Una giornata per combattere la violenza contro le donne

di admin

Il 25 novembre è la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, una data scelta dall’Onu in ricordo delle tre sorelle dominicane che in quel giorno del 1960 furono picchiate, stuprate e uccise.

Il tema della violenza contro le donne viene affrontato nella maggior parte dei casi per parlare di sfruttamento della prostituzione, di lapidazioni nei paesi islamici o di sterilizzazioni di massa in Africa: fatti che percepiamo come esterni alla nostra vita di gente “normale”.

Eppure, solo quest’anno, in Italia 150.000 donne sono state vittime di violenze e abusi e 180 sono morte per le violenze subite. Ricordiamo alcuni recenti casi di cronaca, come quello di Barbara Spaccino, uccisa dal marito con il bambino che portava in grembo, come quello di Hina, assassinata dal padre perché portava le minigonne e rifiutava di indossare il velo, come Meredith, la studentessa universitaria inglese uccisa a Perugia.

Donne, ragazze, maltrattate nell’ambito della cerchia ristretta dei famigliari, del proprio ragazzo e degli amici.
E le violenze che subiscono sono quasi sempre connesse con la sfera sessuale.
Non si tratta solo di stupri ma di una violenza più subdola, alla quale spesso la donna acconsente nel momento in cui accetta uno sguardo maschile che la desidera come una cosa.

Siamo talmente abituate a vedere i corpi nudi di altre donne che tappezzano i palazzi delle nostre città e gli stacchetti dei nostri programmi tv, che quasi ci vergogniamo se almeno una parte del nostro corpo non è esposta allo sguardo degli altri. Non c’è da stupirsi che i maschi si sentano in diritto di trattarci come uno strumento di godimento sessuale, se siamo noi per prime ad usare queste armi di seduzione per attrarli.

E invece dobbiamo dire no a questo modo di guardarci, prima di tutto agendo su di noi e sul nostro modo di apparire, e poi riconoscendo questo sguardo negli altri, anche se ad offenderci è una persona a noi cara.

A volte la violenza è mascherata da un atteggiamento scherzoso, può essere, ad esempio, un compagno di classe che ci sfida  a fare cose che secondo lui non saremmo capaci di fare. Ricordiamo i casi di performance sessuali avvenute nelle classi di alcuni licei italiani: come si può accettare di diventare protagoniste di un video pornografico che ci umilia davanti a tutta la scuola?Forse per dimostrare di essere “grandi”, oppure perché si considera il sesso di gruppo come una cosa “normale”?
 
Eppure qui siamo ben lontani da quello che si può considerare normale: non è un gioco, ma una violenza psicologica vera e propria, quando un ragazzo, o più di uno, ci fanno sentire imbranate perché non ci sentiamo pronte ad avere un rapporto sessuale.

Non bisogna esitare a denunciare questo genere di violenza, fisica o anche solo psicologica, quando ci vogliono costringere ad assumere comportamenti che ci fanno sentire umiliate e che ledono la nostra dignità.

Se hai subito una violenza non temere di parlarne con i tuoi genitori o con le persone che ti vogliono bene.  Se vuoi denunciarla o anche solo parlare con qualcuno chiama il numero di pubblica utilità 1522 “Antiviolenza Donna”, dedicato al supporto, alla protezione e all’assistenza delle donne vittime di maltrattamenti e violenze

Suggerimenti per non mettersi in situazioni a rischio di violenze

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