Boris Pasternak: chi è il protagonista del doodle Google e le sue frasi più belle

di Federica Marcucci
boris pasternak

Oggi 10 febbraio Google celebra Boris Pasternak nato ben 131 anni fa a Mosca. Passato alla storia per aver scritto il famoso romanzo Il dottor Živago, Pasternak fu anche poeta e autore di altre opere che lo resero un autore molto diverso rispetto ad altri suoi contemporanei.

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Chi era Boris Pasternak

Nato in una famiglia di intellettuali, Boris Pasternak studiò musica e si laureò in filosofia conservando sempre un approccio “mistico” nei confronti della realtà. Anche quando la Rivoluzione d’Ottobre sconvolse il suo paese, lui non parlò mai di politica in modo diretto. Un atteggiamento che non piaceva ai suoi contemporanei e a causa di cui fu sempre additato come “traditore”, soprattutto quando nel 1958 gli fu assegnato il Nobel per la Letteratura che, proprio per motivi politici, fu costretto a rifiutare.

Lo scrittore morì nel 1960.

Quella di Boris Pasternak è una personalità complessa che merita di essere ricordata non solo oggi. Chiunque ami leggere ritroverà nel suo capolavoro Il dottor Živago ciò che rende grande la letteratura: un racconto in cui amore, storia, cambiamenti sociali si intrecciano in modo magistrale.

Queste le frasi più belle del romanzo:

Credo che non ti amerei tanto se in te non ci fosse nulla da lamentare, nulla da rimpiangere. Io non amo la gente perfetta, quelli che non sono mai caduti, non hanno inciampato. La loro è una virtù spenta, di poco valore. A loro non si è svelata la bellezza della vita.

L’uomo nasce per vivere, non per prepararsi alla vita.

La politica non mi dice nulla. Non mi piacciono gli uomini indifferenti alla verità.

La vita, se volete saperlo, è un elemento che continuamente si rinnova e rielabora da sé, che da sé si rifà e si ricrea incessantemente, sempre tanto più alta di tutte le nostre ottuse teorie.

Il dono dell’amore è come ogni altro dono. Può essere grande quanto vuoi, ma non si rivelerà mai senza illuminazione. Con noi invece, è come se ci avessero insegnato a baciarci in cielo e poi, ancora fanciulli, ci avessero mandati a vivere sulla terra, contemporaneamente, perché mettessimo alla prova l’uno con l’altro questa capacità. È l’apice di una compatibilità senza gradazioni, in cui nessuno è superiore o inferiore, un’equivalenza di tutto l’essere, con tutto che genera gioia, con tutto che si rianima.