Chi sono i book bloc?

di admin

Li abbiamo visti sfilare a Roma il 24 Novembre, e ci hanno subito colpito. Avevano caschi e scudi ma non incutevano alcun timore e non erano gruppi delle forze dell’ordine. Allora chi erano? Nient’altro che ragazzi armati di scudi di polistirolo, in realtà copertine di libri giganti che recavano ognuno titoli di classici della letteratura. Studenti dell’Università La Sapienza di Roma che si facevano largo nella folla per raggiungere la sede del Senato armati solamente …di cultura.

I veri protagonisti della manifestazione
Con questa idea hanno dimostrato di essere gli unici e veri titolari della protesta. Non sono violenti, non  scatenano risse, non lanciano uova. Camminano sorreggendo la “Divina Commedia“, “Cent’anni di solitudine“, “Gomorra“, solo per citarne alcuni, ma mostrano orgogliosi anche la Costituzione . Vogliono dimostrare che il sapere e la conoscenza sono tutto quello che hanno e tutto ciò di cui hanno bisogno. Vogliono difendere la cultura, ultimo baluardo di una civiltà moderna che sta lentamente lasciando posto ai cinepanettoni, ai reality show e alle risse in tv.
Anche il nome book bloc (scelto per loro dal collettivo Wu Ming)richiama la forte contrapposizione ad un altro gruppo che fa parlare molto di sè in questi giorni: i black bloc e indica che le fila della cultura sono serrate, un’ unica catena umana compatta che sfida il potere e le istituzioni . Riescono ad essere molto seri e al contempo molto spiritosi perché immaginare la polizia intenta ad allontanarli a colpi di lacrimogeni o peggio manganelli restituisce un’immagine tragicomica di uno stato che prende a manganellate Dante Alighieri o Machiavelli.

Armi nuove per vecchi problemi

Forse gli studenti quando si sono ritrovati all’Università e hanno deciso di mettere in campo i loro scudi non si rendevano conto di essere innovativi. Gasparri non aveva ancora citato l’infelice paragone con l’aprile 1979, non erano stati ancora etichettati tutti come facinorosi. In un mondo in cui ormai tutto si discute su facebook, l’incontro di un gruppo di studenti all’interno della facoltà ha un sapore più vero e concreto. Si lavora fisicamente, si ritagliano rettangoli di polistirolo e si scelgono i titoli delle novelle più rappresentative per la vita e i ricordi di ognuno. Ecco finalmente un modo nuovo e concettuale di affrontare i disordini del nostro tempo. Come se ad un’abbuffata di cibo spazzatura si contrapponesse una dieta sana ed equilibrata. Sarcasmo, ragione e logica contro manganelli, chiusura mentale e generalizzazioni.

Modelli positivi nei giorni di tumulto

I prossimi giorni saranno molto “caldi. Probabilmente il Senato approverà il ddl Gelmini e le piazze si infiammeranno, cortei studenteschi e non solo (purtroppo) si riverseranno nelle strade per protestare contro lo stato che privatizza la cultura e taglia i fondi alle Scuole e alle Università. Ci auguriamo che i book bloc siano un esempio per tutti i manifestanti, siano essi studenti, ricercatori, docenti o lavoratori precari. Speriamo che i libri di polistirolo siano più forti delle molotov per far capire alle istituzioni che l’intelligenza non ha bisogno di armi per affermare se stessa. Se il “Don Chisciotte” di Cervantes combatteva valorosamente contro i mulini a vento i giovani protetti dai loro scudi di conoscenza non vedranno vanificati i loro sforzi se riusciranno a coinvolgere tutti gli altri manifestanti con la loro audace forma di protesta. Mentre scriviamo dall’università La Sapienza il pensiero book bloc si è diffuso in tutta Italia e all’estero. Da Londra sono arrivate notizie di studenti che hanno sfilato nelle vie del centro sfoderando scudi di gomma piuma per dire no all’aumento delle tasse universitarie. Questo sembra davvero il modo giusto.