Evan Peters – INTERVISTA: “In AHS vorrei interpretare un ragazzo normale”

di Laura Boni
evan peters

Non c’è serie tv capace di mettere alla prova i propri attori come American Horror Story. Stagione dopo stagione, ogni membro del cast ha dovuto trasformare se stesso in un personaggio completamente diverso rispetto a quello dell’anno precedente e, spesso, sempre più strano ed inquietante. Il talento di Evan Peters, più di ogni altro collega, è stato messo alla prova da Ryan Murphy, ma c’è un personaggio con il quale non vede l’ora di cimentarsi?

Ho incontrato l’attore americano al Giffoni 2019, dove ha avuto l’opportunità di confrontarsi con un gruppo incredibile di giovani giurati. In questa intervista esclusiva per GingerGeneration.it, Evan Peters mi ha raccontato di come cambiavano le dinamiche tra il cast ogni volta che dovevano interpretare personaggi diversi e, soprattutto, ha confessato di voler interpretare un ragazzo comune.

E, soprattutto, ha apprezzato il mio spirito ribelle di indossare una maglietta con scritto “venerdì” di martedì.

Guarda l’intervista esclusiva di Ginger:

Il suo futuro in American Horror Story:

Evan Peters ha deciso di partecipare alla prossima stagione di AHS e durante la conferenza stampa a Giffoni ne ha spiegato il motivo: “Far parte della serie è un lavoro molto pesante, ci vuole molta forza di volontà. Voglio prendermi una pausa, rilassarmi un po’. Di questa nuova stagione sarò di certo uno spettatore!“.

Ma qual è stato il personaggio più complesso da interpretare? “Sicuramente Kyle, è stato difficile capire come entrare nella sua mentalità. Come ricorderete, è un po’ un personaggio alla Frankenstein. Ho dovuto imparare ad usare degli arti finti, perché il suo corpo è stato ricostruito. Il suo personaggio resuscita e deve reimparare a vivere, come se fosse un bambino, perché il suo corpo è stato ricostruito. Non è stato un gioco da ragazzi!” ha spiegato.

Per prepararmi sono andato a teatro a vedere uno spettacolo di Benedict Comberbach in cui interpretava Frankenstein, lui aveva fatto un lavoro molto ispirante ed interessante. Ovviamente io non sono stato bravo quanto lui”.

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