“Coco Chanel”

di admin

«Qui qu’a vu Coco »  e « Ko-Ko-Ri-Co ». Queste le due frivole canzoncine che Gabrielle Chanel, classe 1883, cantò nel lontano 1905 al Caffè Concerto La Rotonde di Vichy e che, tornando al suo tavolo fra scrosci di applausi, le valsero il soprannome di Coco.
Da allora, quel simpatico nomignolo si è trasformato in una moda, passando per un impero e divenendo pian piano nel tempo, una legge in fatto di stile.

Seconda figlia di una coppia non sposata, Coco Chanel trascorse un’infanzia molto triste e umile. Affidata ad un orfanotrofio, imparò qui l’arte del cucito e del ricamo, dote che le fece trovare ben presto un lavoro di commessa presso un negozio di stoffe a Moulins. Grazie, poi, ad alcune conoscenze e alla relazione amorosa con un uomo facoltoso, l’ancora poco nota modista cominciò a muovere i primi passi nell’ambiente della moda come disegnatrice di cappelli, arrivando ad aprire l’ormai storico negozio “Chanel” in Rue Cambon 31 a Parigi.

Nel 1921 creò lo storico profumo Chanel n°5 (ricordate? Marilyn Monroe dichiarò di andare a letto la sera “indossando” solo due gocce di questa mitica fragranza che ancora oggi viene fabbricata seguendo la formula originaria: rosa di maggio, gelsomino di Grasse e presenza di aldeide n.d.r.) mentre nel 1929 venne terminata la sua linea di accessori fatta di borse, scarpe, gioielli, sciarpe e cinture.

La guerra però e la crisi economica, fecero crollare drasticamente le entrate della maison e, nel 1936, la stilista venne chiusa fuori dal suo atelier dalle sue stesse lavoranti entrate in sciopero. A quel punto si ritirò a Vichy e chiuse l’attività nel 1939 per poi rientrare nel mondo della moda solo nel 1954 (all’età di 70 anni!): fu nel corso di quell’anno che presentò la sua nuova collezione, una sfilata di creazioni incentrate prevalentemente sugli anni ’20. Il ritorno di mademoiselle Chanel fu salutato dalla critica come un colossale fiasco: naturale, perché nessuno capì che quegli abiti rappresentavano invece la moda futura, richiamando, nel bel mezzo degli anni ’60, alcuni aspetti dei ruggenti anni ’20! Solo una persona aveva intuito questa trasformazione e questo ritorno al passato, solo lei, Coco Chanel.

Fu proprio in questo periodo, infatti, che nacque il famoso tailleur. Era giunto finalmente il momento di liberare le donne dai corsetti e dalle stecche, di far indossare loro abiti larghi e comodi, di renderle indipendenti dagli uomini dando voce alle loro esigenze e cominciando a creare per loro, perché no, anche abiti da usare per lo sport. Ecco perché i tessuti preferiti dalla stilista si rivelano essere il tweed  e il jersey, che, intagliati nei tailleur, diventano un vero e proprio must. I colori prediletti, poi, sono, in realtà, dei non colori; parliamo del blu navy (blu scuro), beige e grigio, cromie che richiamano un certo tipo di mascolinità che, mischiata al tocco femminile, diventa uno dei principi cardine a cui Coco attinge per strabiliare entrambi i sessi.

Per tutte le donne, ancora oggi che la maison viene guidata dal tedesco Karl Lagerfeld, stilista in grado di rimanere fedele allo spirito di Coco, il nome “Chanel” costituisce un sinonimo di eleganza, raffinatezza e, soprattutto, emancipazione, conferendo sempre più importanza anche all’abbigliamento sul posto di lavoro: la giacca di taglio maschile abbinata ad una gonna diritta (o addirittura a dei pantaloni o all’intramontabile tubino nero) permette a tutte noi di esprimere sì le nostre capacità ma di mostrarci allo stesso tempo femminili e pur sempre, donne!

La bigiotteria, poi, ricopre un ruolo importantissimo nelle creazioni della stilista: si tratta di accessori vistosi (fra i quali spunta la storica camelia, fiore preferito da Coco) che vengono indossati per contrasto su abiti dalla linea pura e minimalista. Un tailleur di gabardine con un mix di fili di perle, lunghe catene dorate, pietre vere miste a false, cristalli che assumono l’apparenza di diamanti, l’immancabile cappellino portato un po’ “storto”, le scarpe bicolori con cinturino creata apposta per allungare la gamba e abbellire il piede, creano come per magia la donna Chanel, rendendola  ovunque riconoscibile di una firma e di uno stile che va oltre l’eleganza femminile affettata e carica di dettagli e tessuti: «togliere sempre e mai aggiungere», diceva sempre mademoiselle!

In cantiere, poi, per l’anno 2009, la realizzazione di un film interamente dedicato alla figura dell’eclettica Gabrielle, dal titolo appunto “Coco avant Chanel”; per interpretare il ruolo della stilista è stata scelta la tenera Audrey Tautou (ex Amelie Poulain) che speriamo riesca a dare luce e vita al personaggio di Coco, sicuramente una delle figure più complesse e poliedriche dell’intera storia della moda, una donna intuitiva e di carattere dal genio audace e precursore, dotata di una personalità così libera e disinvolta da incarnare una femminilità nuova  e rivoluzionaria.

 

 

 

 

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