Intervista a Maria di Lorenzo, autrice di "Teresina è uscita dal gruppo"

di admin




1) Teresina è uscita dal gruppo: come mai questo titolo?

Il titolo è stato scelto dall’editore, evidentemente sulla falsariga di Jack Frusciante è uscito dal gruppo, io avevo scelto un altro titolo, Nome in codice Teresina, che però non è stato accolto. Mi sembra tuttavia che il titolo scelto alla fine per la pubblicazione colga bene il senso della vita di Thérèse, una ragazzina francese che a quindici anni sceglie "tutto" e così esce dal gruppo, laddove uscire dal gruppo significa uscire dal conformismo, dalle regole del branco, dal fare le cose non perchè si sentono dentro di sè ma perchè sono gli altri a farle, e quindi ci si adegua, in una sorta di conformismo di massa che si vorrebbe far passare per trasgressività ma non lo è. Oggi il problema dei giovani è principalmente questo: il conformismo mascherato da anticonformismo, il volersi distinguere dagli altri e non riuscire a farlo veramente, forse per mancanza di coraggio. Thérèse indica a tutti la strada per la vera libertà di spirito.

 

2) Cosa può insegnare santa Teresina alle ragazze d’oggi?

 

Teresa non era nata santa, anzi nulla lasciava presagire che un giorno lo sarebbe diventata. Lei infatti era partita piuttosto svantaggiata sulla strada della vita: un lutto assai precoce, tante fobie, chiusure infantili, ipersensibilità e insuccessi relazionali che strada facendo l’avevano pesantemente segnata, né più né meno di quanto succede oggi a una buona parte dei ragazzi dei nostri giorni, assediati dal consumismo e con un desiderio inespresso di felicità che non riesce mai a realizzarsi, a trovare uno sbocco soddisfacente. Ma Teresina, al contrario di molti di loro, un giorno si è fidata di Dio e Dio l’ha plasmata con il suo amore. Perciò il suo esempio può insegnare a vivere con sincerità la propria vita, a non seguire il "branco", a pensare invece con la propria testa, senza vergognarsi di credere in Dio. Significa avere il coraggio delle scelte. Perchè scegliere significa decidere, e decidere – lo dice la parola stessa – vuol dire "tagliare". Sfrondare la propria vita dai rami secchi, eliminare il superfluo: i giovani alberi guadagnano sempre dalle potature.

 

3) Perchè un giovane d’oggi dovrebbe essere interessato alla santità?

 

Si pensa, sbagliando, che la santità sia una cosa da superuomini, o da superdonne. Confesso che lo pensavo anch’io, prima di conoscere la storia di Thérèse Martin, carmelitana scalza nel convento di Lisieux. Teresina si sente piccola piccola, incapace di compiere cose grandi, ma capisce che ugualmente può aspirare alla santità: l’ascensore che le permetterà di salire tanto in alto saranno “le braccia di Gesù”. Basta aver fiducia in Lui, pensa lei, basta abbandonarsi completamente al suo amore, restare piccola, anzi diventarlo sempre di più. E’ questo il suo segreto ed è anche la strada maestra della “piccola via”, che trasformerà la sua vita permettendole di raggiungere il traguardo della santità in soli ventiquattro anni. Non occorrono gesti eclatanti, è sufficiente la fiducia, questa sì illimitata. Lei ci ha creduto, ha creduto fortemente all’amore di Dio, a quella felicità che le veniva soltanto da Dio, e  con questo seme di gioia nel cuore si è fatta santa. La santità è qualcosa di estremamente attuale, parla il linguaggio della modernità e per questo affascina così tanti ragazzi e ragazze.

 

4) Si pensa alle suore di clausura come a persone tristissime. Lei però scrive che Teresina, con la scelta della vita in convento, si sentiva felice e realizzata. Perchè? E’ ancora possibile oggi una vocazione così radicale?

 

E’ il paradosso di una felicità che si fa trovare là dove la felicità non si crede assolutamente possibile: nella cella di un convento di clausura. Questo paradosso però sono in tanti ad averlo colto al giorno d’oggi, se è vero che mentre si svuotano le chiese e scarseggiano le vocazioni religiose di vita attiva, aumentano invece vertiginosamente quelle di vita contemplativa. Oggi tante ragazze, diplomate, laureate, già fidanzate, scelgono la clausura, che rappresenta la scelta estrema in campo religioso. Perchè? Me lo sono chiesto anch’io, e l’ho chiesto a qualcuna che entrava in convento. Vuoi sapere la risposta? "Perchè voglio tutto. Perchè quando capisci che Gesù è il vero bene della tua vita, non puoi volere nient’altro…".

 

5) Il suo libro è arricchito da bellissime lettere di giovani della nostra età che, scrivendo a Teresina, raccontano la loro vita tra gioie e dolori. Come mai ha compiuto la scelta di inserire queste lettere?

Nel 2006 la webzine Aquero Press, oggi confluita nel portale Il Fuoco Necessario, indisse il concorso internazionale "Cara Teresina, ti scrivo…", a cui parteciparono molti giovani di tutto il mondo con lettere indirizzate a S. Teresa di Lisieux, lettere davvero molto belle, alcune persino spiazzanti nella loro brutale franchezza, ma tutte assolutamente sorprendenti per freschezza narrativa e genuinità di ideali. Io le lessi e pensai di inserirne alcune nel mio libro, perchè aderivano alla mia personale ricerca sviluppatasi via via in tre anni di letture, di appunti abbozzati a matita e trasferiti sui file di un computer, di lunghe e imprevedibili circumnavigazioni attorno al mistero di Teresina. Perciò io dico sempre che questo libro non l’ho scritto "per" i giovani, ma "con" i giovani. Queste pagine infatti incrociano le loro vite, con le loro speranze, le loro angosce, tutte affidate ai messaggi inviati alla loro coetanea Teresa Martin, meglio nota come Teresina. Ringrazio la rivista Aquero Press per avermi permesso di pubblicare queste lettere come non finirò mai di ringraziare i tanti ragazzi che le hanno inviati, per la loro sincerità e la bellezza dei loro testi. Mi hanno insegnato molto, e dalle molte e-mail dei lettori che ricevo ogni giorno so che hanno scavato un solco di luce nella vita di tanti, in Italia e nel mondo.

 

 

 

 

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