Eurovision Song Contest 2017: recensione della finale del programma

di Claudia Lisa Moeller

Eurovision Song Contest 2017 è andata in onda ieri sera. Se avete seguito la nostra cronaca, saprete già chi ha vinto. Non è stato (purtroppo) Francesco Gabbani, ma noi ci occupiamo di cosa è stato mandato in onda per la grande finale dell’Eurovision. Appuntamento musicale sempre più sentito in Italia.

Io voglio personalmente ringraziare i dirigenti RAI. Grazie, grazie, grazie per averci tolto i DJ o Veejay che annoiatissimi commentavano la cerimonia. Sono, quindi, stati chiamati a commentare Federico Russo e Flavio Insinnia. Il primo è ormai il volto della RAI per qualsiasi programma che abbia a che vedere con la musica. Non poteva, quindi, mancare come commentatore della serata.

L’anteprima era stata ben concepita, ma un po’ troppo lunga. Il momento storico – didascalico poteva essere accorciato. Molto bello far parlare Tonina Torrielli e raccontare cosa significava subito dopo la guerra andare all’Eurovision. Lunghissima presentazione di Francesco Gabbani, il nostro rappresentante sul palco dell’edizione 2017. Giusto per ricordare, per chi non avesse vissuto in Italia negli ultimi mesi, chi ha vinto Sanremo 2017 e soprattutto la canzone che sentite ovunque: dal bar ai corsi di acqua gym.

Arriviamo anche ad uno dei momenti più deboli dell’introduzione. Per quanto io pensi che Flavio Insinna sia un ottimo conduttore, era davvero necessario girare per venti minuti (dell’Introduzione) con il costume da gorilla e molestarne uno vero allo zoo con grida? Un po’ troppo esagitato.

Un po’ un peccato che non sia più parlato, anche su altri media, la situazione attuale politica dell’Ucraina.

Stamani leggendo i commenti della delusione perché Gabbani non ha vinto, ho da aggiungere un paio di note. All’Eurovision vincono canzoni in inglese. Gabbani si è presentato con una canzone in italiano e soprattutto dal testo non facilissimo. Vi sfido a chiedere in giro, per esempio ad uno studente medio inglese o tedesco o bulgaro, chi sia Eraclito e cosa significhi il suo “panta rei”. Inoltre lo stile di Gabbani differisce con quello più “tradizionale” de Il Volo, arrivati secondi nel 2015, o di altri cantanti italiani di successo all’estero.

Un po’ un peccato che Francesco Gabbani non abbia indossato il suo maglioncino colorato, come fece a Sanremo, e solo le coriste. Simpatica che alla fine la scimmia “nuda” avesse il papillon.

Non capiamo, quindi, la delusione per il mancato podio: è arrivato molto in alto e ha avuto un grande riconoscimento per una canzone impegnata come la sua.

Infine ultimo fattore da tenere conto all’Eurovision è l’aspetto “politico” dei vincitori. Nelle ultime edizioni, e anche in quelle passate, è chiaro che vince la canzone o il paese che in quel momento è da premiare. Per esempio, nel 1982 Nicole cantava Ein bisschen Frieden e vinceva l’Eurovision con un messaggio di pace. Conchita Wurst aveva portato sul palco con la sua sola presenza le tematiche del mondo LGTQB e dichiarò dopo aver vinto: We are unstoppable!, Siamo inarrestabili.

Vince così una canzone jazz (in piena febbre di Lala Land), scritta e cantata da due fratelli, dal Portogallo. Uno degli ex paesi PIGS che dopo una crisi economica e diverse riforme sta risalendo. Dunque vittoria meritata. I due fratelli hanno dedicato la canzone al loro paese.

E tu cosa ne pensi di questa edizione dell’Eurovision Song Contest 2017?

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