a toccare corde dell’emozione, che è quello che cerchiamo tutti.

Marco, ovviamente, ci ha ricordato in occasione della presentazione di Klaus anche tutti i suoi progetti attuali ed imminenti:

Abbiamo iniziato riff, il mio nuovo podcast, dove mi fingo giornalista, dove si sente solo la voce e faccio una chiacchiera con dei personaggi, a metà quindi fra doppiaggio e intervista. Sto per ripartire in tour con la seconda leg di Atlantico Tour. Non vedo davvero l’ora di tornare, è la parte migliore del mio lavoro. Vi ricordo inoltre che è uscito Atlantico on Tour, sono i 19 pezzi ripresi live dal tour. Quest’estate abbiamo anche organizzato una serie di concerti in location inedite, nel massimo rispetto della natura. In riferimento alla domanda di prima, i miei regali di Natale sono questi. Mi sto davvero regalando delle esperienze uniche. E poi ci sono queste cose di doppiaggio che mi danno una carica incredibile, mi fanno credere molto in me stesso, è una cosa che non fa mai male. Io sono uno che di natura si butta giù e vede sempre il bicchiere mezzo vuoto. Poi però succedono queste cose e ricevi complimenti da professionisti e del teatro come loro, è una figata!

 

A proposito del riff, nel tuo primo podcast hai parlato Beppe Sala. Ognuno dei tuoi ospiti, alla fine, svela qual è il suo di riff. Ma il tuo tormentone , il tuo riff qual è?

Dobbiamo arrivare alla fine di queste puntate del podcast per scoprirlo. Il mio riff lo diremo più avanti.  Certo ho vissuto eventi importanti e dei picchi di carriera ma che non rappresentano il mio riff. Ma non sono quelli che hanno mi contraddistinguono ai miei occhi e agli occhi degli altri. Il riff è una caratteristica che tu riconosci in te stesso e che gli altri riconoscono in te, più che un episodio. Volete rispondere voi?

Una curiosità: hai Netflix? Hai qualche serie preferita?

Sì, ce l’ho. Ho seguito in modo appassionato Le regole del delitto perfetto!

 

Ecco tutto quello che c’è da sapere su Klaus! 

Klaus, prodotto interamente a Madrid, in Spagna, introduce uno stile unico che unisce tecniche d’animazione tradizionali (disegnate a mano) con tecnologie all’avanguardia.

Jesper, il peggior studente dell’Accademia delle Poste, viene spedito su un’isola ghiacciata, oltre il Circolo Polare Artico dove la gente del posto fatica a scambiare qualche parola e tanto meno lettere. Jesper sta per arrendersi quando trova un’alleata in Alva, un’insegnante del posto, e incontra Klaus, un misterioso falegname che vive da solo in una baita piena di giocattoli realizzati a mano. Queste improbabili amicizie sapranno riportare l’allegria a Smeerensburg ricreando anche una nuova tradizione fatta di generosità, magia e calze appese al camino con cura.

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