Sanremo 2018: recensione e riassunto della terza serata

di Claudia Lisa Moeller

Anche questa terza serata di Sanremo 2018 è andata.

Cosa dobbiamo scrivere di questa terza puntata di Sanremo 2018? Potremmo fare CTRL + C e CTRL + V e riproporvi gran parte della recensione e commento dell’altra sera. Ad aprire i giovani e poi le canzoni in gara sono una parentesi trai grandi ospiti che cantano le canzoni di Baglioni. Unica novità è il reintegro di Ermal Meta e Fabrizio Moro in gara.

Unica differenza è l’entrata in scena di Virginia Raffaele. Come succede da non so quanti Sanremo, Virginia Raffaele sembra ormai parte dell’Ariston. Non è possibile avere un Sanremo senza di lei. Quest’anno la comica si è presentata nei suoi panni. Senza imitare nessuno.

Il suo pezzo ruota intorno alla bellezza del direttore artistico. La claque a questo punto non contiene l’emozione e si lascia in urla selvagge. Mai come questa serata si sente lo studio strepitare per ogni frase, per ogni complimento troppo poco generoso o veritiero nei confronti del protagonista di questo Sanremo 2018.

Alle 22.30 succede qualcosa di strano. La conduttrice Hunziker ci racconta come in tutta Europa, anzi no nell’intero mondo si aspetta e si guarda Sanremo. Così introduce qualcuno che può spiegarci il successo internazionale di Sanremo. Ed ecco che entra chi mai avresti potuto immaginare. È Favino conciato da Steve Jobs che dovrebbe spiegarci le qualità di Sanremo come località geografica e di festival canoro. Al che ti chiedi: davvero qualcuno pensa che a Cupertino qualcuno guardi Sanremo?

In più perché imitare un inventore morto da qualche anno? Che senso avrebbe? Dove fa ridere? È solo di pessimo gusto. Ma l’imitazione è peggiorata dall’ingresso di Baglioni vestito da Neo di Matrix. Egli è un robot. In questo momento vorrei sapere cosa hanno pensato gli autori quando hanno scritto questo siparietto. E’ una metafora? E’ un’allegoria? Devo leggere al contrario qualcosa o risentire tutto all’incontrario per trovare la battuta?

Alle 23 Hunziker non si rassegna e vuole ancora cantare. Per fortuna un siparietto (ben costruito all’inizio) di una contestante tra il pubblico la interrompe. Un manipolo di donne salgono sul palco e rubano la scena a Michelle Hunziker cantando un medley di canzoni italiane sulla figura della donna. Ovviamente la figura della donna è soprattutto quella della mamma. Dopo questo numero la conduttrice ci svela perché abbiamo appena sentito questa hit parade di canzoni al femminile.

Questo era il momento di denuncia contro i femminicidi e le violenze sulle donne. “Uomini e donne assieme contro la violenza!” dice Michelle Hunziker, ma gli uomini non ci sono. Inoltre il numero per come è stato realizzato era molto confusionario. Non ho nemmeno capito perché c’erano solo donne sul palco e nessun uomo. Perché un numero in stile Broadway è stato scelto per parlare delle violenze sulle donne? Soprattutto cosa voleva dirmi questo numero musicale? Cosa ha affermato? Ammetto che la performance mi è rimasta oscura: probabilmente colpa mia.

Personalmente ho trovato più femminista Noemi e il suo abito scollato. Non ha importanza se non hai il fisico da Wonderwoman di Michelle Hunziker, tu sei bellissima e fai bene a metterti un abito tanto, troppo sexy che costringe i due conduttori uomini ad arrossire. Ben fatto, Noemi!

Parliamo ora di ospiti. Soprattutto quelli internazionali. Se a qualcuno e qualcuna sicuramente si sarà emozionato/a nel rivedere Sting e James Taylor, non era possibile invitare ospiti un pochino più noti al pubblico più giovane? Invece di avere tre conduttori (o meglio due e un “dittatore artistico”) non era meglio pagare il cachet per 5 minuti di Ed Sheeran a Sanremo? O (lo so già mentre lo sto per scrivere) Justin Bieber a Sanremo? Se ormai si balla sulle note di Despacito, non vedo perché non si possano invitare cantanti popolari e di alto gradimento trai giovanissimi.

Questa serata ha visto tra gli ospiti tantissimi volti della RAI. Da Nino Frassica a Claudia Pandolfi con Claudio Santamaria che hanno tutti delle fiction sulla RAI. Va bene promuovere l’attività della RAI, ma anche la conduttrice del TG 1 era proprio necessario invitare? Non si poteva evitare questo mega spottone alla RAI che alla fine ha riempito quasi un terzo della serata?

Anche questa sera non è mancata la gag della povera Sabrina Impacciatore, disperata rigettata dal Festival che spera di poter restare sul palco più famoso d’Italia. Se la gag alla terza volta che la vediamo, risulta molto stantia; posso aggiungere però che spero di vederla l’anno prossimo davvero al Festival. Simpatica, spigliata e con tempi giusti.

Nota, già detta, sulle performance di Claudio Baglioni. Se appare, è solo per cantare le sue canzoni e farsi possibilmente elogiare dai suoi ospiti italiani. Il massimo è stato raggiunto quando Paolo Conte, alla veneranda età di 84 anni, ha dovuto raccontare di come subito riconobbe l’immenso talento di Claudio Baglioni in una trasmissione di Renzo Arbore.

Ma possibile che Claudio Baglioni abbia bisogno di questi elogi sperticati alla sua persona e alla sua carriera? Non è possibile per nessun ospite sottrarsi alla cover di una canzone di Baglioni e soprattutto elogiare l’attività musicale del cantante romano? Comunque spiace che Gino Paoli abbia avuto così poco spazio per parlare, visto che i suoi interventi e la sua saggezza sono stati un momento prezioso per Sanremo 2018.

Voto di questa serata? 6-: non migliora, ma neanche peggiora. È stabile. Ormai siamo prossimi alla fine: ancora due serate. Rimane una conferma che è davvero troppo, troppo lungo sia per ore (dalle 8.30 alle 1,30!) sia per giorni il Festival. Almeno stasera chiudiamo all’01.02! Se per questa serata mancavano idee, perché non hanno semplicemente chiuso la serata un’oretta prima?

E tu cosa ne pensi di questa terza puntata del Festival di Sanremo 2018?

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