Stardust. Una stella brilla al di sopra di un avvincente scontro tra Bene e Male

di admin

STARDUST –  un film di Matthew Vaughn. Con Claire Danes, Charlie Cox, Sienna Miller, Ricky Gervais, Jason Flemyng, Rupert Everett, Peter O’Toole, Michelle Pfeiffer, Robert De Niro Genere:  Avventura – Colore – Durata: 130 minuti – Produzione: Gran Bretagna, USA 2007 – Distribuzione: Universal Pictures

Il viaggio è sempre il terreno di formazione di un eroe: che si tratti di un viaggio psichico o fisico, alla fine qualcosa accade e il destino del personaggio viene rovesciato. Se si aggiunge un “C’era una volta” all’inizio di un’ambientazione fantastica e si termina con un “vissero felici e contenti” si ottiene la favola perfetta, ma ciò che vive nel mezzo deve esserne all’altezza. Quella di Stardust è una storia che non tradisce le attese, la straordinaria combinazione di tradizione e di elementi metaforici che rinviano ad una riflessione profondamente reale.

La firma su questa avventura è di Neil Gaiman, universalmente riconosciuto tra i più grandi scrittori e autori di fumetti attualmente in circolazione, divenuto celebre negli anni ’90 con la serie The Sandman. Uscito nel 1998 Stardust è un suo romanzo, illustrato splendidamente da Charles Vess, in cui si narrano le vicende del giovane Tristan che decide di partire, affrontando mille pericoli, per portare in dono alla sua amata una stella caduta dal cielo. Ma il ragazzo non è il solo a cercare la stella e parallelamente si intrecciano intrighi e scontri, da una parte tra i figli del re che ambiscono al trono e dall’altra tra le streghe malvagie che bramano l’eterna giovinezza.

Tutto inizia da un muro. Il confine est del villaggio di Wall separa il mondo degli umani da quello immaginifico: cosa ci sia al di là nessuno lo sa poiché nessuno è mai riuscito ad attraversarlo. Eccola lì, l’ignoranza che si staglia all’infinito per il solo gusto di separare; la convivenza dei cittadini con quel muro, e con la distanza da ciò che esso nasconde, è una rappresentazione della chiusura consolidata di chi non sa sognare. La negazione di una realtà altra , il disconoscimento della fantasia, ne sono la conseguenza e tutto ciò affiora come una rivelazione nell’eccelsa battuta del vecchio guardiano: «Ho passato una vita a cercare di non far uscire nessuno mentre avrei dovuto impedire a quelli di fuori di entrare». È sottile un confine quando si tratta non di proteggere ma di difendere, come la realtà anche l’immaginazione.

Crollano le certezze, come crolla in Tristan (Charlie Cox) l’amore per l’arida Victoria (Sienna Miller). Lo scontro protagonista su tutti è quello della femminilità, perché sì, la stella ha un nome (Yvaine) e il corpo di Claire Danes. Dunque da un capo del filo la bella del villaggio, avara di sentimenti e assetata di squallide ambizioni, strattona il cuore del giovane garzone impacciato ma coraggioso, mentre dall’altro lato c’è il regalo, la stella Yvaine, sfavillante di una fine semplicità e di un’ironia che conquista prima il pubblico e poi il nostro eroe.

Il regista Mattew Vaughn vuole attingere alle nostre favole e al nostro mondo per mettere in scena Stardust . Non è strano quindi che torni alla mente La storia infinita di Petersen o nelle scene di duelli La storia fantastica di Reiner o, ancora, il video di Frozen di Chris Cunningham per Madonna nelle scene della bella strega Michelle Pfeiffer. Come non sembra affatto un caso che i fantasmi dei figli del re (Peter O’Tool) siano lì a godersi la scena, seduti l’uno accanto all’altro, ricalcando quella celebre fotografia del 1932 scattata agli operai sospesi nel vuoto sulla trave intitolata Pranzo al Rockfeller Center. Non manca la colonna sonora dei Take That sullo sfondo dell’amore  tra i due protagonisti. 

Senza dubbio possiamo dire che la polvere di stelle di questo film è il cast, a partire proprio dalla splendida-orribile Michelle Pfeiffer, dal bravo Charlie Cox, per chiudere sul re indiscusso Robert De Niro nei panni del pirata Capitan Shakespeare, assente nel romanzo originale. Forse il personaggio che più attrae il pubblico, quest’ultimo, perché dotato di più sfaccettature, l’unico ad avere un segreto, l’unico ad avere una doppia identità e dei problemi nel preservarla.

Ecco cosa si può rimproverare a questo racconto alla fine di tutto:  C’è troppa staticità emotiva nei personaggi di Gaiman, una scissione troppo netta tra bene e male che ci risulta un po’ datata, sia come lettori sia come spettatori. Che abbia voluto proprio così? Riportarci ad un’era di favole dove Cappuccetto Rosso non si sarebbe mai alleata con il lupo per conquistare la casa della nonna e andare a vivere da sola lontana dalla madre? E sia. Il film è bello e scorre con piacevolezza nei rimbalzi di ironia e fantastici effetti speciali.

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