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Gianluca Grignani: “Natura Umana è nato come una necessità”

scritto da Alice Ziveri

E’ uscito il 25 Ottobre Natura Umana, il nono album di studio di Gianluca Grignani. Un disco “nato di pancia”, come lo definisce lui stesso, e un modo per dire cose che secondo lui hanno bisogno di essere espresse adesso, senza più ritardare.
Gianluca parla del suo album con passione e trasporto, quasi senza prendere fiato.
Natura Umana è l’esigenza dell’uomo di oggi di esprimere sè stesso, di non sentirsi un oggetto o uno strumento in balia della situazioni. E’ l’affermazione della propria esistenza. A quasi quarant’anni, sono parte di una generazione che si sente nel limbo, e non voglio che miei figli crescano così, voglio che qualcosa cambi. Il mio lavoro è scrivere canzoni, e allora ecco perchè il disco è nato così in fretta e con così tanta convinzione: ma non a discapito della qualità. Non avrei mai accettato di uscire così in fretta, se non fossi stato convinto che fosse un disco di qualità”
E’ la situazione della società al giorno d’oggi che ha fatto scaturire questa serie di pensieri e sensazioni, il fatto che “siamo tornati ad essere strumentalizzati. E’ da Fabbrica di plastica che lo dico. L’ho capito lì e non l’ho mai accettato, non sono uno che resta a farsi prendere in giro senza reagire: ecco perchè questo disco è nato come un istinto, una necessità”. Ma cos’è che può cambiare le cose, come si può evitare la strumentalizzazione? “E’ la consapevolezza che cambia le cose. E’ come un seme, e da lì si può far crescere una pianta. I giovani di adesso, fortunatamente, sono più consapevoli di quanto non fossero quelli della mia generazione alla loro età, e oggi sono loro che possono aiutare noi a renderci cose di cui magari non ci rendiamo conto”.
Gianluca conclude: Natura Umana viene come la conseguenza di Fabbrica di Plastica, o la sua soluzione. Lì dicevo: è tutto plastica, è tutto finto. Bene, la soluzione è proprio nel tornare alla nostra natura umana. Ma questa contrapposizione è qualcosa di cui mi rendo conto adesso, giorno per giorno, parlandone, non è qualcosa che ho pensato a priori”.
Parlando della parte prettamente musicale, Gianluca descrive questo suo nono album come un disco aggressivo, che però non si dimentica della tradizione musicale italiana più melodica, “ma allo stesso tempo, l’idea di metterci dentro le chitarre distorte è troppo affascinante. Ed è questo che faccio.”
Questa sorta di bilanciamento si ritrova anche livello di suoni e di strumenti: “Siamo riusciti a mettere insieme la concretezza della batterie, registrate in maniera molto secca, asciutta e brillante, e la morbidezza di chitarre e voci, che sono invece state registrate sui nastri. E’ un escamotage che mi permette di essere molto aggressivo ma morbido allo stesso tempo. E’ stato un lavorone, con i nastri che si rompono, devi incollarli, devi sistemarli… ma molte cose interessanti sono venute fuori proprio perchè sui nastri non ripetevamo, e allora avevi quello che avevi. E spesso è uscito qualcosa di particolare.  E’ l’istinto controbilanciato dalla ragione, dalla “perfezione” delle batterie. Il risultato mi piace molto, e non è detto che nel prossimo disco non ragionerò allo stesso modo”.