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Intervista ai Fun.: “Dopo We Are Young il mondo sembra un posto più piccolo”

scritto da Alice Ziveri
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We Are Young ormai la conosciamo e canticchiamo tutti: è il singolo che ha lanciato i Fun., il trio del New Jersey composto da Nate Ruess, Jack Antonoff e Andrew Dost. Sì, sono americani, anche se a vederli sembrerebbero appena usciti da Brick Lane a Londra. Some Nights, l’album da cui è tratta We Are Young, è uscito il 22 Maggio in Italia; è il loro secondo album, e per metterlo insieme hanno lavorato con Jeff Bhasker, produttore di gente come Alicia Keys e Kanye West. Difficile incasellarlo in un genere, è un disco che intreccia pop, rock, momenti corali e orchestrali a autotune e ritmi hip-hop, testi pessimisti e momenti gioiosi. La nota fortemente caratterizzante è sicuramente la voce del cantante Nate Ruess.
Abbiamo incontrato i Fun. a Milano in una giornata da apocalisse, mentre fuori imperversava il diluvio universale sullo sfondo di un cielo dal colore surreale. Dopo dieci minuti di tergiversazioni sulle Malboro, sul vivere con i genitori e sulla mamma di Jack che, apparentemente, non sa cucinare, ecco cosa ci hanno raccontato di Some Nights e della loro musica!

Perchè il nome Fun.?
Nate “Fun.” funzionava perchè è una parola breve, diretta.
Jack C’è già tanto nella nostra musica e nei concerti. Sono intensi, pieni di emozioni. Per cui ci siamo sforzati di rendere tutto quello che c’è intorno semplice e immediato: che sia il nome della band, la cover dell’album, le immagini… abbiamo voluto evitare di portare tutto al limite. Il “sentiero” che porta al centro del cerchio deve essere semplice. Fun. era perfetto, perchè è breve, è facile da dire, facile da ricordare, specialmente con il punto non ha nessun significato particolare, è così e basta. Un po’ come la copertina del disco. Ti confonde abbastanza da voler fare un passo in più, arrivando all’album e ai concerti, che poi sono le uniche cose che contano.

Questo disco è diverso dai vostri lavori precedenti?
Nate Sì, c’è una differenza ben percettibile. Nel primo album stavamo iniziando a conoscerci, ad abituarci al processo di scrittura, e cercavamo di stupirci l’uno con l’altro. Quando si tira in ballo l’influenza dei Queen ho sempre l’impressione che chi lo dice abbia ascoltato il disco precedente, perchè lì veramente stavamo sparando alto, accumulando tantissimi livelli di accordi, armonie vocali e tutto il resto. Invece per questo album abbiamo voluto spogliarci di tutta questa roba. E per noi tre ha voluto dire smetterla di cercare di impressionarci, ma capirci; ha smesso di essere una questione individuale ed è diventato un lavoro di coesione. Penso che si rifletta nelle canzoni: sono più compatte. Soprattutto nelle fasi iniziali c’è una grande influenza di classici come Elton John, poi catapultate nel futuro con una produzione hip-hop, breakbeats e sintetizzatori moderni.
Jack La chimica è un po’ come quella dell’amore. Alla fine tutti, bene o male, possono fare un buon  primo album, perchè c’è sempre quella sorta di eccitamento e rilascio di endorfine. La prova del nove è il secondo album, quando è ormai superata la fase del tirare fuori tutte le tue armi migliori. Dovevamo riuscire a fare bene senza l’eccitamento della novità. Che è la cosa migliore, secondo noi.

Il cast di Glee ha fatto una cover di We Are Young: che sensazione è?
Nate Incredibile. La canzone era uscita di circa un mese, e stava andando bene fra chi era già fan della band; ma la maggior parte del mondo, credo, ancora non ci aveva ancora sentito. Glee è stata la prima, grande finestra sul mondo del mainstream per noi. E’ stata una cosa particolare, perchè Glee non fa sempre così: siamo stati la prima band della quale hanno fatto una cover, benchè non avesse una “hit”. Un’ulteriore riprova di quanto lo show sia meraviglioso e all’avanguardia. In pratica hanno detto: “Beh, la gente forse non conosce la canzone, ma una volta che l’avremo fatta inizieranno a conoscerla”, ed è stata una sensazione fantastica.

Siete molto al passo con i tempi sotto questo punto di vista: avete la canzone in uno show, in una pubblicità… Si pensate che si faccia fatica a vedere dischi in questo periodo?
Nate Sì. Siamo stati fortunati ad avere questi spiragli. Abbiamo detto di no ad altre cose, non è che accettiamo tutto. Anche decidere di mettere la propria canzone nella pubblicità di una macchina richiede un minimo di discussione; e una volta che l’hai fatto devi prenderne atto e esserne fiero. Ma era la pubblicità di un’auto, quindi abbiamo pensato che sarebbero riusciti ad usarla in maniera straordinaria. E quando abbiamo visto una prima clip, con la macchina che faceva il kickflip, beh era incredibile! Dimostra quanto siano talentuosi i creativi pubblicitari. Hanno usato il brano in un modo fantastico, ne siamo fieri. Così come siamo fieri di quello che è successo al Superbowl: c’erano 4 ospiti musicali, 4 osptiti che vedevi fisicamente oltre che sentirne la voce. Noi eravamo in una clip di venti secondi… eppure la nostra canzone è quella che è svettata alla numero uno, il giorno dopo.

Suonate da molti anni, anche prima dei Fun. eravate in altre band, ma questa è la prima hit mondiale che avete. Come cambiano le prospettive sul futuro?
Nate Prima era difficilissimo riuscire a venire in Europa. Anzi, era difficile anche fare un tour americano. Pur avendo avuto altre band, iniziarne una nuova significa ripartire da zero. Siamo stati in tour con i Paramore, gente che attira 8000 persone a serata, ma alla fine del concerto vendevamo tipo 3 CD. E’ difficile, perdi molti soldi e hai davvero l’impressione di riniziare dal niente. Non puoi neanche permetterti di venire fino in Europa. Quello che sta accadendo adesso è incredibile, il mondo sembra un posto più piccolo. E’ come se niente fosse off-limits. Possiamo puntare il dito su un punto qualunque del mappamondo, e c’è la concerta possibilità di andarci, e trovare persone che ci supportano e altre da cui farci conoscere.

Come mai avete scelto di collaborare con Janelle Monae?
Jack Perchè è bravissima. La cosa bella è proprio che la collaborazione è nata per questo, non per qualche incastro progettato dalle case discografiche. Cercavamo un’artista donna, Andrew ne parlava benissimo e quindi era in cima alla lista; poi Jeff le ha parlato, le ha suonato la canzone eccetera. Ma è bello che sia una collaborazione che è nata dal cuore. Semplicemente eravamo suoi grandi fan, e a volte i sogni diventano realtà.

A breve partirà il tour. Come vi sentite?
Jack I prossimi tour sono speciali per ragioni diverse. Quello americano sarà il primo che rifletterà quello che è successo con l’album e con il singolo; quello precedente era stato fissato prima che uscisse il disco e prima che il singolo decollasse, quindi era un po’ una grande festa con i fan e la gente che ci sostiene da diversi anni. Il prossimo sarà in location più grandi, sarà curioso vedere come i nuovi fan si amalgamano ai vecchi. E il tour europeo sarà speciale perchè non abbiamo mai suonato in Europa. Dopo 12 anni a suonare hai quasi la sensazione di essere stato ovunque, anche se hai suonato solo negli USA; ti fa perdere qualcosa. Questa sarà la prima occasione per riguadagnare quella sensazione indescrivibile di suonare per un pubblico nuovo. Specialmente un pubblico che non parla la tua lingua, perchè allora puoi comunicare solamente attraverso la musica. Sarà bello, non vediamo l’ora di scoprire come ce la caveremo.