Riccanza – Recensione: il nuovo reality show dei ricchi di MTV

di Claudia Lisa Moeller

#Riccanza è il nuovo reality show di MTV. Ogni martedì alle 22.50 sul canale SKY 133. I giovani protagonisti sono sette: Anna, Cristel, Elettra, Farid, Gian Maria, Nicolò e Tommy. Titolo della trasmissione, mi sembra, dovrebbe evocare il mondo dei ricchi intesi come bestie o vitelloni che pascolano con i soldi di mami o papi.

L’idea non è molto originale. Nemmeno in Italia. Infatti #Riccanza si prefigge di seguire la vita di 7 ereditieri italiani nella loro vita ricchissima, sfarzosissima e possibilmente ultracafonal. Già Rai 2 aveva quest’inverno pensato una singola puntata basata sul mondo dei rampolli italiani. Una sola puntata per mostrare un mondo di lusso e glamour. MTV ci ripropone un reality show lungo (14 puntate) ognuna almeno da non più di trenta minuti l’una che segue le pazzie dei ricchi ereditieri.

Che dire? Il casting è stato fatto molto male. Rigidi quasi sempre davanti alle telecamere, non particolarmente pungenti e più o meno interscambiabili tra di loro. Sicuramente nessuno di loro è un grande studioso di questi giovani. Uno cerca di sedurre una fanciulla a Mini Italia con pepsi e ignorando chi sia Federico II. Il migliore si ritiene meritevole di un anno sabbatico per ogni anno di studio che ha fatto. Tre anni di BA? Meritano tre anni di pausa di riflessione. Possibilmente con un nuovo appartamento in città.

Inoltre cosa si può dire di un giovanotto che ha vissuto a Londra, si suppone abbia potuto frequentare le migliori scuole e che parla dei suoi amici così:

Eh sapete sono della moda… (scuote le spalle) sono un po’ samba.

Samba? Non so dove incominciare ad elencare i problemi di un ragazzo che così si esprime ed evita la parola e il concetto tabù (?). Inoltre non riesco a crederci che nessun ereditiere di vaga intelligenza si sia dato disponibile alle riprese. Il dubbio viene che si sia voluto solo dare questa immagine dei ricchi ereditieri. I rampolli, se ricchi, sono stupidi. Stiamo cercando la Paris Hilton italiana. Peccato che tutto ciò risulti se non noioso alla lunga, anche al quanto da “poveraccio” come idea di base. Il concept di base è quello che chi nasce con la camicia sia scemo: degno della peggiore invidia.

In America il genere delle famiglie ricche sta arrivando alla fine. Resistono ancora le Real Houswives, ma già le Kardashian sono prossime alla chiusura del loro reality. In Italia arriviamo con una decina d’anni di ritardo sul mostrare la vita lussuosa e ricca. Inoltre le varie Kardashian, qualsiasi cosa si possa pensare di loro, nel reality sulla loro famiglia sono mostrate come donne indipendenti e sempre pronte a fare affari. Certo sono nate fortunate, ma in parte hanno aumentato la loro ricchezza da sé.

Qui i figli danno l’impressione che non saprebbero nemmeno chiudersi una camicia da soli. Una selezione genetica fortuita all’inverso di Darwin: non tanto chi è il più forte sopravvive, ma il più debole nasce ricco e sopperisce così alle sue mancanze. Pochissimi genitori si mostrano in video, giusto chi lo fa per apparire come grandi capitani d’industria che non negano ai figli un po’ di attenzione e di small talk.

Altro elemento dove si nota la scarsità di mezzi investiti è la sigla: poteva anche essere simpatica, se non fosse stata un’accozzaglia di MEME di internet messi insieme alla meno e peggio.

Sulla grafica lascio perdere del tutto… Inoltre il montaggio spesso lascia a desiderare lasciando grandi buchi narrativi. Anche la tecnica “selfie”, gli stessi ricchi si auto riprendono, non è particolarmente vincente a mio avviso. Testimonia solo che per molti momenti i ripresi erano da soli e dovevano provvedere da sé alle riprese. Non si è nemmeno investito in una troupe che li seguisse 24/7.

Le massime di Elettra Lamborghini lasciano il tempo che trovano. Tamarrotta trai diamanti. Già visto. Già sentito. Il commento del suo amico: “Lei è esattamente come appare” non so quanto sia davvero un complimento.

Infine stupisce, come anche il reality di RAI 2, perché giovani così ricchi e pieni di possibilità necessitino tutte queste attenzioni. In #Riccanza almeno due dei rampolli volevano diventare webstar: uno come youtuber e l’altro come fashion blogger. Viene il serio dubbio che molti di questi giovani abbiano qualche serio problema di autostima. Ecco anche la voglia di ostentare un viaggio (inutile oltre che costoso e lungo) aereo tra Milano e Bologna. O una lezione di guida su un suv automatico sul prato tagliato all’inglese.

[Per la cronaca ad occhi esperti le piste di decollo ed atterraggio del viaggio Milano – Bologna appaiono essere la medesima solo ripresa da due angolazioni diverse… Che sia stato un banale touch & go a favor di telecamera per di nuovo ostentare?]

Voto a #Riccanza? 5. Casting terribile, montaggio medio e sigla a dir poco imbarazzante. Si salva il progetto solo perché almeno le puntate sono corte.

E tu ti trovi d’accordo con questa recensione di #Riccanza?

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