Harry Styles intervista Timothée Chalamet per i-D: scopri cosa si sono raccontati!

di Paola Pirotti
Timothée Chalamet Harry Styles

Cos’hanno in comune Timothée Chalamet e Harry Styles?
Sono sicuramente due delle giovani star più amate del momento. Sono all’apice del loro successo, uno nel cinema l’altro nella musica. Entrambi, poi, hanno un incredibile

In occasione della promozione di Beautiful Boy, l’ultimo film di Timothée, la rivista i-D ha chiesto all’ex membro dei One Direction di chiacchierare con l’attore nominato all’Oscar di social, politica e il rapporto con i media.

Leggi l’intervista di Harry Styles a Timothée Chalamet:

 

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spoke to @harrystyles for @i_d 😜

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Harry Styles: Signor Chalamet…
Timothée Chalamet: Signor Styles… è un piacere conoscerla per telefono. Grazie per esserti prestato a fare questo.

H: Grazie per aver chiesto. Stamattina ho visto Beautiful Boy ed è incredibile.
T: Grazie per averlo visto. Significa molto per me.

H: La mia prima domanda; David Bowie una volta disse, “La creatività è come attraversare l’intero oceano. Arrivi al punto in cui non riesci a toccare il fondo, sei un po’ spaventato, ed è lì che fai il lavoro migliore.”  Sei d’accordo?
T: Certamente. Mi ricorda una citazione – se qualcuno dice ad un artista che è coraggioso, quello che gli stanno davvero dicendo è che folle. Penso che qualunque osso del mio corpo si elettrizza quando recito, ho comunque sempre la sensazione di essere fuori controllo, fuori da me stesso.

H: Penso che restando sempre al sicuro, è più facile che ti annoi. È importante fare a pezzi e ricominciare tutto daccapo qualche volta…  
T: … essere cattivo e prendersi rischi. Grazie all’esperienza sul set so che se una scena va male, e si ride sul set, ti rilassi per la ripresa successiva, ed è meglio che nascondersi e stare con la testa da un’altra parte. La più grande maestra per me è stata l’esperienza.

H: Quello che interpreti in Beautiful Boy è un ruolo molto intenso. Sei il tipo che resta nel personaggio quando la macchina da presa si spegne oppure sei capace di entrare ed uscire dal personaggio?

T: Il mio personaggio in Beautiful Boy è rimasto con me più di quanto pensassi. Pensavo che una delle trappole di questo ruolo, specialmente in quanto giovane attore nevrotico, sarebbe stato aggrapparsi alla sua serietà. Non volevo provare ad essere troppo duro con me stesso al pensiero che ci sarebbe voluto questo per fare bene [il ruolo, n.d.r.]. Dopo l’ultimo giorno di riprese, ho avuto uno dei ritorni a casa più strani di sempre. Non l’ho neanche vissuto, l’hanno vissuto Nic e David, ma ha comunque avuto un impatto su di me, mi ha prosciugato e devastato un po’. Il film non è deprimente, perché è pieno di speranza e redenzione, ma è sembrato un pugno nello stomaco.

H: Sappiamo tutti che la dipendenza è una malattia che affligge tantissime persone, perciò perché credi che sia ancora tenuto nascosto in così tanta vergogna e segretezza?

T: Non ho alcuna autorità su questo, ma penso che sia perché è più facile così. È confortante per le persone fare una smorfia davanti alla dipendenza e pensare che non possa affliggere loro, la famiglia o le persone che amano. Quando la verità è, come hai detto tu, che si tratta di una malattia che non fa discriminazioni. Non console razza, classe o genere. È una malattia molto umana che affligge molte persone della nostra età. Una delle cose che mi sono davvero piaciute di Beautiful Boy è che non si cura troppo di chiedersi il perché della dipendenza di Nic. Penso che sia più facile per le persone credere che si tratti di una scelta, che quando le persone sono dipendenti sono in una sorta di loop entusiasta ed euforico, quando invece c’è spesso un enorme buco nero, come direbbe Nic, oppure un luogo del dolore.

H: Quando hai visto per la prima volta il film completo c’è stato qualcosa che ti ha sorpreso?
T: Ero più terrorizzato all’idea di vedere questo film più di tutti gli altri perché è basato su persone reali. Ho sentito la pressione – vederlo per la prima volta non è stata un’esperienza molto serena.

H: Ogni volta che faccio film o video musicali, spesso lascio dei messaggi segreti per gli amici; come ad esempio indossare il nome o una cosa di qualcuno, come la collana che i figli di un mio amico hanno fatto per me. Anche tu lasci dei messaggi segreti per le persone nei tuoi film?

T: Sono un attore molto tattile, e se cominciato mettermi in testa di far schifo, ad un certo punto inizio a cercare delle cose e ho dei piccoli promemoria. Ovviamente per quanto riguarda Chiamami col tuo nome quando giravamo nella casa, c’erano molti angoli e fessure dove mi sentivo più a mio agio. Ci sono piccole cose di me in ogni ruolo e ci sono piccole cose che porto con me quando finisco.

H: Quando hai letto la sceneggiatura di Chiamami col tuo nome c’è stata una scena in particolare che ti ha fatto capire che dovevi fare quel film?
T: Probabilmente è la scena in cui Elio rivela i suoi sentimenti per Oliver vicino al monumento di guerra. Il libro è così genuino, compiuto e ben scritto che ho pensato che quella scena sarebbe stato un barometro per capire cosa sarebbe riuscito bene e cosa no. Quel giorno, Luca Guadagnino non sapeva come voleva girare, e in realtà è stato Armie Hammer ad aver avuto l’idea di farlo in una singola inquadratura larga.  Ha tolto l’intero imbarazzante “effetto Hollywood”. Se metti il muto sul film non riesci a dire che qualcuno sta dicendo a qualcun altro che è innamorato di lui.

H: Ci sono stati rumor su un sequel, sei nervoso all’idea di portare avanti una storia che così tante persone hanno amato?
T: Abbiamo fatto il primo film nell’umile speranza che i fan del libro sarebbero andati a vederlo. Mi piacerebbe fare un sequel, quel tipo di sfida è davvero eccitante per me.

H: Riesci ancora a mangiare le pesche? 
T: [Ride] Umm, sì ci riesco – ma non senza pensarci…

H: Io non ci riesco…
T: [Ride ancora] Quella è la scena più strana di sempre da vedere con i tuoi genitori. Il mio povero padre…

H: Sono sicuro che ci ha provato anche lui. Sei molto legato alla tua famiglia, vero?
T: Si, lo sono. E tu?

H: Già, qualche volta i miei genitori vengono in tour ed è sempre bello averli intorno. Gli ultimi anni sono stati pazzeschi per te. Che ruolo hanno avuto i tuoi genitori nel mantenere la normalità intorno a te?

T: Credo che la cosa più preziosa che ho ricevuto dai miei genitori – e che ho provato a dare loro per quanto possibile – è l’amore e il sostegno. Spero che non suoni smielato, ma è vero. Nei tuoi ultimi anni da adolescente, all’inizio dei venti capisci che i tuoi genitori sono umani. Questo non vuol dire che non ho avuto grandi consigli da parte loro, al contrario. Ma raggiunti un’età in cui prendi il controllo della tua vita. Mia madre recentemente ha pubblicato questa foto di lei e mio padre alla premiere di Beautiful Boy e mi spezza il cuore in modo positivo, loro scoppiano di orgoglio. Toglie quasi il fiato.

H: Ti prendi mai un momento per renderti conto di quanto sia bellissimo tutto questo? Io tengo un diario e lo trovo sempre utile per scrivere canzoni. Anche se si tratta solo di un elenco in punti che mi fa fermare e tenere il conto di quello che sta succedendo.

T: Già, anch’io tengo un diario e appunto anche i pensieri nell’applicazione delle note nel mio telefono. Essere grato e apprezzare dove sei arrivato è molto importante per me, ma questo vale per me. Avere abbastanza tempo per scrivere un diario o semplicemente essere grato. Ho un un anno e mezzo di lavoro che mi aspetta adesso, sto facendo Piccole Donne e Dune... e spero di poter avere del tempo per apprezzarlo. Quello che mi conforta quando mi sveglio, nei confini della salute, ho sempre una sottile sensazione di gratitudine. È davvero incredibile sentire qualcuno come te, che fa questo da un bel po’ di tempo, che ha l’oggettività e l’abilità di fare un passo indietro e scrivere un diario. Prendersi del tempo per rispettare se stessi è importante.

H: Qualche volta nei programmi TV sembri molto nervoso, mentre sullo schermo sei un attore estremamente sicuro. Trovi più facile interpretare qualcuno piuttosto che essere te stesso? 
T: Oh questa è una bella domanda. Penso che il veleno per i giovani che vivono pubblicamente, in ambienti sociali o nella vita in generale, è la supponenza, penso sia questo che mi rende nervoso durante i talk show. Sono nuovo a queste cose, quindi mi metto nei panni del pubblico e li immagini vedere questo giovane tipo sconosciuto che cerca di parlare di film in modo serio facendo loro l’occhiolino.

Cosa ne pensate della bellissima intervista di Harry Styles a Timothée Chalamet? Vi piacerebbe vederli insieme?

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