Seppellimento dei bimbi non nati: intervista a don Gagliardini

di admin

Qualche mese fa Ginger aveva lanciato la proposta di una petizione per il seppellimento dei bimbi non nati, ricordate? Tutte le vostre firme sono state inviate qualche settimana fa al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e al Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Intanto però vogliamo riprendere l’argomento, parlandone con chi si occupa quotidianamente di questa bella iniziativa. Intervistiamo allora don Maurizio Gagliardini, fondatore e presidente dell’Associazione Difendere la Vita con Maria, presente con numerose commissioni locali in tutta l’Italia settentrionale. Brevissima considerazione personale: osservate la prima foto dell’articolo, a destra, tratta dal sito dell’associazione: non vi fa pensare una piccola lapide senza data di nascita, ma solo di morte?

Innanzitutto come e quando è nata la vostra associazione e con quali finalità?
Come movimento spontaneo all’indomani della promulgazione dell’Enciclica Evangelium Vitae di Giovanni Paolo II, come associazione privata di cittadini il 29 settembre 1999 e come associazione ecclesiale, invece, accolta dal Vescovo di Novara, Mons. Renato Corti, il 3 marzo 2003.

Come operate in concreto, quali iniziative promuovete?
Vogliamo essere un soggetto pastorale e perciò il nostro lavoro si svolge nell’ambito ecclesiale, nelle parrocchie, nelle Diocesi. Le iniziative sono volte a promuovere la cultura della vita e quella generale mobilitazione delle coscienze auspicato da Giovanni Paolo II come urgente, a cominciare dalla comunità cristiana (E.V. 95). Accanto a questo aspetto c’è anche quello più spirituale: la preghiera per la vita (E.V. 10; Atti Preghiera Universale per la vita Ed. Vaticana). L’Associazione si dedica da sempre anche alla promozione dello Statuto dell’embrione umano come soggetto di diritto perché sia accolto e amato e anche perché gli sia riservato l’onore e la pietà nel caso muoia prima di nascere, fin dal concepimento, con il seppellimento (Appello da Guadalupe Atti Ed. Vaticana). Per quanto concerne l’aborto volontario privilegiamo l’azione educativa dell’informazione e della prevenzione. Vedi nel sito la sezione intitolata “Difendere la vita nel cuore e nei progetti dei ragazzi e dei giovani”. Vogliamo aiutare i giovani a scoprire la bellezza e la gioia della vita affettiva e relazionale nella generosità e nella responsabilità.

Informazioni dettagliate e concrete sul seppellimento dei bambini non nati potete trovarle nell’omonima sezione del sito

A febbraio il nostro sito, Ginger Generation, ha lanciato una petizione proprio per il seppellimento dei bambini non nati. Qual è la vostra esperienza a riguardo?
Il seppellimento dei bambini non nati è un atto dovuto a questi nostri fratelli più piccoli, i più poveri e indifesi fra tutti. È un atto di grande consolazione per le famiglie e le mamme soprattutto, è anche la strada vera per una umana gestione del lutto che sola può guarire la profonda ferita per la perdita di un bambino sia per cause di morte naturale, sia per cause di aborto volontario.

Mi ha colpito un commento all’articolo che lanciava la proposta della petizione, che criticava il fatto di "sprecare soldi" per queste sepolture, ritenendo che "l’uso migliore che si possa fare di un cadavere sia concimare i campi dei vivi e in questo modo aiutarli". Come risponderebbe lei a questa forte obiezione?
La cultura cristiana concepisce l’uomo come persona e riconosce, perciò, al corpo e all’anima la stessa identica dignità ed è proprio questa dignità a distinguere l’uomo come superiore a ogni altro essere, siano le galassie dell’universo, siano gli esseri più semplici della terra.

Quali sono le difficoltà che incontrate nel vostro operato? Come la gente, soprattutto le donne e i giovani, recepiscono le vostre iniziative? Riscontrate una certa sensibilità riguardo a queste tematiche?
Nei giovani che si aprono senza pregiudizi all’ascolto e al dialogo, riscontriamo grande interesse.

Le è mai capitato di conoscere più da vicino la vita di donne che hanno abortito volontariamente o spontaneamente? Può raccontarci qualche episodio?
Su questo argomento potrei raccontarti “infinite” storie di grande dolore e sofferenza, di rammarico, anche di disperazione. Le donne che hanno abortito per cause naturali, ritrovano la serenità se circondate di affetto. Le donne che hanno interrotto volontariamente la gravidanza in un certo senso sono “morte” con il loro bambino. Queste donne hanno bisogno di tanto aiuto perché in un momento difficile si sono trovate sole. La Chiesa si mette al loro fianco per aiutarle a ritrovare la speranza. C’è poi una “categoria” di donne quasi irrangiungibili umanamente nella loro tristezza e disperazione: le donne che hanno abortito per ambizione, nella banalità e superficialità, per motivi futili. Queste donne, apparentemente, all’inizio non hanno sofferto, ma con il passare del tempo e in mutate circostanze della vita si trovano ad affrontare profondi sensi di colpa e gravissime frustrazioni.

Difficoltà a parte, quali ritiene siano state le vostre "vittorie" in questi anni?
Anche qui il racconto potrebbe essere interminabile. Un fatto per tutti che mi ha colpito e anche fatto sentire tanta pena e commozione: su di una piccola tomba nel campo dei bambini non nati, ho trovato un giorno una bellissima rosa pregevolmente confezionata con un biglietto dove c’era scritto: “Perdonami, la tua nonna”.

Quale compito può avere una giovane sensibile a queste tematiche all’interno dell’associazione? Come può diventare vostra volontaria?
Questa è la domanda più importante: ho un progetto per voi meraviglioso, si intitola così: “Shemà Israel! Ascolta, devi sapere!".

Per saperne di più sull’associazione: http://www.advm.org/

Immagini tratte dal sito dell’associazione

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