Doctor Sleep: la recensione del sequel di Shining con Ewan McGregor

di Federica Marcucci

Doctor Sleep è arrivato nelle sale qualche giorno fa, giusto in tempo per Halloween. Ecco che cosa ne pensiamo del film che, dopo più di quarant’anni, ci ha riportato dentro l’Overlook Hotel.

Quando la Warner propose a Stanley Kubrick di fare un film tratto da Shining di Stephen King il regista accettò, a patto che potesse cambiare quello che voleva. Il suo obiettivo non era dirigere un comune horror e, come sa chi conosce il film, Shining è tutto fuorché inscrivibile in un genere definito. Come si sa lo scrittore non fu mai felice di questo adattamento – come biasimarlo d’altronde, nessuno vorrebbe vedere così stravolta la propria opera. Negli anni ’90 produsse una miniserie televisiva del tutto dimenticabile e lasciò andare la luccicanza. Almeno fino al 2013, anno in cui pubblicò Doctor Sleep il sequel del suo romanzo del 1977. Lo stesso che Mike Flanagan ha voluto adattare per il grande schermo, scegliendo come protagonista un “luccicante” Ewan McGregor nei panni di Danny Torrance.

Il ritorno della luccicanza

Doctor Sleep segue le vicende di Danny Torrance (Ewan McGregor) ormai adulto e alle prese con i fantasmi del suo passato. Sarà lui a dover aiutare Abra (Kyliegh Curran) una ragazzina dotata di una luccicanza potentissima, contro il Vero Nodo: un gruppo di individui assetati del loro potere guidati da Rose Cilindro (Rebecca Ferguson). In questo viaggio Danny sarà nuovamente costretto a fare i conti con i fantasmi del suo passato, reali e non.

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Tra Stanley Kubrick e Stephen King

Doctor Sleep è un film che deve fare i conti con un’eredità non da poco. Da una parte ci sono due romanzi, figli di uno dei narratori contemporanei più famosi nel mondo, dall’altra c’è un film di uno dei registi che hanno rivoluzionato gli ultimi sessant’anni di cinema. Insomma, il rischio di cadere in fallo era altissimo.

Tuttavia il regista, complice anche una certa passione per i dettagli che non sfuggirà ai fan più accaniti (a partire dal vecchio logo della Warner, lo stesso di Shining) riesce a trovare il giusto equilibrio tra lo spirito di Kubrick e quello di King.

Chi conosce i romanzi e il film noterà diverse differenze, alcune necessarie per potersi riconnettere a livello visivo e tematico al film di Kubrick; tuttavia il risultato finale non disturba, al contrario ha un che di nostalgico e dà l’impressione che Doctor Sleep sia il punto esatto in cui il regista e lo scrittore siano finalmente riusciti a incontrarsi.

Il ritorno all’Overlook Hotel funziona, così come l’incendio finale che si riconnette all’epilogo inizialmente voluto da King nel suo romanzo, nonostante alcuni piccoli nei. Il punto più stridente è quello in cui Danny si ritrova faccia a faccia con suo padre, una scena gemella a quella del film di Kubrick. Un confronto necessario, ma che continua a caratterizzare Jack Torrance come personaggio negativo ormai inglobato dall’hotel. Ci sarebbe piaciuto una redenzione diversa per lui, ma forse per questo film è giusto così.

Shining aveva bisogno di un suo sequel cinematografico? Probabilmente no. Ma tornare dentro l’Overlook Hotel tra fantasmi e una sensazione di eterna ciclicità del tempo ha il suo grande fascino.

Avete già visto Doctor Sleep al cinema?

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