Bee Movie. Ovvero quando la natura denuncia l'uomo

di admin

Un film di Steve Hickner, Simon J. Smith – Genere: Animazione, colore 90 minuti – Produzione: USA 2007 – Distribuzione: Universal Pictures – Uscita: 21 Dicembre.

C’era un tempo in cui l’espressione "B-Movie" veniva usata per distinguere le grandi produzioni Hollywoodiane da quelle a budget ridotto.
Leggenda vuole che una bella sera di qualche anno fa, a cena con Steven Spielberg, il comico Jerry Seinfeld – da tempo concentrato sull’idea di film d’animazione sulle api – tentò di coprire uno di quegli imbarazzanti tempi morti che raffreddano le conversazioni raccontando la sua idea. Spielberg al nome di “Bee Movie” scattò affascinato e chiamò l’amico Katzenberg della Dreamworks e l’indomani il progetto prese il via. Anche se il budget superò di gran lunga i serie B.

La storia è quella dell’ape Berry Benson, giovane neo-laureato, ribelle, in preda ad una crisi esistenziale di fronte al momento più cruciale della sua vita: scegliere uno tra i tremila lavori dell’alveare in cui dovrà impiegarsi per la vita. L’idea di una routine quotidiana, finché morte non lo separi dalla fabbrica del miele, lotta contro il suo desiderio di scoprire il mondo, di conoscere cosa accade là fuori. A dispetto della legge apesca che proibisce l’uscita dall’alveare a tutti i cittadini, Berry seguirà una spedizione di FucoFichi – i soldati a caccia di nettare e addetti alle impollinazioni – ritrovandosi a volare nel cuore del Central Park a Manhattan incontrando così una giovane umana, Vanessa.

Cartoon vuole che Berry non faccia caso al dettaglio di essere su per giù alto come un unghia, e presto sboccerà l’amore per la ragazza animalista che gli ha salvato la vita dalla furia omicida del fidanzato Ken – un richiamo all’ex di Barbie qui ridicolizzato da uno humor, perdonate, “pungente”.
Se per qualcuno il confronto fra diversità, i conflitti interclasse, le difficoltà di integrazione, fossero già ingredienti sufficienti a sostenere una trama, sappiate che siamo ancora all’inizio. Perché è qui, mentre si consolida un’amicizia nel quotidiano momento del fare la spesa in un supermercato, che Berry incappa nell’orrore del “reparto miele”.

I vasetti della Riserva personale di Ray Lotta – che, insieme a Sting, segna i momenti più comici del film (due in totale) – sono dappertutto: gli umani rubano il miele alle api condannandole a produrlo in alveari-carceri e utilizzando sostanze tossiche per stordirle.
Si apre la causa contro l’universo umano, le sue stranezze e le sue presunzioni, gli atti compiuti senza chiedere permesso alla natura, lo sfruttamento dei più deboli.

Cosa accade infine? Bhè, supponiamo che un ape parlante, in dolcevita nero e giallo, riesca a vincere la causa in un tribunale americano riappropriandosi di diritto di tutto il miele. Cosa accadrebbe se le api smettessero di produrlo? Non solo all’uomo, ma anche alla loro società operaia di cooperazione meccanizzata in ingranaggi perfettamente oliati?

Lasciamo i punti interrogativi su questo moderno apologo di Menenio Agrippa, per affermare invece due considerazioni: le scene in tributo – nell’anniversario dei quarant’anni – a il Laureato di Mike Nichols, nonché la celebre battuta di Ecce Bombo, valgono da sole la visione del film; esilarante il momento in piscina e l’inquadratura dal fondo verso l’alto dei coniugi Benson affacciati sul bordo vasca. Ma tutto sommato Bee Movie non è un capolavoro, nè di computer grafica  – sebbene la sfida di far interagire giganti e microbi sia molto coraggiosa per qualsiasi animatore – nè di ironia. Vale all’incirca la visione al cinema del Mercoledì e senza straordinarie aspettative.

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