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Il Paese dei Balocchi torna nella capitale

scritto da admin

Ragazzi di ogni età, è il caso di dirlo. Dai tredici ai quarant’anni sono qui per una passione comune, e poi dicono che le generazioni non comunicano. Una cosa è certa: se parlassero di fumetti anche fuori di qui avrebbero molto da dirsi. Da un lato la “vecchia” guardia (ci perdoneranno), cresciuta tra le pagine di Corto Maltese e Métal Hurlant che oggi si trovano sulle bancarelle come cimeli del ‘15-’18; dall’altra i ragazzi mediatici, quelli dei manga che si leggono al contrario, che giocano a sfidarsi in combattimento con spade in poliuretano espanso e armature medievali.

Incontriamo alcuni cosplayer che si aggirano tra i padiglioni:
Luca e Fabrizio sono Ichigo e Renji di "Bleach". Hanno 19 e 20 anni ed è il primo anno che fanno cosplay. Lo rifareste? «Assolutamente si, ci stiamo già organizzando per il prossimo». Se doveste cercare di spiegare cos’è il fenomeno Cosplay a qualcuno che non lo conosce, cosa direste? «È una buona occasione per esprimere la propria creatività. È una forma d’arte esibizionista». «Significa essere per un giorno il personaggio che hai sempre sognato di essere» aggiunge Alexander, 18 anni, che interpreta Riku del videogame "Kingdom Hearts 2". Vi divertite? «Fare cosplay significa passare una giornata diversa, fuori dal mondo reale, facendo amicizia con chi condivide la tua stessa passione» dice la ragazza, Giulia, nei panni di Sora. E della Fiera, che ne pensate? Vi piace il nuovo look? «Si, è meglio, anche se è un po’ dispersiva».

Passando tra gli stand abbiamo chiesto ad un gruppo di ragazzi tra i 18 e i 19 anni quale fosse la loro opinione: «Si è bella, ma avremmo aggiunto un po’ più di intrattenimento».
A Massimo e ad Ilaria la fiera piace ma la nuova location la rende scomoda: «C’è più spazio, è più vivibile, mentre l’altra era asfissiante. Solo è troppo lontana, ora infatti dobbiamo scappare per tornare a lavoro». Che lavoro fate? «Siamo avvocati». Posso chiedervi quanti anni avete? Ridono «Più di trenta, ma non te lo diremo mai».

Luca Raffaelli, direttore artistico della manifestazione e giornalista de “La Repubblica”, ci ha dedicato un po’ del suo tempo:

Allora Luca, Nuova Fiera-Nuovo Romics. Quali sono le tue prime impressioni?
È un grande cambiamento rispetto alla tradizione: è incredibile come una manifestazione possa essere condizionata dal luogo. Questo ha sia pro che contro, entrambi in forme eccessive: le persone faticano ad organizzarsi perché la fiera è lontana dal centro, ma è un disagio che prima o poi scomparirà con l’abitudine. I vantaggi sono enormi, le sale per le proiezioni e le conferenze sono più che raddoppiate, per fare un grande festival ci vuole un luogo del genere.

Parliamo del fumetto: questa è l’unica manifestazione in Italia che raccoglie, oltre agli appassionati, ai collezionisti e ai cosplayer, anche professionisti e gli accademici de "L’Università del Fumetto". Al di fuori di questo contesto, continuano a comunicare?
Questo festival ha moltissimi strumenti per tutti e non ancora perfettamente compresi da tutti, come l’Università del Fumetto che potrebbe avere molto più successo. Però Romics è in movimento, in evoluzione, e ha alle spalle uno staff come “I Castelli Animati” ricco di iniziative, proiettato su un processo di crescita che va favorita. Tra le altre cose sta lanciando un nuovo evento proprio a Novembre.

Che significa, per un appassionato di fumetti come te, essere direttore artistico di un evento del genere?
Da una parte una gioia, posso occuparmi di quello che mi appassiona che non è un amore nostalgico: penso davvero che il fumetto migliore è quello che sto per leggere. Dall’altra sono molto preoccupato. Qualsiasi difetto o critica, non tanto nei progetti quanto nella possibilità di attuarli, mi sta facendo vivere questi giorni con sbalzi di grande felicità e grande tensione.

Secondo te, da qui ai prossimi vent’anni, cosa accadrà al fumetto o cosa vorresti che accadesse?
Assolutamente nulla, non ho aspettative ansi, sono molto attento a quello che sta accadendo oggi. È un momento di trasformazione del fumetto enorme, si stanno producendo libri e opere meravigliose. Nel concorso “libri a fumetti” di Romics di quest’anno, per esempio, la qualità è elevatissima e scegliere i finalisti, per il Comitato Scientifico, è stato un compito molto arduo. L’unico aspetto che mi preoccupa è che non si curi l’”educazione al fumetto”, se così possiamo dire, per il pubblico adolescenziale. Ho paura che questi ragazzi non abbiano i modi per capire i diversi stili narrativi e le diverse strutture e che non si appassionino più di conseguenza.

Cosa accadrà nel futuro dell’universo Comics è tutto da vivere, siamo d’accordo. Per ora ci godiamo la magia dei suoi mille riflessi che rimbalzano su di noi attraverso la fantasia di questi ragazzi e le loro identità di eroi.
Sabato sembrerà già di essere in un universo parallelo: Super Sayan si aggirano sottobraccio a Jack Sparrow mentre la folla si apre per fotografare Stewie e Brian dei Griffin mentre gli X-men si fumano una sigaretta. Sono inizate le selezioni per la gara di Domenica.

Noi torniamo agli stand a caccia di rarità lanciando un sorriso di complicità alla squadra al completo dei Ghostbusters che ha trasformato una vecchia Volkswagen Golf in Fanta-Buggy, pensando bene di parcheggiarla proprio nel mezzo del cortile.