Gabriele Cirilli a Tale e Quale fa rivivere Renato Rascel! (video e testo)

di Laura Valli

La missione impossibile che questa settimana attende Gabriele Cirilli è quella di imitare Renato Rascel, dando vita ad uno splendido ricordo di uno straordinario attore, comico, cantautore e ballerino italiano.

Già le scorse settimane Gabriele Cirilli  aveva mostrato la sua capacità innata di approcciarsi ai personaggi interiorizzando alcune loro caratteristiche. Nella puntata di venerdì 28 ottobre ha riportato sul palco di Tale e Quale Show un artista poliedrico, che si è affermato nella rivista e nella televisione in banco e nero degli anni Cinquanta.

Di seguito potete vedere il video della sua esibizione di Gabriele Cirilli, e leggere il testo di una canzone che ci riporta indietro nel panorama musicale italiano di molti anni, più esattamente nel 1956.

http://www.raiplay.it/video/2016/10/Gabriele-Cirilli-imita-Renato-Rascel-2dd2344d-8824-46db-a6fc-f87f4fb671ad.html

Il piccolo corazziere – testo

Mamma ti ricordi quando ero piccoletto,
che mi ci voleva la scaletta accanto al letto,
come son cresciuto mamma mia devi vedere…
figurati che faccio il corazziere

Dicono che di crescere non mi dovrò fermare
dicono che posso ancor più alto diventare
e perciò la sera quando c’è la ritirata
mi danno l’acqua come all’insalata

Certamente crescerò,
ma in attesa mi farò
i tacchetti alti un metro e un po’

Quando noi di scorta andiamo appresso a una vettura,
noi dobbiamo essere tutti uguali di statura,
io perciò cammino tutto dritto appresso al cocchio
che i miei compagni marciano in ginocchio

Mi ricordo quando ero cadetto a Caianello,
eravamo lì che si caianellava del
più e del meno, sa, e caianella oggi caianella
domani, ma non c’era quell’amalgama sia fittizio
che avvocatizio e non disgiunto da quel senso
euforico ed assiomatico che distingue gli altri
concreti per il senso siderurgico e metallurgico.
Eravamo li che facevamo i cadetti, quando
viene uno e fa: “Scusino, che, loro fanno i cadetti?”
dico “Sì perché?”,
dice “Beh, me ne faccia due”.

Non l’avesse mai detto! Non l’avrebbe sentito
nessuno! Comunque noi continuavamo a fare
cadetti e ne facevamo anche parecchi,
tanto che la gente passava e
diceva: “Ma guarda quelli lì come fanno i cadetti,
ma guarda quelli lì come fanno i cadetti!”.

La cosa cominciava a prendere un po’ di
affumicaticcio tanto che provocò un decreto
ministeriale che limitava alla sola domenica
il fatto di dire: “Ma guarda quelli lì come fanno i cadetti”.
I ragazzi pur tuttavia consci di un effimero destino si
limitavano al fatto cauzionale e quindi optavano:
“La madre! Il padre!”.
Non c’erano, e cominciò a piovere un’acqua ma un’acqua
che veniva giù
e tutti dicevano: “Almeno andasse in su: ma va!”.
Un ingegnere che si trovava presente dice:
“La riparo io”, niente da fare, eppure era un
ingegnere giovane che aveva raggiunto la meta agognata,
l’agognata, ma non dev’essere così, no no.

Dice il comandante che farò una gran carriera
perché c’ho la spada gli speroni e la panciera
per quel piede dolce, saldo il cuor la mano lesta
e c’ho sta cassarola sulla testa

Quando nella mensa siamo tutti radunati
gli altri se ne stanno bene bene accomodati
mangiano seduti io soltanto sono quello
che mangia in piedi sopra uno sgabello

Quando vo per la città
tutti esclaman: “Guarda là
di quel corazziere se ne vede la metà!”

Quando alla rivista andiamo tutti equipaggiati
gli altri hanno i cavalli proprio veri e ben piantati
io di quei cavalli forse non ne sono degno
e c’ho un cavallo a dondolo de legno

Se vedi un elmo che cammina solo
salutalo e sollevalo dal suolo
che sotto mamma mia con gran piacere
ci troverai tuo figlio corazziere

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