Come quando fuori piove di Virginia Raffaele: recensione

di Claudia Lisa Moeller

Come quando fuori piove è una serie TV e programma italiano di NOVE in onda ogni mercoledì. In prima serata.

La protagonista assoluta, una e quatrina, è Virginia Raffaele, la comica più famosa del momento e più brava che cè. A mio giudizio sono tutti meriti a lei misteriosamente attribuiti. Per una volta, perciò, non farò una recensione e mi limiterò a far vedere come questa ennesima fatica di Virginia Raffaele sia un prodotto mediocre e non un’opera di genio e ingegno.

“Come quando fuori piove” è un road movie. L’idea è di raccontare quattro donne diverse a bordo di quattro veicoli: ognuna in viaggio per scopi diversi. Se già il road movie è quella struttura narrativa che negli ultimi anni è stata abusata, qui ci troviamo davanti a un curioso paradosso. Le protagoniste sono donne, ma al volante sono tre uomini. L’unica donna al volante è un’attrice nevrotica incapace di far manovra nonostante l’abbondante spazio (tra l’altro la macchina è parcheggiata davanti ad un passo carraio). Comunque la cosa interessante è come la protagonista sia sempre donna, ma l’uomo conduce. Anche perché le donne non saprebbero fare niente di per sé se non lagnarsi, parlare a vanvera e cantare stonatamente.

Ma sorvolando sulla struttura narrativa arriviamo ai personaggi. La prima (per introduzione) è la Prof.ssa Gregoria, la quale non è altro che un misto delle imitazioni (già straviste) della Vanoni e della Versace messe nel corpo della opinionista Barbara Alberti. Segue l’attrice Severia che riprende tutti i cliché dell’attrice nevrotica di teatro e di cinema che ha bisogno di psicofarmaci anche solo per uscire – male – da un parcheggio. Poi c’è la sposina Susanna, un esempio di Bridezilla. Il termine inglese si usa per le spose ossessionate dal loro giorno più bello. Susanna allucina il marito reo di aver perso il fotografo che doveva immortalarli dopo la cerimonia. Infine ecco Giorgiamaura: la ragazzina ha problemi cognitivi, la famiglia del Sud la vuole abbandonare per strada, ma lei sogna di andare ai talent show di Maria de Filippi.

La comicità in questo particolare caso mi sfugge: perché dovrebbe far ridere una famiglia violenta, volgare e maschilista (si menziona più volte che il fratello di Giorgiamaura può parlare e lei no) in cui la giovane Giorgiamaura è cresciuta tra impropri e vessazioni di ogni tipo?

Tralasciamo poi la critica banale sulla intelligenza di chi partecipa ai talent, nella quale la comica ha per altro preso parte. Infatti Giorgiamaura l’avete già vista ad “Amici” l’anno scorso. Quindi almeno due dei personaggi su quattro di “Come quando fuori piove” sono già noti al pubblico.

Rimane ancora più misterioso, però, come il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali possa aver deciso che questa serie valesse la pena di essere finanziata. Cosa racconta questa serie di tanto meritevole da ricevere fondi statali?

Per tutti questi motivi mi pare incomprensibile considerare la serie “Come quando fuori piove” un esperimento nuovo, originale e comico. La voglia di essere Mario Monicelli si sente (si noti il riferimento del titolo ad una serie tv del regista), ma manca la mordenza, il carattere grottesco e il cinismo delle commedie del regista. Tanto più se il riferimento sono “I mostri” e poi “I nuovi mostri”.

E tu come trovi “Come quando fuori piove” di Virgina Raffaele?

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