GingerGeneration.it

Saviano: la testimonianza e i racconti del giornalismo imbavagliato

scritto da admin

Ospite di Fabio Fazio a "Che tempo che fa" su Rai Tre qualche settimana fa Roberto Saviano.
Conosciuto ormai in tutto il mondo per il suo libro denuncia "Gomorra" (Mondadori, 2006), Roberto Saviano questa volta non ha parlato di sè o almeno non lo ha fatto direttamente. Infatti ha raccontato le storie di giornalisti di tutto il mondo che vengono perseguitati per aver scritto la verità: una verità troppo scomoda per la quale rischiare la vita. Questo è un argomento che sta molto a cuore a Saviano ed è anche il tema portante del suo ultimo libro "La bellezza e l’inferno" (Mondadori, 2009).

L’inferno e la bellezza

L’inferno è ciò che vive un giornalista come lui: dal 13 ottobre 2006 Roberto Saviano vive sotto scorta semplicemente a causa di "parole", un mezzo così semplice di espressione che però può costare la vita. La bellezza, il primo bene calpestato da tutti quei regimi dittatoriali che vogliono imbavagliare chiunque parli. Per capire la bellezza, Roberto Saviano ha fatto questo esempio, attingendo a fatti di cronaca decisamente recenti: "guardate la bellezza delle due ragazze che sono state uccise mentre manifestavano contro il regime di Ahmadinejad in Iran: il nome delle due vittime era Neda e Taraneh.Guardate la bellezza dei loro volti: è questa, nonchè la loro volontà di reagire al governo e la loro spontaneità, che ha spaventato i loro carnefici."
L’inferno è ciò che si scatena quando si vuole negare la bellezza, valore che per essere tale, non può certo essere slegato dalla verità. "Ma si rende giustizia a queste ragazze solo parlandone come stiamo facendo stasera" – ha detto Saviano.
Il silenzio uccide, la parola resuscita. Ed è proprio l’importanza della "parola" il tema fortemente sentito da Saviano nel suo libro.

Come Neda e Taraneh anche tanti giornalisti in tutto il mondo

Saviano ha poi raccontato con passione le storie di tanti giornalisti perseguitati e imbavagliati: una parola che ancora vive attraverso gli scritti che ci hanno lasciato.
A partire da Ken Saro-Wiva, autore nigeriano impiccato per la sua denuncia alle compagnie petrolifere che hanno lasciato solo povertà nella sua terra; per poi passare a Varlam T. Salamov che ha fatto arrivare in tutto il mondo il racconto dei suoi vent’anni passati nei gulag siberiani; e infine ad Anna Politkovskaja, uccisa dai servizi segreti russi per il suo voler raccontare le atrocità della guerra in Cecenia e a Miriam Makeba, Mama Africa, che ha cantato per la libertà del suo continente.In particolare però, Saviano ha parlato di Salamov, un autore senza il quale non sarebbe diventato quello che è ora. "La sua testimonianza dei gulag infatti" – ha commentato Saviano -"non è come le altre perchè non trasmette quell’angoscia tipica di tutti i racconti sui campi di concentramento. In Salamov c’è una visione ottimista dell’uomo, di quell’umanità che il gulag col lavoro e la fame voleva eliminare." Ha quindi raccontato un episodio de’ "I racconti di Kolyma" (Einaudi, 1999) in cui, durante una giornata di lavoro come le altre, i prigionieri del campo, tra cui Salamov stesso, sentono due orsi avvicinarsi. Affamati, imbracciano il fucile per avere un bel pò di carne di cui cibarsi: a quel punto ecco che l’orso maschio si para di fronte alla femmina per proteggerla e salvarla; l’orso maschio morirà.
Questa scena ha fatto riflettere l’autore sulla capacità dell’uomo di fare lo stesso, anche e soprattutto in una situazione estrema come quella: solo salvando la propria anima perdendola nell’amore dell’altro, l’uomo potrà salvare se stesso.Una visione delle cose che non può che stupire, soprattutto se testimoniata da chi ha vissuto quell’inferno e ne è uscito salvato dalla bellezza di sapere che l’uomo è capace di umanità. Molti spunti di riflessione e molti libri sono stati proposti durante la serata a Che tempo che fa da Saviano: testimonianze di cui la televisione avrebbe bisogno un pò più spesso.

Sentite qui sotto il racconto che Saviano fa di Varlam T. Salamov:


Immagine tratte da Flickr.com