Sound of metal: la recensione del film candidato agli Oscar

di Federica Marcucci
sound of metal

Candidato a 6 Premi Oscar, Sound of metal è un viaggio sensoriale – attraverso i suoni, in cui il protagonista va alla ricerca di un nuovo io dopo aver scoperto di star perdendo progressivamente l’udito.

Sound of metal è diretto da Darius Marder ed è disponibile su Prime Video.

La trama del film

Il batterista metal Ruben comincia a perdere l’udito. Un medico gli dice che peggiorerà e lui crede che la sua carriera e la sua vita siano finite. La fidanzata Lou porta l’ex tossico in un centro di riabilitazione per sordi, sperando di evitargli una ricaduta e di aiutarlo ad adattarsi alla nuova vita. Dopo essere stato accolto, Ruben deve scegliere tra la nuova normalità e la vita che conoscenza.

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Il suono del silenzio

The sound of silence, cantavano Simon & Garfunkel. Ma qual è il suono del silenzio, soprattutto per una persona che ha fatto del suono il suo lavoro e ragione di vita?

Sound of metal parte da qui, presentandoci Ruben che gira gli Stati Uniti in van con la sua ragazza. Batteria e chitarra, i due non sono solo una coppia ma anche un duo metal, almeno finché Ruben non inizia a perdere progressivamente l’udito.

Lontano dalle metropoli che spesso fanno da sfondo alle storie con protagonista la musica, il film si perde tra i piccoli anfratti della provincia americana, soffermandosi su scorci di campagna. Luoghi che si perdono nel tempo e nello spazio, in cui Ruben prova a ritrovare se stesso in una comunità per sordi.

Tuttavia anche in questo caso il film prende direzioni inaspettate, facendo in modo tale che il protagonista possa commettere i propri errori per comprendere davvero qual è la nuova strada da percorrere.

Accettare i propri limiti per capire le proprie potenzialità

Sound of metal è un film che fa male, ma che racchiude in sé un messaggio potente: quello dell’amore per la vita, nonostante tutto. Sebbene guardandolo possano tornare alla mente dozzine di film, Sound of metal non somiglia a nessuno di questi.

Non è una storia in cui il protagonista ritrova se stesso grazie a qualcun altro, che si tratti di un’amicizia o di una relazione amorosa. Ruben per tutto il tempo è solo, anche se in compagnia, e solo attraverso i suoi innumerevoli errori comprenderà che cosa fare, ma soprattutto capirà quanto sia importante l’amore per se stessi e che i limiti nascondo sempre potenzialità, anche se in un primo momento non ce ne rendiamo conto.

Suoni metallici

In questo l’incredibile lavoro sul sonoro contribuisce a dare al film un valore aggiunto, che ci permette di entrare nella mente e nel cuore del protagonista. Comprendiamo perfettamente il suo sgomento per la perdita dell’udito e insieme a lui nutriamo speranza per l’operazione tanto desiderata.

Senza sapere però che il suono metallico (da qui il gioco di parole) che restituiscono gli apparecchi per l’udito, non potrà mai avere la stessa essenza di uno dei suoi pezzi metal.

E così non possiamo che gioire insieme a Ruben di quel suono del silenzio finale, in una sequenza che sicuramente entrerà di diritto tra quelle più belle del cinema contemporaneo.