La pecora nera: un film per riflettere

di Laura Boni

"Il disordine del cervello si cura con l’ordine dell’istituto": questo è ciò che impara sin da piccolo il protagonista de La pecora nera, il poetico film di Ascanio Celestini, che dopo lo straordinario successo riscosso al Festival di Venezia, è nelle sale dal 1 ottobre.

Paura del buio

Nicola è nato negli anni ’60," i favolosi anni ’60", ma da 35 anni vive l’esperienza del "manicomio elettrico"; gliene sono successe tante da quando, ancora bambino è stato portato nel "condominio di santi" come lo chiama lui. Nella sua mente ci sono ricordi, storie e fantasie che si mischiano e collidono fino a creare il racconto di una vita in cui l’unica cosa che sembra non finire mai è la paura; incontriamo la nonna, la suora, il primo amore, la ragazza che viene da Marte, ma anche il padre freddo, i fratelli bulli, gli sguardi compassionevoli e l’indifferenza della società. Contemporaneamente si intersecano nella narrazione i due mondi, quello degli anni ’70 e quello del 2005, il bambino e l’uomo, la realtà e la fantasia, comico e drammatico; il pubblico vive un’esperienza intensa modellata magistralmente dal regista e protagonista Ascanio Celestini.

Se metti in ordine trovi tutto

Per tre anni Ascanio Celestini ha intervistato persone rinchiuse in manicomio. Da quelle interviste è nato prima uno spettacolo teatrale che l’autore continua ancora oggi a portare in giro per l’Italia, poi un libro ed infine questo film che è approdato in concorso al Lido. Piangere è facile gurdando questo film, a volte, però, si vorrebbe anche ridere, ma uno strano pudore, mascherato da rispetto, ti permette solo un sorriso imbarazzato, ma è proprio in questa compresenza assurda di comico e tragico sta il successo di questa tragedia moderna. La pecora nera è un film profondo ed imperdibile per chi vuole trovare nel cinema qualcosa di più impegnativo del mero intrattenimemto.

Guarda un’intervista esclusiva in cui il regista e attore Ascanio Celestini parla del film

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