Sam Smith – The Thrill of it all: la recensione di GingerGeneration.it

di Alberto Muraro

Autunno. Le temperature si abbassano, le giornate si accorciano, fuori dalla finestra piove e cadono le foglie. È la stagione perfetta per ascoltare The Thrill of it all, il secondo disco del fenomeno Sam Smith.

TOMORROW

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A tre anni di distanza dal successo del debutto di In the lonely hour (7 milioni di copie in tutto il mondo, quattro Grammy award, mica bruscolini) Sam Smith è tornato cambiato più nella forma che nella sostanza. Dopo essersi buttato alle spalle quasi 20 chili, l’artista britannico è dunque pronto a rimettersi in gioco con uno stile che è rimasto invariato solo a metà.

Il secondo album della carriera di Sam Smith, chiariamolo, è delizioso ma dopo tutto non è nulla di straordinariamente nuovo o inaspettato. L’artista è infatti rimasto ben inquadrato in un pop d’autore di altissimo livello spruzzato qua e là di soul e, in questo album in particolare, di gospel.

Le prime anticipazioni sull’album ci sono infatti arrivate proprio dai due primi validissimi singoli Too Good at Goodbyes e Pray, pezzi nei quali appare un maestoso coro di voci nere che accompagna la ben più acuta vocalità di un cantante dalle mille sfaccettature interpretative.

Così come avvenuto nel precedente album, Sam Smith sfrutta la musica come forma di cura per il mal d’amore. Nonostante sia oggi felicemente fidanzato con l’attore di 13 Reasons Why, Brandon Flynn, il cantante ha rivelato di essere stato costretto a mettere fine alla sua precedenze relazione a causa dell’insostenibile peso della fama.

I cocci di un amore distrutto Sam Smith cerca di rimetterli insieme proprio grazie alle sue canzoni. Nascono così pezzi splendidi come il doo-wop di Midnight Train (salgo sul treno di mezzanotte, ho le mie ragioni ma non riesco a spiegarle) o ancora in ballatone a tutta voce come Burning. Menzione a parte merita inoltre HIM, canzone con la quale Smith racconta di un uomo (sé stesso) pronto a combattere contro il padre e lo stesso Dio per l’uomo che ama.

Il gioiello vero del disco resta però Say it first, canzone prodotta dal genio di Malay (già visto nel capolavoro Mind of Mine di Zayn Malik). Nel pezzo, il cantante chiede all’amante il coraggio di pronunciare un “ti amo” che pare sospeso in aria.

The thrill of it all non è, in ogni caso, un capolavoro e potrebbe comunque lasciare deluso qualche ascoltatore. Sam Smith non ci risparmia infatti l’abusatissima retrò di Baby, You Drive me Crazy e di One more song e nemmeno un paio di momenti di noia (Nothing left for you) ma poco importa, dopo tutto. Se è vero che il secondo album è il più difficile nella carriera di un artista, il cantante di Stay with me è riuscito in ogni caso a fare un ottimo lavoro.

Che cosa ne pensate di The thrill of it all di Sam Smith?

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