I, Tonya: la recensione di GingerGeneration.it del film con Margot Robbie

di Federica Marcucci

“Tonya Harding, my star/Well this world is a cold one/But it takes one to know one/And God only knows what you are”. Così recita la canzone dedicata all’omonima pattinatrice pubblicata lo scorso dicembre dal cantautore Sufjan Stevens, noto al grande pubblico per la colonna sonora di Chiamami col tuo nome.

Guarda il trailer del film:

Un soggetto difficile, controverso quello di Tonya Harding che, tuttavia, il film I, Tonya riesce a raccontare in modo inedito e soprattutto senza filtri. Merito di un’accurata ricostruzione, dalla vicenda in sé ai dettagli (basti pensare ai costumi, identici a quelli realmente indossati dalla Harding), messa a punto dalla regia incalzante di Craig Gillespie.

Il tutto movimentato dall’incredibile interpretazione di Margot Robbie, la quale è stata in grado di calarsi nei panni di un personaggio complicato quanto sofferente. La storia di Tonya Harding è quella di una giovane donna arrabbiata, disposta a tutto pur di farsi accettare. Ma anche di comprare, almeno dal proprio pubblico, quell’affetto mai ricevuto dalle persone a lei più vicine. Dalla madre, insoddisfatta e brutale, al marito violento.

Un’esistenza consumata sulla pista da ghiaccio, non con troppa grazia ma senza dubbio con un talento mai compreso davvero. Una carriera stroncata da uno sbaglio grave che Tonya è colpevole di non aver fermato. In questo senso I, Tonya vuole raccontare il volto di un’America che sceglie i propri eroi ed eroine basandosi su standard mai troppo reali. La rabbia della pattinatrice così non è giustificata, ma diventa comprensibile.

Il film è interessante proprio per questo: la volontà di raccontare una storia a prescindere da giudizi morali, lasciando poi allo spettatore la libertà di scegliere cosa pensare di quella che, una ventina di anni fa, era la donna più odiata del mondo. Ma l’unica in grado di eseguire un triplo axel.

Che cosa ne pensate di I, Tonya? L’avete già visto?