La pillola dell'immortalità

di admin

Non devi temere la morte, devi temere una vita non vissuta".  Questo diceva uno dei protagonisti del film "Tuck Everlasting – Vivere per sempre", alla giovane Alexis Bledel, innamorata di un uomo immortale.

E di questo ha parlato il Papa ieri, ai ragazzi del Centro Giovanile San Lorenzo: di immortalità, di scienza e di qualità della vita. E il punto del discorso è proprio quello del vivere la vita nella sua completezza, con tutte le sue implicazioni.

Riferendosi alle recenti frontiere della medicina e della scienza, che permettono all’uomo di intervenire in ambiti delicati come quello dell’interruzione di vita e della morte sempre più dilazionata nel tempo, Benedetto XVI ci fa riflettere sulle implicazioni e sulle conseguenze delle nostre scelte etiche in in ambito medico-scientifico.

Si parla di aborto e di eutanasia, di coma, di malattia, di vite sempre più lunghe grazie ai progressi della scienza. Dice il Papa: "L’uomo, pur essendo parte di questo grande biocosmo, lo trascende: l’uomo è sempre uomo con tutta la sua dignità, anche se in stato di coma, anche se embrione. Ma se vive solo biologicamente non sviluppa e non realizza le potenzialità del suo essere che gli aprono nuove dimensioni"

Le potenzialità e le dimensioni di cui parla il Papa sono anzitutto la conoscenza, che nell’uomo, a differenza che negli altri animali, si identifica come una "sete di infinito", e l’amore:"Tutti aspiriamo a bere dalla stessa fonte della vita e per farlo ci affidiamo alla seconda dimensione della natura umana, che è l’amore".

Per quanti studi siano stati fatti sulla capacità umana di amare, infatti, questo sentimento che ci riempie e guida le nostre scelte rimane in gran parte un mistero di cui spesso non ci capacitiamo.
Ed è per questo che la nostra vita non si arricchisce veramente se penalizza la nostra capacità di amare.

Ecco perché Papa Ratzinger sottolinea: "scienza  e medicina rappresentano una grande lotta per la vita, ma non possono soddisfare il bisogno di eternità che è proprio dell’uomo, neanche se venisse scoperta la pillola dell’immortalità."

Pensiamo a come sarebbe una vita biologicamente infinita, senza una meta, senza una conclusione: "Avremmo un mondo invecchiato, un mondo che non lascerebbe spazio ai giovani, alla novità della vita. Non può essere quel tipo di immortalità, il bere dalla fonte della vita, che noi tutti desideriamo".

Ciò su cui vuole farci riflettere, in fondo, questo intervento di Benedetto XVI è la necessità di aspirare a qualcosa di più alevato delle salute fisica o del potenziamento biologico, invitandoci a riscoprire il nostro lato spirituale. Ciò significa cercare di realizzarsi come uomini e donne, che si completino, qui, adesso, nel tempo che ci è dato, nella situazione che ci è data, con tutti i "limiti" biologici del caso.

Anziché passare il tempo a cercare qualcosa di diverso da quello che già abbiamo, proviamo a scoprire chi siamo e a cosa aspiriamo, senza cercare di scappare dalle domande e dagli enigmi che troviamo sulla nostra strada, senza paura di aprirci a una realtà che ci trascende, e da cui ci sentiamo intimamente attratti.

Il Papa conclude invitandoci a non avere poura della morte, a credere nell’eternità, non tanto biologica ma soprattutto, spirituale, perché "L’unico vero farmaco dell’immortalità è l’eucarestia e la certezza di essere amati e rispettati da Dio, sempre"