Un altro mondo: per Silvio Muccino buona la seconda

di Laura Boni

Devo confessare che ero molto scettica rispetto al nuovo film di Silvio Muccino, Un altro mondo, nelle sale da oggi. E i primi dieci minuti non fanno ben sperare, ma nel proseguo è tutta un’altra storia… Questa è la seconda prova da regista per lui dopo il deludente Parlami d’amore del 2008. L’equazione è la stessa: la pellicola è sceneggiata/diretta/interpretata da Silvio, scritta a due mani con Carla Vangelista, autrice dell’omonimo libro (come in Parlami d’amore), ma il risultato è completamente diverso! Muccino fà un salto di qualità nelle tecniche e nel gusto della regia, il testo è molto meno denso e oltremodo drammatico, ma lineare, scorrevole ed emozionante. La vera chicca del film, però, è il piccolo protagonista Michael Rainey Jr, “un ragalo” come lo definisce Silvio, che è la chiave di svolta di tutto il film.

Un altro mondo:

Muccino si presenta alla conferenza stampa con abiti ed atteggiamento di uno che è uscito a comprare  il pane; è simpatico, scherzoso, esuberante e con una parlantina molto apprezzatadai giornalisti. Il produttore raccomanda niente domande personali. Lo spettro della lite col fratello7 mentore è nell’aria. Con lui il cast quasi al completo (Greta Scacchi è bloccata a Londra dalla neve): una bellissima Isabella Ragonese, che rimprovera i fotografi che fischiano ammirati al suo arrivo: “Niente fischi per favore, non siamo tra camionisti”. La raggiante Maya Sansa (La pecora nera) e il piccolo attore afroamericano Michael Rainey Jr, accompagnato dalla mamma Shona e il peluches del film Fishandchips. Silvio è un fiume in piena. Parla a macchinetta e racconta con grande entusiasmo il suo film. Ci ha lavorato per tre anni. “Era un film rischioso, pericoloso e mi esponeva a molti problemi”. Il primo è il protagonista Andrea che per molto tempo non ha avuto un volto perchè Silvio non se l’è sentita subito di interpretarlo. Poi doveva dirigere un bambino, straniero, in italiano, ma è proprio per il suo giovane protagonista che spende le parole più lusinghiere: “Anche se questo bambino è un genio e si dirige da solo, è sempre un bambino. Michael per fortuna non è un bambino di Hollywood con agente e ufficio stampa, è un bambino vero. Il lavoro che ho dovuto fare è stato stimolarlo continuamente, stimolare in lui delle vere reazioni e questo ha risolto tutti i miei problemi perchè mi ha imposto di lavorare con l’improvvisazione, l’apertura (…)molte delle scene con lui sono state completamete riscritte, in fase di lavorazione” continua “Questo bambino ha fatto questo film: è stato la chiave di volta per capirlo e per me di lavorarci”.

Scoprendo l’Africa:

Il secondo dubbio di Muccino era l’Africa. Il regista romano voleva raccontare il paese in modo dignitoso e non penoso. L’ottimo risultato che vediamo nel film è stato ottenuto grazie all’incontro con il medico Gianfranco Morino, che opera da 25 anni in uno slum in Kenia e che ha mostrato al cast la sua Africa.  L’altro punto di forza della pellicola oltre a Michael è il cast di “super donne” presenti nel cast, “sono le donne le vere protagoniste, quelle che nel corso della storia compiono il cambiamento più grande” dice Silvio. Tra le sue donne c’è Isabella Ragonese che racconta della sua prima esperienza a lavorare con un regista che è anche intereprete: “E’ la prima volta che lavoravo con un regista che è anche attore e quindi mentre si giravano delle scene e lui ti guarda e dice STOP! E’ stato molto strano e difficile, ma lui è una persona che ha un entusiasmo che è impossibile non esserne conquistati“, sooride “E’ un regista che sa quello che vuole. Abbiamo parlato molto del personaggio, anche discussioni nel senso positivo, costruttivo, perchè stavamo creando qualcosa insieme. ”

Alla domanda che gli chiede se si fosse accorto che Un altro mondo fosse migliore del precedente Silvio muccino risponde: “Se non avessi creduto sin dall’inizio che questo film fosse stato migliore di Parlami d’amore, non l’avrei nemmeno fatto. Ci troviamo qui a parlarne a tre nni di distanza perchè mi sono dedicato molto alla cura di ogni dettaglio di questo film, amo molto il libro di Carla e amo raccontare storie. Sono sempre alla ricerca di belle storie da raccontare”.