iDays Festival 2017: il resoconto completo di GingerGeneration.it

di Alberto Muraro

L’iDays Festival 2017 di Monza, ancor prima di essere un festival, è una vera e propria esperienza di vita, da raccontare per ore, in ogni suoi dettaglio e sfumatura: chiunque vi abbia partecipato, noi compresi, sa di che cosa stiamo parlando, in quanto contrariamente ad altri eventi musicali questo nello specifico è molto più grande, prestigioso, ma da certi punti di vista anche “incasinato”, se ci passate il termine.

GingerGeneration.it ha avuto la fortuna di godersi tutti e 4 gli appuntamenti live di questa seconda edizione (a dir poco straordinaria) che ha accolto sul palco artisti del calibro di Green Day, Radiohead, Linkin Park e Justin Bieber, e abbiamo citato soltanto gli headliner. Ogni appuntamento live, a seconda dell’affluenza (80.000 persone per la terza giornata, più di 55.000 per tutte le altre) ha avuto pregi e difetti che vale la pena raccontare per dare a Cesare quel che è di Cesare e, in parallelo, per ragionare sulle migliore che si potranno apportare in futuro.

Partiamo innanzitutto da uno dei temi cruciali, cioè la gestione degli spazi all’interno del Parco di Monza con particolare riferimento agli accessi e ai tanto chiacchierati parcheggi: l’area scelta per iDays è a dir poco gigantesca, il che comporta per forza di cose lunghe scarpinate prima di riuscire effettivamente ad arrivare sotto il palco. Sono in molti ad aver criticato le eccessive distanze da percorrere all’interno del parco (camminate da minimo 30 minuti) senza però aver proposto delle soluzioni alternative concrete che, immaginiamo, restino competenza dell’assessorato ai trasporti e alla cultura che si occupano della logistica dei concerti.

Uno dei punti contestati in questo senso, in particolare, è come già accennato legato ai parcheggi, per alcuni troppo cari ma soprattutto troppo distanti: nonostante le rimostranze siano comprensibili, resta comunque la buona fede da parte degli organizzatori, che su diversi canali hanno invitato ad utilizzare soluzioni di trasporto alternative messe per altro a disposizione a prezzi dopo tutto contenuti.

A rendere difficile la vita ai presenti, e questa è una certezza, è il tema dei token, la moneta di scambio all’interno dell’area concerti che ha semplificato la vita a chi è occupato di dare il resto in cassa e l’ha complicata a chi invece, disperato per una bottiglietta d’acqua, è stato costretto a spendere un minimo di 15 euro per 5 token che, fra le altre cose, non necessariamente sarebbero stati spesi in giornata.

Luci ed ombre, infine, anche riguardo al tema della sicurezza: nonostante nell’area fossero presenti moltissime forze dell’ordine, paramedici, e membri della security ai controlli sembra essere passato anche uno spray al peperoncino che ha creato non poca paura durante il live di Justin Bieber. Errare umanum est? Certamente, ma in un periodo in cui il terrorismo è costantemente sulle prime pagine dei giornali oggetti di questo tipo non dovrebbero passare neanche per sbaglio. L’impressione è che ci si concentri ancora troppo sui tappi delle bottigliette e meno sulle tasche interne di zaini e borse.

In linea generale, in ogni caso, iDays 2017 è riuscito alla grande, almeno dal nostro punto di vista: l’importante, da questa edizione in avanti, è capire qual è la percezione generale che il pubblico ha avuto dell’evento per comprendere cosa può essere perfezionato. A livello di line-up, comunque sia, non abbiamo veramente nulla da eccepire: godersi nella stessa giornata le esibizioni di Radioheasd e James Blake o di Bastille e Justin Bieber non ha decisamente prezzo.

Voi siete stati agli iDays 2017? Che cosa ne pensate dell’organizzazione del festival?

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