Il presidente Mattarella mette fine all’alleanza Lega e M5S: che accadrà?

di Claudia Lisa Moeller

Il premier Guseppe Conte ha rimesso l’incarico stasera verso le 20. Dopo un faticoso parto, Conte doveva essere il nome che avrebbe messo d’accordo Lega e Movimento 5 Stelle. Nominato il 23 tra polemiche e scoop sul proprio curriculum, il 27 si è dimesso. Nemmeno cinque giorni di passione per Conte che lo rendono uno dei Premier più corti della storia. Se ne è andato lasciando per poco più di mezz’ora col fiato sospeso tutta l’Italia. Come mai? È lui che molla o c’è stato qualcos’altro?

Il Presidente Mattarella ha poi spiegato che egli ha rifiutato la lista di nomi dei ministri presentategli. Proprio per i motivi già detti negli scorsi giorni: ha messo il veto su il nome Paolo Savona al Ministro per l’Economia. Nei giorni scorsi il Presidente aveva già espresso i suoi dubbi in merito, egli aveva già detto che bisognava dare segnali forti all’Unione Europea di coesione e di collaborazione. Scegliere un ministro che aveva accusato uno dei paesi EU di proseguire una politica ed egemonia nazista era troppo. Inoltre le posizioni di Savona contro l’Euro aveva già fatto sprofondare lo spread.

In questi giorni le perplessità di Mattarella erano note. Il duo Di Maio – Salvini avevano, invece, confermato il nome e sostenuto che o lui o niente. Non accettavano critiche e lo avevano difeso a spada tratta. La conclusione è stato un prevedibile strappo. Conte si è dimesso, Mattarella ha confermato che non si può scegliere un ministro che mette in crisi la posizione dell’Italia nell’Unione Europea ricordando la paternità italiana nella nascita della UE.

Ha anche ricordato Mattarella che se si fosse scelto un ministro poco rassicurante per la UE, sarebbe salito lo spread. Salito lo spread, ciò avrebbe causato una speculazione finanziaria sui titoli italiani. Tradotto per le tasche di tutti: sarebbero saliti gli interessi per i mutui (fino al 20% in più come successo prima di Monti).

Mattarella nel suo discorso ha anche ricordato che l’Euro e la sua eventuale fuoriuscita sono stati solo ora nell’ultimo periodo temi caldi e centrali. Se si vuole parlare di abbandonare l’Euro, ha ricordato Mattarella, bisogna parlarne seriamente e non minacciare gli altri paesi membri EU.

Va anche detto che il tema è da un po’ di tempo sia nella bocca della Lega, sia del Movimento 5 Stelle (con sentimenti alterni in merito), ma non era stato il tema principale della campagna elettorale 2018. M5S aveva incentrato, infatti, la propria campagna sul reddito di cittadinanza, mentre la Lega (insieme a Forza Italia e Fratelli d’Italia) erano incentrati sui temi della sicurezza nazionale e l’abbassamento delle tasse.

La fuoriuscita dall’Euro è stato un tema dell’ultima ora, per alcuni maliziosi cavallo di Troia per rompere l’appena nata e già morta alleanza tra Lega e Movimento 5 Stelle. Era ovvio che un Presidente non potesse accettare questo nome e questa anche solo remota possibilità. Per alcuni sarebbe proprio Salvini, il genio maligno di questo intrigo, che avrebbe ben capito che un’alleanza con il Movimento gli avrebbe inimicato il suo elettorato, pertanto avrebbe buttato sul tavolo un tema scottante e che avrebbe fatto naufragare la trattativa.

Queste sono tutte teorie e speculazioni. Sta di fatto che il Presidente aveva espresso le sue riserve su Savona e così ha confermato che proprio su quel nome è avvenuta la spaccatura.

Nel frattempo dal Movimento 5 Stelle arriva l’accusa di impeachment, ovvero imputazione, e sarebbe il processo per destituire il Presidente perché ha abusato della sua carica. Nel caso di Mattarella, però, rimane difficile procedere con l’accusa perché egli ha svolto una delle (poche) competenze e poteri che ha. Accettare o rifiutare il governo è la funzione cardine del Presidente che è per l’Italia non solo rappresentante, ma deve conferire il mandato del governo.

Le opzioni ora davanti al Presidente sono due. O formare un governo tecnico (Cottarelli è stato convocato) o tornare alle elezioni. Per la seconda opzione si esclude di andare alle urne prima di luglio: i tempi sono troppo stretti.

Infine i sostenitori del governo che mai fu (e anche Di Maio) urlano al complotto. I finanzieri, i banchieri di Bruxelles e non solo avrebbero sabotato la scelta democraticamente eletti. Se mai si tornerà al voto, bisognerà prepararsi ad una retorica e attacchi alle istituzioni ree di aver chinato il capo ai poteri esterni e soprattutto quelli finanziari. Salvini ha anche arringato i suoi sostenitori difendendo la scelta di Savona e chiedendo nuove elezioni.

E tu cosa ne pensi delle parole di Sergio Mattarella?