Barron Trump: quando il meme virale sfocia nel cyberbullismo

di Alberto Muraro

Il giorno in cui Donald Trump è stato eletto presidente degli Stati Uniti, lo scorso 9 novembre, internet ha scoperto l’esistenza di Barron Trump, il figlio nato nel 2006 dal matrimonio del magnate con la modella Melania Knavs: in quella occasione, il piccolo Barron (vestito di tutto punto come un piccolo manager con tanto di giacca e cravatta) era finito su tutti i principali siti e giornali di gossip per un’espressione assonnata ed esausta, frutto di chissà quante ore di sonno perse dietro all’elezione del padre.

Che il padre possa essere un personaggio controverso (fermo restando che ognuno, politicamente, ha il diritto di pensarla come vuole) è indubbio, tutt’altro discorso vale per un ragazzino a malapena adolescente che si trova, suo malgrado, al centro di critiche e polemiche per presunte colpe che di fatto non ha. Pensate che qualche giorno fa una delle autrici del Saturday night Live si è permessa di scrivere sul suo profilo Twitter ufficiale un post al vetriolo con il quale, fra le righe, faceva intendere che Barron sarebbe presto diventato protagonista dell’ennesima sparatoria.

 

Katie Rich è stata immediatamente sospesa dall’incarico, com’è giusto che fosse. Ma il punto è un altro: ci riempiamo la bocca con la lotta al bullismo, alle discriminazioni e poi finiamo, come niente, ad essere i primi che si scagliano contro i bersagli facili. Trasformare una persona in meme, per quanto divertente solo in apparenza, può rendere la vita impossibile a chi diventa oggetto di schermo: qualcosa di molto simile, per quanto sia un esempio portato al limite, è successo nel caso di Tiziana Cantone, arrivata a togliersi la vita dopo che il suo video a luci rosse era finito online.

Alcuni lo chiamano fenomeno virale. Altri ancora lo chiamano con un nome forse più appropriato, cyberbullismo. Se ci scagliamo contro il figlio di Trump per il modo in cui è vestito, pettinato, o per i gesti che scambia con la madre durante una cerimonia ufficiale, andiamo ad inserirci volenti o nolenti in una dinamica con la quale, probabilmente, l’11enne Barron deve avere a che fare ogni giorno, quando si collega ad internet, quando va a scuola, quando guarda la televisione.

Se proprio dovete utilizzare i social, fatelo come Chelsea Clinton, che in un recente tweet si è apertamente schierata a favore di Barron e contro questo inutile polverone mediatico contro di lui.

“Barron Trump merita di avere la possibilità di qualunque altro bambino”. Perché si, prima ancora che essere il figlio del terribile Donald Trump, Barron è anche e soprattutto un bambino. Ce ne stiamo dimenticando davvero troppo spesso.

Che cosa ne pensate di questa vicenda?

 

Articoli Correlati