Sex and the city 2: che delusione!

di admin

Le avevamo lasciate felici e soddisfatte delle loro vite, tutte sposate, ad eccezione di Samantha che ha preferito la libertà, e con una gravidanza a lungo desiderata (quella di Charlotte) per completare un quadretto degno delle migliori favole. Forse avrebbe dovuto finire lì, ci saremmo potute cullare nell’ideale romantico del “vissero tutti felici e contenti” e invece no. Poche settimane fa infatti è uscito nelle sale Sex and the City 2, il secondo episodio cinematografico della omonima serie.

La trama

La scena si apre con un salto temporale di due anni, le quattro amiche sono ad un matrimonio con i rispettivi consorti e rispettiva prole (due bambine Charlotte e un bambino per Miranda) e tanti tanti musi. I bambini che strillano, i coniugi che sbavano guardando l’attraente e giovane tata, Carrie annoiata che osserva il marito come se fosse un reperto archeologico e i figli delle amiche senza alcun senso materno e Samantha che ingoia pastiglie per cercare di ritardare i sintomi della menopausa. Il quadro è da seconda guerra mondiale, ma dove sono le 4 single rampanti che avevamo imparato a conoscere e che hanno fatto sapere al mondo che esiste nuovo modo di essere donna? Il film prosegue, loro sono sempre più stanche e depresse e anche a te viene il magone. Poi all’improvviso la bionda Samantha propone un viaggio in Medio Oriente e si intravede la possibilità di recuperare il vecchio spirito libero ma la speranza è presto disillusa. Impossibile lasciarsi alle spalle i problemi familiari e il sole impietoso di Abu Dhabi le coglie per ciò che sono: signore distinte con il volto segnato dal tempo alle prese con le frustrazioni comuni ad ogni donna: sentirsi cattive madri per non essere capaci di frenare il pianto dei propri figli, capire che l’assenza di una carriera rende la vita incompleta, o alla ricerca di uomini che possano suscitare in loro le antiche emozioni che ormai sentono solo al momento dell’acquisto di gingilli alla moda. L’emancipazione si è trasformata in noia da routine e loro sono in fondo solo un gruppo di snob che fanno sembrare la vita di ogni donna normale un inferno quotidiano. Alla fine si arrendono e dopo una serie di peripezie poco degne di nota (non si ride molto) e dopo aver appreso con sollievo che anche le donne arabe sotto il burqa vestono alla moda, se ne tornano alle loro case capendo che ci sono drammi peggiori (in effetti loro sono ricche, hanno la tata, non cucinano e non puliscono, stanno in casa con i tacchi a spillo). L’unico vero valore che emerge da questo film è la loro amicizia che dura negli anni e resiste salda a tutti gli alti e bassi della vita.

Non consiglio la visione di questa seconda parte se non altro perché mostra che l’emancipazione femminile è legata al potere d’ acquisto di oggetti inutili e al collezionismo di uomini. Meglio fermarsi al finale da fiaba di due anni fa e credere che la vita continui, felice, anche dopo il matrimonio.

 

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