Dari: l'alternativa ai talent show!

di admin

Chi ha sempre pensato ai dAri come la più classica delle boyband, fatta di tanta immagine e poca sostanza, si deve ricredere. Oggi in occasione dell’uscita del loro nuovo album "In Testa" abbiamo incontrato il gruppo che dopo mesi di lavoro e ricerca presenta un progetto musicale diverso dai precedenti al proprio pubblico. Senza troppi peli sulla lingua e con il solito look appariscente hanno dimostrato di essere completamente immersi nella musica, più decisi che mai a convincere chi li aveva fraintesti con il loro primo singolo di successo, Wale.

L’intervista

Ragazzi cosa c’è in più o in meno rispetto all’album precedente, Sottovuoto Generazionale?
Nello scorso disco parlavamo di ragazzi che han qualcosa dentro, hanno proprie idee e devono esprimerle. In questo nuovo album ribadiamo il concetto . Le cose veramente importanti vengono messe in coda, ma in realtà dovrebbero essere messe in testa e da lì il titolo.

E a livello sonoro cos’è cambiato?
Ora le batterie non sono più programmate come prima, il sound è volutamente ricercato ma non mancano le canzoni cantautoriali. Il nostro obiettivo è quello di fare musica elettronica con una band.

A proposito di band sembrate molto più uniti rispetto a prima…
Sì siamo stati 9 mesi sempre insieme, chiusi in studio giorno e notte a sperimentare, questo sicuramente ha rafforzato il nostro legame.

Cambieranno molto le vostre canzoni durante i live rispetto al cd?
Il disco è molto più live del precedente, ci teniamo molto a portare uno spettacolo energico in giro. Come diciamo spesso noi ‘Ci vogliono le palle per essere i dAri’, perchè abbiamo delle responsabilità, noi siamo stati fraintesi.

Cioè?
Wale ha colpito tutti, è stato un ottimo punto di partenza, abbiamo raccolto un pubblico molto ampio ma ora vogliamo che il nostro sogno si realizzi, cioè che la gente capisca davvero il nostro messaggio. Vogliamo essere una valida alternativa ai prodotti dei talent show, è un sistema sbagliato di fare musica quello. Vince il programma e non l’artista, sono tutti interpreti quindi artisti per metà, ogni anno chi ha vinto l’edizione precedente passa nel dimenticatoio. Che tristezza.

 

 

 

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